Caos delle opposizioni alla deriva: tra chi frena e chi sospende il giudizio, Speranza teme l’autogol e propone «un neo diciottenne o un anziano partigiano» come candidato leader, con Gori che lo smentisce, mentre Delrio difende Elly e Picierno attacca su tutta la linea. E la fiera delle smentite e dei dispetti tra Pd e alleati sgretola l’alleanza prima ancora di sfidare Meloni

Primarie Campo largo è tutti contro tutti: l’asse si frantuma prima ancora di affrontare Meloni. Siamo alle comiche finali, allo sconquasso: l’asse della fragile alleanza tra ami-nemici si frantuma prima ancora di affrontare Meloni. Nel teatrino della politica del centrosinistra – come lo avrebbe ribattezzato Silvio Berlusconi – ognuno dice il contrario dell’altro. E tra chi, salito sul pulpito di qualche palco estivo, prova a rivendicarne titolo politico e blasone democratico. E chi, dalle retrovie social, lancia bordate di grosso calibro, tra i giallo-rossi chiamati a fare squadra è rissa in punta di forchetta… quando va bene e non c’è chi cala la clava. O chi, come i leader di Avs, Bonelli e Fratoianni, si mette in posizione attendista, sussurrando che preferirebbero evitare lo scontro elettorale interno, ma che se proprio dovranno…

Così, tra stilettate velenose e veti incrociati, richiami all’ordine elettorale e endorsement non richiesti, quello che si sta consumando tra botta e risposta a distanza e repliche veementi è un bagno di sangue che lascia tutti all’asciutto di contenuti e ragioni plausibile che risolvano l’equazione di un sintesi impossibile. La variabile X? Le sgomitate tra fazioni partitiche e le spallate tra commilitoni sullo stesso fronte. E nel frattempo, la fiera delle dichiarazioni registra una babele di posizioni inconciliabili.

Le primarie della discordia, Bonaccini: «Non nomi, ma contenuti»

Stefano Bonaccini getta acqua sul fuoco e tenta la frenata: «Parlare adesso di primarie vuol dire mettere il carro davanti ai buoi, quando agli italiani non dobbiamo parlare di nomi e cognomi, ma di contenuti per dire cosa vogliamo fare per la guida dell’Italia», tuona il presidente del Partito democratico, nel panel La democrazia non va in vacanza. I primi 80 anni della Repubblica al Meeting di Rimini.

Delrio: «Sì ai gazebo ma con un progetto. Schlein ha il diritto di sfidare Meloni»

E su una linea parallela – che come tutte le parallele, finiscono per incontrarsi ma solo all’infinito – e con qualche spennellata di colore ironico,  l’ex ministro e senatore Pd Graziano Delrio, in un’intervista al Corriere della Sera tra barocchismi e sferzate dichiara: «Le primarie non sono un concorso di bellezza e non ha senso venerarne le ceneri». Aggiungendo però poi che «gli italiani non hanno tempo da perdere sui personalismi, che generano sfiducia se non accompagnati dai contenuti… E se ci confrontiamo su cose serie e non sulle formule, non ci sono pericoli. Ma bisogna affrontarli, i problemi». Rimarcando in calce: «Schlein ha vinto le primarie del Pd, è la segretaria del partito maggiore: ha tutti i diritti di competere per guidare il Paese». Il che detto da un esponente dem che si dice «in minoranza nel Pd»…

Speranza e l’allarme sul rischio disfatta: «Le primarie sono un clamoroso autogol, va evitato»

Così, mentre malumori e storcimenti di naso si alternano a mal di pancia e torsioni varie, l’europarlamentare del Pd Giorgio Gori si discosta dal suo collega di partito Roberto Speranza – che ieri in un’intervista al Corriere della sera bocciava la sfida tra Schlein e Conte, liquidava la sindaca Salis e proponeva un candidato “simbolico” tipo «un neo diciottenne o un anziano partigiano» – si smarca dai pessimisti, e rilancia: «Io non penso che le primarie possano rivelarsi un autogol per il campo progressista. Non dobbiamo avere paura di dare la parola agli elettori, possono essere l’occasione per rinsaldare il patto».

Primarie nel caos, Gori contraddice Speranza e la Picierno smentisce Gori

Una teoria istantaneamente contraddetta da Pina Picierno – vicepresidente del parlamento europeo ed ex Pd – che dal Meeting di Rimini ha sonoramente bocciato l’ipotesi primarie bollandola come illusoria: «Una coalizione non si tiene insieme con le buone intenzioni, recitando ogni giorno “noi siamo testardamente unitari”. Ma con un programma, condividendo delle scelte di fondo che devono riguardare tutti i partiti di quella coalizione. Mi pare che siamo molto lontani dalla condivisione delle scelte di fondo in quella coalizione. E le primarie non possono servire a risolvere ambiguità intorno a temi fondamentali»…

Anche Richetti da “Azione” affonda il colpo: «È tutto un un dibattito sui dispetti»…

Non per niente, allora, l’ultima parola di oggi spetta a nostro giudizio a Matteo Richetti, capogruppo di Azione alla Camera. E a Bruno Tabacci, ex Dc e ex Pd, oggi nel Gruppo Misto. Il primo, nel corso di un punto stampa al Meeting di Rimini, da esterno-critico e dall’avamposto di Calenda, si dice «amareggiato» da tanta e tale discussione. Di più: «Vedo con grande amarezza il dibattito sul candidare un diciottenne, un partigiano, un prestanome», rivela punzecchiando Speranza e compagni. Quindi conclude: «Credo che ci voglia rispetto per la comunità politica dei democratici del centrosinistra, decideranno loro come selezionare il candidato da presentare agli elettori». Sentenziando in calce: ma intanto, «è tutto un dibattito sui dispetti»…

Primarie, da Tabacci la stroncatura senza appello: «Tutta questa vicenda è davvero ridicola»

Mentre il deputato ex Partito democratico e oggi componente del Gruppo Misto alla Camera, Bruno Tabacci, in una intervista a la Repubblica spara a zero sulla possibilità di celebrare l’evento e stronca senza appello l’iniziativa “primarie”: «Tutta questa vicenda è davvero ridicola, non possono essere un’ordalia per mascherare i profondi disaccordi programmatici»… E non serve davvero aggiungere altro.


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Giulia Melodia

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