La “SaaSpocalypse” – il rischio che l’AI generativa e gli agenti autonomi riducano drasticamente il valore di molte applicazioni SaaS tradizionali – potrebbe non arrivare. O, almeno, non nella forma di uno tsunami che travolge indistintamente software e servizi IT.

È la fotografia che emerge dal Forrester AI Disruption Model, ricerca pubblicata da Craig Le Clair e Ted Schadler, VP e principal analyst di Forrester, con il contributo di altri analisti della società.

Il modello prende in esame oltre 200 mercati tecnologici e di servizi, aggregati in 17 categorie e prova a rispondere a una domanda che molti CIO si stanno ponendo: “che cosa succederà al portafoglio tecnologico dell’impresa quando applicazioni AI e workflow agentici saranno utilizzati su larga scala?”

La risposta divide il mercato in quattro aree:

  • Disrupted, quando l’AI può automatizzare o sostituire il problema che quel mercato risolve.
  • Accelerated, quando l’AI aumenta la necessità di quella tecnologia.
  • Contested, quando costringe fornitori e prodotti a cambiare.
  • Neutral, quando produce effetti relativamente limitati.

Il risultato mette un po’ in discussione l’idea di un unico impatto per il settore tecnologico.

La metodologia, come leggere i punteggi

Forrester valuta ogni mercato su una scala continua compresa tra -2 e +2:

  • -2 indica una forte pressione disruptive: l’AI può sostituire in misura significativa il prodotto, il servizio o il lavoro venduto da quel mercato;
  • 0 indica un impatto complessivamente neutrale;
  • +2 indica una forte accelerazione: la diffusione dell’AI aumenta la domanda per quel mercato o rende i suoi prodotti più necessari.

Le quattro etichette qualitative di cui sopra derivano da questa posizione lungo la scala:

  • Disrupted, per i punteggi negativi;
  • Neutral, per i valori vicini allo zero;
  • Contested, quando l’AI impone una trasformazione significativa ma non determina ancora né una chiara sostituzione né un’accelerazione netta;
  • Accelerated, per i punteggi positivi.

Il punteggio di ciascun mercato viene costruito valutando nove driver, anch’essi su una scala da -2 a +2.

I punteggi dei singoli mercati vengono poi aggregati per ottenere il valore della categoria. In termini semplificati, il punteggio di una categoria è la media dei punteggi dei mercati che la compongono, non la somma dei valori. Per questo una categoria può avere un punteggio medio positivo anche se al suo interno esistono mercati neutral o contested, e viceversa.

Tre vincitori: infrastrutture, dati e sicurezza dell’identità

Che cosa emerge dall’analisi? La parte più solida della mappa si trova negli strati sottostanti alle applicazioni. Sono le tecnologie sulle quali poggia il funzionamento dell’AI, le fondamenta dell’intelligenza artificiale.

Infrastructure ottiene il punteggio composito più alto delle 17 categorie analizzate, 1,19, ed è l’unica macro-categoria classificata interamente come “accelerated”: 11 dei suoi 13 mercati ricadono in questa fascia. Considerando le sorttocategorie, Forrester assegna punteggi particolarmente elevati ai public cloud platform globali (1,72), ai servizi di data center colocation (1,60) e ai sovereign cloud platform (1,58).

Seguono Data and AI, con un punteggio di 1,01 e 18 mercati accelerati su 20, e Identity, Access and Network Security, a 0,80, dove 13 mercati su 14 sono accelerati e il restante è contested.

Al di là dei numeri, la crescita degli agenti AI ha forti implicazioni sulle architetture enterprise. Ogni agente richiede risorse, dati e infrastrutture per operare, ma soprattutto deve essere gestito come un nuovo attore dell’ecosistema digitale: con una propria identità, permessi ben definiti e regole chiare su ciò che può fare e non fare.

Anche il modello commerciale conta. I servizi infrastrutturali venduti a consumo beneficiano dell’aumento dei workload AI senza dipendere dal numero di dipendenti che se ne servono ed è una differenza destinata a pesare rispetto al tradizionale licensing per utente.

I veri beneficiari stanno sotto le applicazioni

Di fatto, a beneficiare maggiormente della crescita prodotta dall’AI sono i fornitori meno “visibili”, quelli che costruiscono le fondamenta per capirci.

Forrester definisce i mercati accelerated come quelli che vendono, in sostanza, i “picks and shovels” degli AI workload: infrastruttura, dati, modelli sui quali funzionano i workflow agentici. Al crescere del numero di agenti, cresce anche il consumo delle risorse sottostanti.

Si pensi al caso dei dati: data lakehouse, foundation model, data fabric sono collocati nello stesso strato necessario ad alimentare e controllare sistemi autonomi. I data lakehouse raggiungono 1,42, gli AI foundation model 1,34, le data fabric solution 1,14. Per Forrester questa posizione è giustificata da tre fattori: pricing a consumo, “data gravity” che innalza i costi di sostituzione e crescente importanza di governance, lineage e protezione delle informazioni.

La stessa logica si ritrova nella cybersecurity. Ogni agente deve essere identificato, autenticato e autorizzato prima di poter agire sui sistemi aziendali. Nella categoria Identity, Access and Network Security, Forrester cita tra i mercati accelerati i bot and agent trust management software (1,12) e le soluzioni di OT security e gli enterprise firewall, entrambi a 0,92. Alla pressione tecnologica si sommano inoltre i requisiti regolatori, dall’AI Act europeo a NIS2 e DORA.

In sintesi, infrastrutture, data management e sicurezza di accesso e identità sono i settori che beneficeranno maggiormente dalla crescita dell’AI.

