’Ndrangheta, la Fiat 500 rubata e il “riscatto” da 2.500 euro. Il boss nel summit al McDonald’s di Lamezia: «Non siamo ragazzini»


LAMEZIA TERME Una Fiat 500 rubata, la richiesta di 2.500 euro per farla riavere al proprietario. Parrebbe il classico scenario da “cavallo di ritorno”, ma c’è di più. A cominciare da un inaspettato summit al McDonald’s di Lamezia Terme. C’è anche questo nelle carte dell’inchiesta “Artemis II”, che ha portato all’arresto di 9 persone. Quello che emerge dalle carte dell’inchiesta non sarebbe soltanto il furto di un’auto, ma – secondo l’impostazione accusatoria – l’esercizio di un potere criminale di mediazione, una sorta di giustizia parallela fondata sulla forza intimidatoria del nome e dei rapporti sul territorio, in cui a pesare sarebbe il ruolo di Domenico Cracolici, detto Mimmo, ritenuto dagli inquirenti «capo della ’ndrina attiva tra Cortale, Maida, Jacurso e Maierato».

Ma andiamo con ordine. I fatti ricostruiti dagli inquirenti riguardano Mimmo Cracolici, ma anche Pasquale Ventura, Luigi Notarianni, Luca Berlingieri e Rosanna Notarianni, tutti raggiunti dall’ordinanza di custodia cautelare in carcere. L’accusa contestata è quella di avere costretto il proprietario di una Fiat 500 verde, rubata il 23 novembre 2023 nel parcheggio del centro commerciale “Due Mari” di Maida, a pagare 2.500 euro a titolo di riscatto per ottenere la restituzione dell’auto. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, a muoversi per recuperarla sarebbe stato un intermediario legato all’ambito lavorativo della persona che utilizzava il mezzo, che avrebbe incaricato Domenico Cracolici di rinvenire l’autovettura e mediare con chi ne aveva la disponibilità.
Una dinamica che nelle carte viene definita secondo la pratica del “cavallo di ritorno”: il mezzo viene sottratto, poi la restituzione passa da una trattativa sotterranea e dal pagamento di una somma di denaro. Secondo la ricostruzione del gip, Cracolici «sarebbe stato incaricato di rinvenire l’autovettura e mediare con chi ne aveva la disponibilità, anche dietro pagamento di un riscatto». A quel punto avrebbe coinvolto Pasquale Ventura che, a sua volta, si sarebbe rivolto a Luigi Notarianni per «intermediare con un’associazione per delinquere costituita da persone di etnia rom operante a Catanzaro», ritenuta detentrice della vettura. L’obiettivo era concordare le modalità di restituzione del mezzo e il prezzo da pagare.



Secondo l’accusa, dei 2.500 euro pattuiti per il ritrovamento e la restituzione dell’auto, 500 euro sarebbero stati trattenuti a titolo di compenso per l’intermediazione, mentre 2mila euro sarebbero stati consegnati a Berlingieri e Rosanna Notarianni, indicati nelle carte come «incaricati di gestire il recupero e la restituzione del veicolo con i ladri o ricettatori». Il punto, però, per il gip, non è soltanto la somma richiesta ma il metodo. L’aggravante mafiosa viene contestata perché, secondo l’ordinanza, Cracolici avrebbe agito sfruttando la propria fama criminale e l’appartenenza al sodalizio ’ndranghetistico, esercitando un «potere di risoluzione delle controversie abusivo e informale», alternativo a quello dell’autorità giudiziaria. In altre parole: non una semplice intermediazione, ma una mediazione criminale, capace di imporre soluzioni e prezzi fuori da ogni canale legale.

