Il presidente del M5s alla prova dell’esigente platea rainbow di Roma, che ha invitato anche Schlein, Fratoianni, Magi e Bonelli. Esame superato: applausi e selfie. L’appello al voto per il Movimento: «Perché noi, come voi, non siamo e non vogliamo essere come tutti gli altri»
Distinguere fra diritti sociali e diritti civili, è «una bestialità e una strumentalità», è una «bestialità» anche la cancellazione del reato di femminicidio pretesa dal generale Roberto Vannacci. «Quando si ragiona su questi reati, ci sono la logica proprietaria e i retaggi culturali di uomini che non si rassegnano alla libertà delle donne. Ed è il movente che va contrastato». E ancora «la remigrazione è una cazzata impraticabile», dice proprio così, scusandosi pudicamente per la parolaccia, «non sono termini che uso» aggiunge «in pubblico». È un Giuseppe Conte perfettamente a suo agio quello che sale sul palco della Croisette del villaggio Pride di Roma, alle Terme di Caracalla di Roma, con i fari arcobaleno che gli si incrociano sulla testa. Prima di accomodarsi soccorre un insetto che, spiega alla platea, si vuole suicidare sotto la sua poltrona.
È mercoledì sera, è la notte prima degli esami di maturità, in tutta la Capitale i morituri stanno cantando Venditti fuori dei loro istituti, lui racconta che quest’anno a casa ha la doppietta: tocca a suo figlio Niccolò e alla sua «figlioccia» Eva, nata da Olivia Paladino, la sua compagna.
Esame di Pride
Ma la serata è un po’ un esame anche per lui. Che è un avvocato e sul tema dei diritti è nel suo, ma non ha troppa confidenza con la platea arcobaleno. Non è la sua prima volta su un palco Pride – la prima volta è stata nel 2024, a Napoli, con Elly Schlein e il sindaco Gaetano Manfredi – ma è il suo battesimo con un palco arcobaleno tutto per sé. E poi, è il momento ad essere speciale: è candidato in pectore alle primarie del centrosinistra.
Mica solo lui. Il Pride di Roma ha invitato alla Croisette tutti i leader del centrosinistra: «Presto ci saranno le elezioni», dice senza tanti complimenti Mario Colamarino, portavoce del Pride e presidente del Circolo Mario Mieli, «e vogliamo sapere che cosa avete intenzione di fare, insomma cosa combinerete», che introduce tutti i «Pride Talk» e snocciola l’elenco delle richieste. La settimana prima ci sono stati Elly Schlein, che qui è di casa, Riccardo Magi, anche lui habitué – Più Europa da anni ha un suo carro alla Parade romana, quest’anno sarà il 20 giugno –, come del resto Nicola Fratoianni (Avs). Giovedì sera toccava a Angelo Bonelli. Conte è fluviale, torrenziale, ma anche autoironico quando la fa troppo lunga: «Se qui prendevo un voto, ora l’ho perso».
Matrimoni egualitari
Lo intervista Federico Lobuono, che ha un incarico dal suono vintage – è direttore responsabile di Rinascita, la rivista online resuscitata da Goffredo Bettini – ma in realtà ha 26 anni. Platea fitta. C’è il popolo lgbtqia+, ma anche molti giovanissimi pentastellati. Giusto un pugno di parlamentari: la senatrice Alessandra Majorino, che è l’ufficiale – la ufficiale – di collegamento fra il mondo rainbow e quello Cinque stelle, i colleghi Ettore Licheri, in tenuta da onorevole, Marco Croatti in maniche di camicia (è quello che è salito a bordo della prima Flottilla) e Pietro Lorefice, che si disfa della cravatta al primo stand.
Conte, tanto per cominciare, promette i matrimoni egualitari. Ma non lo fa per ruffianarsi la platea, giura, «è nel nostro programma in ogni campagna elettorale», «Tutti devono avere diritto a costituire una famiglia riconosciuta per legge. Con le unioni civili abbiamo fatto un passo avanti, ma non basta». Poi la riproposizione della legge Zan contro la transfobia, rovinosamente bocciata nell’ottobre 2021, con voto segreto (anzi rivendica che la prima proposta di quella legge era firmata Majorino).
«Non ci devono essere discriminazioni, bisogna riconoscere la dignità di ogni essere umano, non si può non riconoscere la libertà individuale. Bisogna far sentire tutti protagonisti del consorzio umano». Adozioni per le coppie omogenitoriali e anche per single: «Pensiamo a un bambino che abbandonato in un istituto: ma perché non dargli la possibilità di poter avere una vita migliore, e una relazione affettiva che lo possa far crescere?». Attacca il ddl Valditara che di fatto sabota l’educazione sessuoaffettiva nelle scuole, visto che la sottopone al consenso delle famiglie: «Quelle più avvedute sono più consapevoli e informate, quindi autorizzeranno. Invece per i i figli che si trovano in contesti familiari disfunzionali, dove non ci sarà questa sensibilità, non arriverà il consenso». Limitazioni sull’uso dei social per i minorenni? «Ma il proibizionismo non funzionerebbe».
Si cambierà tutto, beninteso se tocca al centrosinistra; che lui chiama «progetto progressista», per la disperazione dei traduttori nella lingua dei segni, al lato del palco. Piovono applausi sul tema Vannacci: «Qualcuno pensa che possa avvantaggiare la possibilità di vittoria del campo progressista, questo può anche essere vero. Ma questa destra che cresce è un inquinamento del dibattito, non bisogna essere miopi».
«Noi, come voi, non come tutti gli altri»
Sulla patrimoniale, si concede qualche colpetto agli alleati: «Alzi la mano chi è d’accordo». Se ne alzano alcune, non moltissime: «Pensavo di più», «La patrimoniale finisce che va a colpire il ceto medio, perché i super ricchi vanno dove vogliono, sanno come eludere, hanno stuoli di consulenti. Quando vai a studiare sulle esperienze già fatte ti rendi conto che è una cosa che rischi di avere controindicazioni e non funziona. Piuttosto c’è un problema di redistribuzione, senza parlare di nuove tasse e senza fare un favore a un governo, quello di Giorgia Meloni, che ha tassato tutto, pure i pannolini».
L’ultimo affondo è sulla sicurezza, sa che il popolo della notte non è buonista: «Il governo ha fallito proprio sul bisogno di sicurezza. Va sottolineato non perché dobbiamo fare politiche di destra, ma per avere una convivenza in cui tutti possano stare in piena sicurezza dappertutto».
Perché il popolo arcobaleno dovrebbe votare M5s? «Perché i giovani devono essere incendiari, c’è tempo per diventare moderati», poi più serio, «perché noi, come voi, non siamo e non vogliamo essere come tutti gli altri». Applausi, si accalca una lunga, indisciplinatissima e coloratissima fila di richieste di selfie sotto il palco.
Poi i giovani del Movimento lo trascinano fra gli stand a bere l’ultima, mentre lui risponde ancora alle domande: il suo articolo preferito della Costituzione è il terzo, secondo comma, «Non parla solo della libertà e della parità dei diritti. Ciascuno deve essere messo in condizione di potersi sentire protagonista», «la libertà è bellissima».
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Daniela Preziosi
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