Dove l’AI sostituisce lavoro, aumenta la pressione

All’estremo opposto della classifica si collocano i mercati in cui una quota significativa del valore economico continua a dipendere dal lavoro umano.

Growth and transformation services registra il punteggio peggiore fra le 17 categorie, -1,12: tutti i 17 mercati considerati risultano disrupted. Technology services arriva a -0,81, mentre Application development and software si ferma a -0,71.

In effetti, se il prodotto venduto è costituito in larga parte da ore di lavoro dedicate a scrivere codice, produrre contenuti, tradurre, effettuare test, documentare o svolgere attività ripetitive, l’AI può comprimere direttamente il volume di lavoro necessario (al netto del controllo a posteriori).

Tra i segmenti maggiormente esposti Forrester indica localization services, marketing creative and content services e sales training services, tutti con un punteggio di -1,24.

L’impatto tocca anche altri servizi tecnologici. Le attività di implementazione legate ad esempio a Oracle, Salesforce, SAP hanno tutte un punteggio di -1. Restano maggiormente protette attività con competenze specialistiche, vincoli regolatori oppure legami con asset fisici, come alcuni servizi cybersecurity e di product engineering.

Questo, secondo Forrester, non equivale alla scomparsa della consulenza: i servizi di AI consulting sono classificati disrupted con un punteggio di -0,54. Le imprese avranno ancora bisogno di supporto per scalare le trasformazioni AI, ma i provider dovranno utilizzare essi stessi piattaforme e strumenti agentici per cambiare modalità di delivery, costi e modelli. La domanda può quindi rimanere sostenuta mentre diminuisce il valore del tradizionale modello basato sulle ore uomo.

Sviluppo software: l’AI entra nella catena del valore

Un’altra area da osservare è quella degli strumenti di sviluppo. Application Development and Software comprende 19 mercati e raggiunge un punteggio composito di -0,71: 16 risultano disrupted.

Forrester colloca tra i segmenti più esposti i software per la gestione delle traduzioni e le piattaforme di gestione del portafoglio progetti, entrambi con un punteggio di -1. Anche gli strumenti più vicini al ciclo di sviluppo risentono della pressione: dalle piattaforme di test automatico del software (-0,72) alle soluzioni di generazione del codice e sviluppo low-code (-0,68)..

Un fenomeno analogo compare nella business intelligence. La categoria Analytics and Business Intelligence rimane complessivamente neutral, a -0,35, ma le BI platform scendono a -0,96 e le customer analytics technologies a -0,66. L’interfaccia conversazionale e la sintesi dei dati attraverso i modelli possono assorbire parte del lavoro oggi svolto attraverso dashboard costruite manualmente e reporting tradizionale.

Il software enterprise non scompare: deve cambiare

La situazione è diversa per le grandi applicazioni corporate. La categoria Business Applications, che comprende ERP, CRM, HCM e piattaforme verticali, ottiene un punteggio di 0,10 e viene classificata come contested. Dei 23 mercati analizzati, 13 sono contested e 10 neutral; nessuno raggiunge ancora la fascia accelerated.

Qui entrano in gioco “difese” che gli strumenti più leggeri non hanno: integrazioni, personalizzazioni, contratti pluriennali, ecosistemi di partner e vincoli normativi rendono costosa la sostituzione dei grandi system of record. Forrester assegna infatti alla categoria un punteggio di 1,61 sul driver switching cost.

ERP e altre piattaforme core rimangono quindi al loro posto mentre cambia ciò che accade sopra di esse. Gli agenti AI possono infatti diventare il nuovo punto di accesso attraverso cui utenti e sistemi interagiscono con dati e processi aziendali. In altre parole, i sistemi che custodiscono informazioni e transazioni continuano a svolgere il loro ruolo, mentre una parte crescente dell’interazione viene demandata a un nuovo livello di servizi agentici.

Qui il modello di licensing per utente mostra i suoi limiti. Forrester considera il licensing basato sugli utenti un driver di disruption perché lega i ricavi al numero di utenti che utilizzano direttamente il software. Se una parte del lavoro viene eseguita da agenti senza interfaccia umana, quel legame si indebolisce. Al contrario, i modelli tariffari basati sul consumo effettivo o sui risultati ottenuti appaiono meglio attrezzati per affrontare questa transizione.

Per i CIO cambia la domanda da fare ai fornitori

Secondo Forrester, nei prossimi cinque anni, con l’adozione su larga scala di AI e workflow agentici, il portafoglio tecnologico delle aziende sarà sensibilmente diverso. Alcuni provider perderanno importanza, mentre crescerà quella dei sistemi che ospitano, alimentano o governano gli agenti.

Per un CIO, la classificazione non suggerisce di abbandonare automaticamente un prodotto perché appartiene a una categoria disrupted. Offre piuttosto una griglia con cui sottoporre a verifica le scelte di sourcing. Quanto fatturato del fornitore dipende dalle licenze per utente? Quanto della funzione acquistata può essere svolto direttamente da un modello o da un agente? Quali dati proprietari, integrazioni, asset fisici o vincoli normativi difendono il prodotto? Il vendor sta investendo in capacità AI-native oppure protegge soprattutto la propria base installata? Il pricing sta seguendo il passaggio dal lavoro umano al consumo delle macchine?

La mappa di Forrester suggerisce un cambio di prospettiva. La competizione dell’era agentica potrebbe giocarsi meno sulla quantità di AI visibile dentro ogni applicazione e molto di più su chi controlla gli strati che gli agenti non possono bypassare: computing, dati, identità, governance e sicurezza. Per i CIO la questione diventa allora capire, prima di firmare il prossimo contratto pluriennale, quale parte dello stack continuerà a produrre valore quando a usare il software non saranno più soltanto le persone.


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Vincenzo Zaglio

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