Il problema non è sognare la Serie D. Il problema è scambiare i sogni per notizie. In queste settimane una parte dell’informazione locale e diversi esponenti politici hanno alimentato nell’ambiente rossoblù l’idea che il Taranto possa essere ripescato con concrete possibilità di successo. Peccato che i regolamenti della Lega Nazionale Dilettanti raccontino una storia completamente diversa
La sconfitta nella finale nazionale dei play-off di Eccellenza contro il Gladiator ha chiuso sul campo il percorso del Taranto verso la Serie D. Da quel momento, inevitabilmente, il dibattito cittadino si è spostato su un’altra possibilità: quella del ripescaggio.
È comprensibile. Taranto vive di calcio, di appartenenza e di passione. I colori rossoblù rappresentano molto più di una semplice squadra. Tuttavia, proprio per il rispetto dovuto alla tifoseria e all’intera comunità cittadina, occorre distinguere tra ciò che si vorrebbe accadesse e ciò che, invece, prevedono le norme che regolano il sistema calcistico dilettantistico italiano.
Il problema non è sognare la Serie D. Il problema è scambiare i sogni per notizie. In queste settimane una parte dell’informazione locale e diversi esponenti politici hanno alimentato nell’ambiente rossoblù l’idea che il Taranto possa essere ripescato con concrete possibilità di successo. Peccato che i regolamenti della Lega Nazionale Dilettanti raccontino una storia completamente diversa.
Negli ultimi giorni si sono moltiplicate ricostruzioni approssimative, interpretazioni fantasiose e persino interventi politici che, pur animati probabilmente da buone intenzioni, dimostrano una conoscenza superficiale della materia. Il risultato è la diffusione di aspettative che, allo stato attuale, non trovano alcun fondamento regolamentare. Occorre quindi fare chiarezza una volta per tutte, perché la realtà dei fatti è molto diversa da quella che viene raccontata a una tifoseria che merita rispetto e, soprattutto, verità.
Cosa dice realmente il regolamento
La disciplina dei ripescaggi dall’Eccellenza alla Serie D è contenuta nel Comunicato Ufficiale n. 213 della Lega Nazionale Dilettanti del 5 dicembre 2025, approvato dal Consiglio Direttivo della LND. Il documento ha stabilito preventivamente i criteri e i punteggi che saranno utilizzati per formare la graduatoria delle società perdenti gli spareggi-promozione di Eccellenza in vista di eventuali integrazioni dell’organico della Serie D 2026/2027.
Il primo elemento da chiarire è che il ripescaggio non rappresenta un diritto, bensì una possibilità subordinata a una condizione preliminare: l’organico della Serie D deve risultare inferiore alle 162 società previste. Solo in presenza di posti vacanti si procederà all’integrazione dell’organico mediante apposite graduatorie.
Già questo primo passaggio dovrebbe suggerire prudenza. Storicamente il numero dei posti disponibili è sempre stato molto limitato e raramente i ripescaggi hanno interessato un numero significativo di società. Nelle ultime stagioni il numero delle ammissioni supplementari provenienti dall’Eccellenza è stato estremamente contenuto e comunque subordinato all’alternanza con le società retrocesse dalla Serie D.
In sostanza, già il semplice verificarsi delle condizioni necessarie per un eventuale ripescaggio rappresenta un passaggio tutt’altro che scontato.
Il Taranto e la graduatoria teorica
Essere arrivati fino alla finale nazionale dei play-off costituisce certamente un merito sportivo importante. Tuttavia il sistema LND non premia esclusivamente il risultato ottenuto sul campo. La graduatoria prende in considerazione numerosi parametri: bacino d’utenza, anzianità di affiliazione federale, attività giovanile, partecipazione alle assemblee federali, meriti disciplinari, valutazione dell’impiantistica sportiva e ulteriori elementi di carattere organizzativo e strutturale.
Applicando i criteri contenuti nel Comunicato 213, il Taranto maturerebbe un punteggio derivante principalmente dalla sede in un capoluogo di provincia, dalla partecipazione alla finale nazionale degli spareggi-promozione, dalla partecipazione all’assemblea elettiva e dalla valutazione dell’impianto sportivo. Il punteggio positivo complessivo consentirebbe ai rossoblù di raggiungere quota 16.
Tuttavia, a questi elementi favorevoli si contrappongono pesanti penalizzazioni. Il nodo centrale riguarda infatti le detrazioni previste dal regolamento per penalizzazioni in classifica, squalifiche del campo e altri provvedimenti disciplinari. Nel caso specifico del Taranto, le decurtazioni derivanti dalle penalizzazioni federali, dalle giornate di squalifica del campo e dai provvedimenti disciplinari incidono in maniera determinante sul risultato finale. La conseguenza è che il saldo complessivo diventa negativo. Una situazione che, in una ipotetica graduatoria comparata con tutte le altre società aventi titolo a presentare domanda di ripescaggio, collocherebbe inevitabilmente il Taranto nelle posizioni di fondo. È questo il dato che troppo spesso viene omesso e minimizzato nel dibattito pubblico.
Non solo sanzioni: il peso delle carenze strutturali
Esiste poi un ulteriore elemento spesso trascurato. Le graduatorie federali non si basano esclusivamente sulla storia della piazza, sul blasone o sul numero dei tifosi. Al contrario, attribuiscono notevole importanza all’attività svolta nel settore giovanile, ai progetti di sviluppo, all’attività femminile e alla continuità organizzativa della società.
Sotto questo profilo il Taranto paga un ritardo evidente rispetto a molte altre realtà dell’Eccellenza nazionale. L’assenza di una significativa attività giovanile federale, la mancanza di un settore femminile e la giovane età dell’attuale società sportiva riducono drasticamente la capacità di accumulare punti utili in graduatoria.
