Maria Teresa Armosino è il nome indicato dalla Fondazione CrAsti come presidente per la Banca di Asti. Il voto dell’assemblea dei soci è fissato per lunedì 2 novembre alle 10, nell’Auditorium.
La riforma Tremonti
Non è soltanto un cambio ai vertici: è l’ultimo capitolo di una stagione che ha sconvolto gli equilibri economici e politici della città. Per capire che cosa stia succedendo bisogna tornare ai primi anni Duemila, quando la «Riforma Tremonti» ridisegnò il rapporto tra fondazioni bancarie e istituti di credito. In prima linea c’era proprio Armosino, allora sottosegretaria all’Economia, impegnata a seguire decreti e tavoli tecnici di un progetto che puntava a separare le fondazioni dalle banche e ad aumentare la presenza degli enti locali nei loro organi di governo.
La riforma provocò uno scontro con l’Acri, l’associazione delle fondazioni di origine bancaria, risolto nel 2003 dalla Corte costituzionale che confermò la natura privata delle fondazioni, ma lasciò in piedi un modello che consentiva alle realtà più piccole di mantenere partecipazioni di controllo nelle banche territoriali.
L’incesto astigiano tra politica e banche
È da qui che passa una parte decisiva della vicenda astigiana: la Fondazione CrAsti investe circa l’80% del proprio patrimonio nella banca e detiene il 38,10% del capitale. La quota le assicura la maggioranza relativa e un peso decisivo nella scelta dei vertici. Formalmente è un ente privato senza scopo di lucro, chiamato a sostenere iniziative di utilità sociale; nella pratica, è guidato da rappresentanze del territorio. Così le decisioni finanziarie finiscono per intrecciarsi con quelle della politica locale.
Il sindaco-banchiere
Dal 2024, in appena due anni, questo sistema ha subito una trasformazione profonda. Il sindaco Maurizio Rasero, eletto nel 2016 e poi riconfermato cinque anni dopo, ha agito da “rottamatore”, ridimensionando una classe dirigente che per lungo tempo aveva occupato posizioni strategiche. Il primo a farne le spese è stato Mario Sacco, alla guida della Fondazione CrAsti dal 2016 al 2024. Sacco aveva accumulato incarichi alla presidenza del Consorzio universitario Astiss, della Fondazione AstiMusei e del Gal Basso Monferrato, organismo che gestisce finanziamenti regionali ed europei destinati ai Comuni associati.
Dal 2024 la Fondazione è guidata da Livio Negro, eletto con il sostegno di un Consiglio d’indirizzo di 15 membri: sei espressione di Rasero (tre come sindaco e tre come presidente della Provincia), quattro indicati da Confindustria, Coldiretti, Confartigianato e Confcommercio; uno dalla Diocesi, uno dall’Istituto provinciale scolastico e tre scelti dal Consiglio stesso.
Negro ha poi indicato l’ex rettore del Politecnico di Torino Guido Saracco alla guida di Astiss e Francesco Antonio Lepore per AstiMusei. Più combattuta la partita per il Gal, conclusa dopo riunioni al calor bianco con l’elezione del sindaco di Tigliole, Daniele Basso. Sacco è rimasto alla guida di Confcooperative Piemonte Sud e Asti, da dove era partito.
Anche Aldo Pia, per 16 anni presidente della Banca di Asti, ha perso terreno dopo i contrasti con Rasero: ha lasciato la guida di Confcommercio a Enrico Fenoglio ed è rimasto senza incarichi. Restava Giorgio Galvagno, al vertice della banca, fino al 28 aprile, quando gli è subentrato lo stesso Rasero.
E soprattutto Carlo Demartini, amministratore delegato per circa vent’anni: al termine di un lungo braccio di ferro l’asse Negro-Rasero l’ha spuntata e alla guida della Banca, come ad, è arrivato Roberto Fiorini, designato dalla Fondazione.
Il tramonto di Rasero
Il paradosso è che il “rottamatore” sta a sua volta per essere “rottamato”. Il 15 settembre Rasero ha dovuto lasciare la presidenza dell’istituto, che ricopriva dal 27 aprile – insieme alla carica di sindaco – dopo i paletti posti dalla Banca d’Italia. La vicenda è approdata in Parlamento.
Il deputato del Pd Federico Fornaro ha chiesto chiarezza, soprattutto alla vigilia della campagna elettorale del prossimo anno: «Asti pretende, a tutti i livelli, la massima trasparenza. Senza fare processi a priori, è evidente che quanto avvenuto presenta molti elementi di opacità, che devono essere chiariti dal ministro competente».
Duro anche Marco Grimaldi, deputato di Avs, che tocca il cuore del problema: «Rasero è un’anomalia, ma è anche il prodotto di un sistema che finora ha governato e ha preferito questo tipo di concentrazione e sovrapposizione di poteri».
La città al voto
Dopo l’addio alla Banca, Rasero sta per lasciare anche palazzo civico. Il suo secondo mandato scade in primavera. Il campo largo ha trovato il punto di caduta su Michele Miravalle, professore associato di Filosofia e Sociologia del diritto all’Università di Torino e consigliere comunale del Pd.
Nel centrodestra era circolato il nome della vicesindaca Stefania Morra, ingegnere e figura tecnica vicina a Rasero. Lo stesso sindaco aveva sostenuto l’ipotesi: «Alla luce dei sondaggi il candidato più forte è lei». E invece Morra è sul punto di gettare la spugna: arrivata seconda a un concorso pubblico della Provincia attende una chiamata come dirigente. Ed è pronta a lasciare la carica di vice sindaco, altro che candidarsi alla guida della città. Con lo sguardo rivolto alla Banca – da cui ha dovuto dimettersi quasi subito – Rasero non sembra essersi curato più di tanto di preparare la successione in Comune. Mentre Morra che si defila sono in calo anche le quotazioni del deputato di Fratelli d’Italia Marcello Coppo: in una città da sempre moderata c’è chi pensa sia rischioso spostare troppo l’asse a destra.
Così ci prova Forza Italia con Marco Galvagno, segretario provinciale e figlio dell’ex presidente della Banca, Giorgio. Sullo sfondo restano Rasero e le sue liste civiche, capaci di condizionare gli equilibri, e Marco Goria, figlio dello storico presidente del Consiglio Gianni, molto vicino a Negro. Il presidente della Fondazione resta uno snodo centrale per quanto ammaccato dal caso Rasero. E l’imminente nomina di Armosino pare un passaggio che va oltre la banca: il primo passo per ridisegnare alleanze e rapporti di forza in vista del voto.
Nella riunione della Fondazione di oggi, salvo sorprese, dovrebbe uscire il nome di Roberto Rubba, assicuratore, quale nuovo consigliere di amministrazione della Banca di Asti.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link