Andiamo ai fatti, e iniziamo proprio dal 23 novembre 2023. Quel giorno, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, Cracolici avrebbe convocato Pasquale Ventura (finito in carcere) nei pressi del supermercato Interspar di via Giorgio La Pira. Poco prima, al telefono, arriva la conferma che la persona offesa sarebbe stata disponibile a corrispondere la somma pattuita. «Ma gli dico sì o no?», chiede Cracolici in una conversazione. «Sì, sì, sì, stiamo scendendo», è la risposta captata dagli investigatori.
Nelle ore successive, dalle conversazioni emerge anche la necessità di tenere fuori il nome di Cracolici. Il presunto capo cosca avrebbe raccomandato omertà ai suoi interlocutori, soprattutto nei confronti delle forze dell’ordine che sarebbero dovute intervenire dopo il ritrovamento dell’auto. «Tu non la devi toccare», dice spiegando la versione da fornire: «Tu arrivi là e gli dici: “ho trovato la macchina mia”, tutto contento, tutto felice». Poi l’avvertimento: «Io non so nulla» e ancora «che non ci sia il nome mio, che non ci sia il nome». Nelle carte compare anche il riferimento ai Notarianni, detti “Pilosci”, famiglia di Lamezia Terme. Cracolici, parlando della donna coinvolta nella vicenda, dice: «Quella è dei cosi… Pilosci… lo sai chi sono? […] Giampà! Quella è la figlia di uno». Gli investigatori identificano la donna in Rosanna Notarianni, sorella di Luigi Notarianni e moglie di Luca Berlingieri. Un passaggio che, secondo gli inquirenti, consente di inquadrare meglio la rete di relazioni attivata per recuperare l’auto e chiudere la trattativa.



Il momento chiave arriva la mattina del 24 novembre. Alle 8.30, le telecamere di videosorveglianza documentano l’arrivo di un’Opel Corsa nell’area parcheggi del McDonald’s di Lamezia Terme. Cracolici scende dall’auto e raggiunge, davanti all’ingresso del fast food, Ventura, Berlingieri e Notarianni. I quattro entrano nella struttura. Per gli investigatori, il summit era stato pianificato proprio per ottenere la restituzione della Fiat 500 dietro il pagamento della somma pattuita. Una frase captata all’interno del McDonald’s rafforza, secondo le carte, questa lettura. Rosanna Notarianni avrebbe commentato: «Dice che loro […] la macchina, adesso vediamo se […]». Poi vengono registrate anche alcune battute attribuite a Luca Berlingieri, impegnato in un dialogo con un terzo soggetto non identificato, al quale avrebbe fatto pressione per velocizzare la questione: «Dai, dai, dai […] veloce però». Ricevuta la consumazione richiesta, i quattro si appartano a un tavolo del locale, ottenendo – scrive il gip – un grado di riservatezza utile a discutere della vicenda.

Ma la trattativa non procede in modo lineare. Nel corso dell’avvicinamento al presunto luogo di deposito dell’auto, nei pressi del bar pasticceria Bruzia, in contrada Carrà di Lamezia Terme, Berlingieri comunica un nuovo ostacolo: la Fiat 500, mentre era in transito verso Lamezia, sarebbe stata nascosta in una cava nei pressi di Pizzo Calabro a causa della presenza di un posto di controllo delle forze dell’ordine. «C’era posto di blocco e l’hanno nascosta in una cava», si legge nelle conversazioni riportate nell’ordinanza. A quel punto Cracolici perde la pazienza e manda a monte il negoziato, almeno in quella fase. Si riappropria della chiave di riserva dell’auto e intima a Ventura di riportarlo al McDonald’s: «Dammi la chiave va’! Lascia stare, dammi la chiave, se la portassero va’! Che non la voglio più, dammi la chiave!». Poi aggiunge: «Non andiamo a giocare, che non siamo ragazzini». La vicenda, secondo la ricostruzione, si conclude poi con la restituzione della Fiat 500. Berlingieri rassicura Cracolici sull’integrità del mezzo: «Tranquillo, non ci manca niente». E dalle conversazioni emerge anche il guadagno trattenuto dalla coppia Berlingieri-Notarianni: «Lui è preciso, si è preso cinquecento euro». (g.curcio@corrierecal.it)

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 Redazione Corriere

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