«Un emendamento pasticciato che non tiene conto della realtà valdostana» – Valledaostaglocal.it



La riforma della legge elettorale torna a creare tensioni in Parlamento e, come spesso accade quando si entra nel campo delle regole del voto, la questione diventa immediatamente tecnica ma anche profondamente politica. A intervenire con particolare durezza è il deputato valdostano Franco Manes, che commenta l’approvazione in Commissione Affari costituzionali dell’emendamento 1.13 parlando senza mezzi termini di un testo mal costruito e poco aderente alla realtà istituzionale della Valle d’Aosta. «L’emendamento approvato è un pasticciato copia-incolla che non tiene conto della realtà valdostana», è la sua valutazione iniziale, che introduce un’analisi molto più ampia su un impianto normativo che, a suo giudizio, rischia di non funzionare nella pratica.

Nel merito Manes riconosce che il principio alla base dell’intervento possa anche essere condivisibile, soprattutto per quanto riguarda l’intento di includere correttamente il voto espresso in Valle d’Aosta nel computo nazionale dei voti validi, ma sottolinea come il problema vero nasca dalla traduzione concreta della norma. «La modifica viene presentata come un intervento necessario per riconoscere pienamente il peso del voto espresso in Valle d’Aosta anche nel computo nazionale dei voti validi. Il principio è condivisibile ma il problema è il modo in cui è stato tradotto nel testo», osserva, evidenziando uno scarto tra obiettivo politico e tecnica legislativa che, secondo lui, rischia di produrre effetti distorsivi.

Il nodo centrale, a questo punto, diventa quello dell’adeguamento del sistema valdostano dentro un modello pensato per realtà completamente diverse. Manes insiste infatti sulla specificità della circoscrizione regionale, che non prevede liste plurinominali ma un unico collegio uninominale, e su come questa caratteristica venga sostanzialmente ignorata dal testo. «È qui che nasce il problema», spiega, «alla Valle d’Aosta viene applicato un meccanismo costruito su presupposti che non coincidono con la sua realtà elettorale. In Trentino-Alto Adige esistono liste con più candidati, alle quali possono collegarsi i candidati dei collegi uninominali. In Valle d’Aosta, invece, esiste un unico collegio uninominale regionale e non vengono presentate liste plurinominali», sottolineando come il confronto tra i due sistemi non possa essere automaticamente sovrapposto.

Proprio da questa differenza strutturale derivano, secondo il deputato, una serie di problemi applicativi che rischiano di diventare immediatamente operativi già alla prossima tornata elettorale. L’introduzione del collegamento con coalizioni o liste nazionali e la gestione del contrassegno elettorale aprono infatti interrogativi molto concreti sul funzionamento del voto valdostano all’interno del sistema nazionale. «Prevedere la presentazione del contrassegno e l’eventuale collegamento del candidato con una coalizione nazionale apre quindi questioni concrete che il testo non risolve in modo soddisfacente», afferma Manes, che poi entra nel dettaglio delle criticità con una serie di domande che evidenziano il rischio di incertezza normativa: «Come si raccordano i movimenti politici che operano esclusivamente in Valle d’Aosta con l’obbligo di collegamento a una lista, quando nel collegio valdostano una lista non può esistere? In che modo il voto espresso nella nostra regione può concorrere alle cifre elettorali nazionali senza alterare la natura della circoscrizione valdostana? E come si evita che una norma pensata per garantire pari dignità al voto finisca per generare incertezza applicativa?».

La conclusione sul piano tecnico è netta e non lascia spazio a interpretazioni più morbide. «Il risultato è un testo confuso, che rischia di produrre un vero pasticcio normativo», afferma il deputato, che aggiunge anche una valutazione più generale sull’impostazione della riforma, ritenuta troppo distante dalle specificità territoriali. «Invece di costruire una disciplina realmente aderente alla specificità istituzionale ed elettorale della Valle d’Aosta, si tenta di inserire la nostra regione in un meccanismo nazionale pensato per sistemi elettorali diversi», osserva, segnando una distanza politica ma anche culturale dal metodo adottato.

Manes amplia poi la critica al quadro complessivo della riforma, evidenziando quella che definisce una contraddizione di fondo tra l’impianto elettorale e le conseguenze pratiche sui territori. La mancata elezione diretta del Presidente del Consiglio e la persistenza di un sistema basato sull’elezione di parlamentari viene infatti utilizzata come ulteriore elemento di riflessione critica. «La riforma non introduce l’elezione diretta del Presidente del Consiglio: gli elettori continuano a votare per eleggere deputati e senatori», ricorda, per poi arrivare al punto politico più sensibile: «Proprio per questo appare incomprensibile che i voti espressi in Valle d’Aosta possano concorrere all’elezione di candidati inseriti nei listini di altre circoscrizioni, i cui nomi non compaiono sulla scheda valdostana. Si arriverebbe così al paradosso di una Valle d’Aosta che, pur costituendo per Statuto una propria circoscrizione elettorale, contribuirebbe a eleggere deputati e senatori fuori dalla propria circoscrizione».

Il confronto con il governo e con le forze di maggioranza, tuttavia, non si interrompe. Manes conferma che il lavoro parlamentare proseguirà nei prossimi passaggi della riforma, lasciando aperta la possibilità di modifiche al testo. «Le interlocuzioni con le forze di governo proseguiranno», afferma, ribadendo infine la linea politica che accompagnerà il prosieguo dell’iter legislativo: «Nei prossimi passaggi parlamentari continueremo a chiedere che il testo venga corretto, reso applicabile e realmente costruito sulla specificità istituzionale ed elettorale della Valle d’Aosta».

pi.mi.




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