La montagna friulana tra crisi demografica e ipotesi di ripresa è un volume uscito, da poco, per Forum Edizioni. L’hanno scritto Alessio Fornasin, docente di demografia all’Università di Udine, e Paolo Ermano, docente sempre all’Università di Udine, ricercatore e divulgatore sui temi della demografia e dell’economia. Sembra un volume tecnico, da “addetti ai lavori”, invece racconta come la crisi demografica della montagna friulana, di cui si è detto tanto, forse anche troppo, sia diversa da come ce la siamo sempre raccontati. Un argomento interessante, per molti.
Sebbene la crisi demografica della montagna friulana fosse già oggetto di studio oltre un secolo fa, le recenti trasformazioni a livello locale hanno messo in evidenza alcuni fenomeni peculiari, unici. L’aspettativa di vita, stabilmente inferiore rispetto al resto della regione, e la distribuzione di genere, che ha visto con il nuovo millennio un rapido incremento della componente maschile, sono due delle eccezionalità riscontrate. Il diverso panorama demografico richiede un approccio nuovo e specifico per i territori montani, sempre che ci sia la volontà di non abbandonarli al loro declino socio-economico.
“Per sostenere i cambiamenti che si stanno intravvedendo vanno messe in essere politiche e azioni che non siano monosettoriali, ma che comprendano, accanto al sostegno, ad esempio della natalità, o di un neo popolamento, interventi nell’ambito socio-economico e dei servizi”, esordisce Ermano.
“La recente letteratura sulle aree interne italiane – e in particolare sui territori alpini – ha approfondito le nuove dinamiche di ripopolamento, interrogandosi sulle condizioni e sui fattori che alimentano questo processo. Il nostro lavoro si colloca all’interno di tale discussione focalizzando l’attenzione sulla montagna friulana. Va detto fin da subito”, sottolinea l’autore, “che non condividiamo l’osservazione contenuta nel Piano strategico nazionale per le aree interne 2021-2027 che definiva un numero non trascurabile di aree interne come sostanzialmente irrecuperabili, destinate a un percorso di spopolamento irreversibile”.
Il lavoro di Fornasin ed Ermano parte dall’idea di creare dialogo, possibilità di comparazione. E di capire le specifiche fragilità dei comuni montani. Trasporti, scuole, presidi sanitari sono le prerogative dei comuni più grandi, dove vivono più persone. Quindi, fondamentale diventa il limitare la distanza da questi poli, per garantire servizi fondamentali alle persone.
“L’analisi che abbiamo portato avanti vuole essere un invito ad osservare ciò che accade, per creare una discussione positiva e propositiva”, aggiunge Ermano. Nascono, spontanee, delle considerazioni. Le persone che vivono in quota, banalmente, hanno un costo più alto rispetto a chi vive nelle città in pianura, perché strade, scuole e trasporti dovrebbero essere garantiti anche se il numero delle persone è basso. Quindi il costo pro capite si alza. “Ne vale la pena? Vogliamo mantenere in piedi tutti i comuni, anche i più piccoli? Tutte le scuole, anche quelle con 15 studenti?”, si chiede Ermano. “Bisogna poi pensare anche al ripristino della socialità: serve chi si prenda cura di beni e servizi, si potrebbe ipotizzare il ripristino di una cooperativa carnica o delle farmacie rurali o un servizio che preveda il portare la spesa a casa alle persone più lontane, che ne hanno la necessità”, aggiunge.
Tra le opzioni possibili ci potrebbe essere, per riorganizzare i luoghi amministrativamente molto frammentati, la gestione con un comune di vallata. “Anche in montagna, ci dicono i numeri, avrebbe senso replicare la scala di sviluppo vincente. Così si avrebbero budget maggiori e si potrebbero anche attirare, o semplicemente mantenere, i lavoratori. Anche perché ci sarebbero opportunità più ampie, che soddisfino anche le scelte dei più ambiziosi”, spiega il docente.
Questa tensione tra un territorio montano strutturalmente svantaggiato, anche nel confronto con altre aree alpine, e un contesto regionale complessivamente più dinamico rende necessario un approfondimento analitico. Gran parte delle ricostruzioni sulla demografia montana tende, infatti, a concentrarsi esclusivamente sulle aree interne, raramente viene proposto un confronto sistemico con i territori limitrofi o con le aree urbane. Ne La montagna friulana tra crisi demografica e ipotesi di ripresa l’intento è proprio di ricostruire l’evoluzione della popolazione montana del Friuli Venezia Giulia ponendola costantemente in relazione con le dinamiche del resto del territorio regionale, al fine di individuare convergenze e divergenze che possano contribuire a interpretare la situazione attuale e a delineare le possibili traiettorie future”, spiega Ermano.
Come anticipato, dalle analisi emergono, per la montagna friulana, un’aspettativa di vita più bassa rispetto al resto della regione, un dato che potrebbe stupire perché la montagna appare come un luogo sano, pulito. E poi, soprattutto, sorprende il fatto che gli uomini siano più delle donne. “L’aspettativa di vita più bassa della montagna friulana rispetto al resto della regione va analizzata, studiata. Banalmente, indica che sono crollati soprattutto i territori meno collegati. Il numero più alto di uomini si spiega con la fuga delle donne: le donne sono più scolarizzate e scelgono di lavorare nel terziario, che in montagna offre pochi posti di lavoro. Quindi le donne emigrano, cercando di crearsi nuovi progetti di vita altrove”, commenta Ermano.
C’è poi un tema sempre attuale, il turismo. “È il settore che paga meno, in Italia, che offre più precariato. Purtroppo, forse non ce ne rendiamo conto, ma stiamo spingendo su questo. Quello che, dal 2020, ha bloccato molti territori marginali, che ne ha smorza la crescita. Ma qual è l’alternativa? Servirebbe un dibattito ampio, anche per valutare se sia giusto investire tanto denaro in questo settore”, aggiunge il docente.
La lettura scorre veloce, è accattivante e ricca di spunti. Si parte della definizione dei territori che si stanno indagando, con alcune considerazioni sulle recenti evoluzioni di carattere sociale degli ambienti montani, poi si punta l’attenzione sulle principali caratteristiche demografiche della regione, indagando poi la popolazione residente e le sue dinamiche.
Il volume analizza poi la sopravvivenza e la fecondità, la struttura, per genere della popolazione e la sua evoluzione nel tempo. Si approfondiscono gli aspetti relativi alla struttura dell’economia regionale, soffermandosi in particolare sulle disparità territoriali dei redditi. Si conclude, poi, con la proposta di una chiave di lettura delle recenti tendenze demografiche. Con il chiaro obiettivo di fornire dati, strumenti, per affrontare i problemi.
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