In altre parole, anche ipotizzando una riduzione delle sanzioni disciplinari attraverso i ricorsi che il club certamente presenterà nelle sedi competenti, resterebbe comunque un gap strutturale molto difficile da colmare rispetto ad altre società che negli anni hanno costruito un patrimonio sportivo e organizzativo più consistente. È proprio questo aspetto che rende poco credibile la narrazione di chi continua a prospettare il ripescaggio come una possibilità concreta.
La verità che nessuno vuole dire
Per quanto possa apparire impopolare, la realtà è una sola: allo stato attuale il ripescaggio del Taranto non rappresenta uno scenario realistico. Certamente improbabile al punto da non poter essere considerato una prospettiva concreta sulla quale costruire la programmazione della prossima stagione.
Chi racconta diversamente ai tifosi non sta descrivendo la realtà dei fatti. Sta alimentando un’illusione. E questo rappresenta un problema serio. Perché una città che vive di passione merita rispetto. E il rispetto passa anche dalla correttezza dell’informazione.
Creare aspettative prive di solide basi regolamentari significa rinviare il confronto con i problemi reali che il Taranto è chiamato ad affrontare.
Ancora più grave è il tentativo di trasformare una questione disciplinata da norme federali in un terreno di propaganda politica. Le graduatorie per i ripescaggi non si costruiscono attraverso comunicati, interpellanze o prese di posizione istituzionali. Si costruiscono esclusivamente attraverso criteri fissati preventivamente dai regolamenti federali.
Pensare che una mobilitazione politica possa modificare una graduatoria disciplinata da norme approvate dalla Lega Nazionale Dilettanti significa non conoscere il funzionamento del sistema calcio.
Il vero tema: il futuro del progetto Ladisa
Mentre il dibattito pubblico continua a concentrarsi sul ripescaggio, la questione realmente decisiva riguarda il futuro della proprietà. I fratelli Ladisa hanno pubblicamente lasciato intendere che la prosecuzione del loro investimento nel calcio tarantino sarebbe strettamente collegata all’ottenimento della gestione esclusiva dello stadio Erasmo Iacovone. Si tratta di una posizione comprensibile sotto il profilo imprenditoriale.
La gestione di una società calcistica comporta costi enormi e richiede una pianificazione pluriennale. A maggior ragione in una piazza importante come Taranto, dove le aspettative sportive e strutturali sono elevate.
Investire ogni anno cifre importanti senza disporre di strumenti adeguati per valorizzare l’investimento rappresenta una prospettiva che qualsiasi imprenditore valuterebbe con estrema attenzione. Da questo punto di vista, le risposte finora arrivate dall’ente civico non sembrano aver dissipato tutte le perplessità manifestate dalla proprietà.
Ed è qui che si gioca probabilmente la partita più importante per il futuro del calcio rossoblù. Perché se il tema del ripescaggio è destinato a esaurirsi nel giro di poche settimane, la permanenza o meno dei Ladisa potrebbe incidere sul destino del club per molti anni.
Non è un mistero, inoltre, che il gruppo imprenditoriale abbia recentemente manifestato interesse verso iniziative editoriali di rilevante impatto territoriale. Circostanza che rende ancora più importante comprendere quali siano oggi le reali intenzioni della proprietà rispetto al progetto sportivo rossoblù.
Lo Iacovone, il tempo e la programmazione
Esiste inoltre una questione temporale che non può essere ignorata. Lo stadio Iacovone tornerà pienamente nella disponibilità della città soltanto al termine dei Giochi del Mediterraneo, a settembre.
Nel frattempo la nuova stagione incombe. La iscrizione, la costruzione dell’organico, la scelta del management, la pianificazione del settore giovanile e l’organizzazione societaria richiedono decisioni immediate. Nel calcio i campionati si vincono soprattutto in estate.Ed è proprio per questo che il silenzio che circonda le intenzioni future dei Ladisa assume oggi un peso enorme. Ogni giorno che passa senza una posizione chiara rischia di aumentare le incertezze attorno al progetto tecnico e societario.
Serve chiarezza, non illusioni
Taranto merita una discussione fondata sui fatti.I tifosi hanno il diritto di sognare la Serie D. Ma hanno anche il diritto di conoscere la verità. La verità è che i regolamenti federali oggi collocano il Taranto in una posizione estremamente sfavorevole nella corsa agli eventuali ripescaggi. La verità è che le sanzioni disciplinari e le carenze strutturali rappresentano ostacoli enormi.
La verità è che il futuro del club dipende molto più dalle decisioni che saranno assunte nelle prossime settimane sul fronte societario e infrastrutturale che da ipotetici scenari federali.
La passione dei tifosi merita rispetto. Ed il rispetto passa dalla verità. Oggi la verità dice che il Taranto non è fuori dalla Serie D per una scelta politica, per un torto federale o per una mancata mobilitazione istituzionale. È fuori perché la graduatoria prevista dai regolamenti lo colloca, allo stato attuale, in una posizione che rende il ripescaggio una prospettiva sostanzialmente irrealizzabile.
Continuare a raccontare altro significa vendere illusioni ad una città che ha bisogno, invece, di programmazione, serietà e chiarezza. Perché il problema del Taranto oggi non è come entrare in Serie D dalla finestra.Il problema è capire chi guiderà il progetto rossoblù, con quali risorse, in quale impianto e con quale prospettiva industriale. Tutto il resto, almeno per ora, appartiene più al terreno delle speranze che a quello della realtà.
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Vittorio Galigani
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