Domani 23 giugno l’autore Michele Franco presenta il volume al Civico 7 Liberato di Napoli. Un’occasione per ridiscutere quarant’anni di inchiesta operaia, dallo “Stato di Eccezione” del post-terremoto fino al grande inganno della turistificazione selvaggia
Un appuntamento cruciale per chiunque intenda decifrare le complesse dinamiche socio-politiche che hanno attraversato e continuano a plasmare la metropoli partenopea. Domani, martedì 23 giugno, a partire dalle ore 18:30, i locali del Civico 7 Liberato (Piazza Museo, sotto i portici della Galleria Principe di Napoli, ingresso lato Napulitanata) ospiteranno la presentazione di “Carosello Napoletano: Interventi sulla città” di Michele Franco (Autoproduzione, Napoli, pp. 495). Insieme all’autore interverranno nel dibattito Biagio Gino Borretti, Maria Pia Zanni, Samos Santella, Rosario Marra e Francesco Tirro. A conclusione dell’incontro, spazio alla consueta e proverbiale convivialità del Civico.
Ci sono libri, del resto, che non nascono per i salotti borghesi o per riempire gli scaffali polverosi delle accademie, ma per essere usati come attrezzi e armi di controinformazione nelle lotte di ogni giorno. “Carosello Napoletano” è esattamente questo: una bussola militante e una mappa del conflitto per orientarsi a Napoli dagli anni Ottanta a oggi.
L’autore, storico attivista dell’Autonomia Operaia e oggi figura di riferimento del sindacalismo di classe (USB) e della Rete dei Comunisti, raccoglie in questo volume articoli, documenti e corrispondenze che hanno un unico, grande e coerente denominatore: la metropoli partenopea e la sua area metropolitana.
DOWNLOAD GRATUITO: Il libro è interamente disponibile in formato digitale. Puoi scaricare gratuitamente il testo completo in PDF direttamente a questo link: CAROSELLO_NAPOLETANO_MF.pdf – Google Drive
Come hanno evidenziato due importanti letture critiche della sinistra di classe – quella di Giovanni Iozzoli su Carmilla e quella di Vincenzo Morvillo su Contropiano – il libro di Franco si configura come un’operazione editoriale e militante di rilevanza assoluta. Morvillo definisce il testo un «avamposto strategico», una trincea costruita per fare a pezzi la narrazione ufficiale su Napoli.
La vulgata giornalistica borghese oscilla da sempre tra due poli altrettanto mistificanti: l’oleografia del “Rinascimento” a colpi di fondi europei e l’antropologia criminale da dark side of the moon. In entrambi i casi, la composizione di classe nella sua materialità (fabbriche dismesse, lavoro nero camuffato da terziario, esercito industriale di riserva) viene scientificamente rimossa. È in questo cratere analitico che si inserisce il volume di Franco, usando l’inchiesta marxista come prassi e la ricomposizione sociale come orizzonte strategico.
Il Terremoto dell’80 e lo “Stato di Eccezione” permanente
Il viaggio comincia tra le macerie del sisma del 23 novembre 1980. Franco smantella la retorica umanitaria delle istituzioni, dimostrando come la catastrofe naturale sia stata utilizzata dal capitale come un formidabile acceleratore della modernizzazione capitalistico-territoriale.
L’introduzione della figura del Commissario Straordinario viene analizzata come l’archetipo di una governance dell’emergenza – un “bonapartismo in salsa vesuviana” – che negli anni a venire normalizzerà lo Stato di Eccezione come ordinaria amministrazione. L’obiettivo storico era chiaro: la deportazione del proletariato dal centro antico verso i lager diffusi delle periferie (Secondigliano, Scampia, Ponticelli) per fare spazio ai piani speculativi del Centro Direzionale (Mededil, Italstat).
Questo impianto teorico rompe nettamente con lo schema narrativo classico che liquida gli anni ’80 solo come l’era del “riflusso”. A Napoli il ciclo di lotte degli anni ’70 visse una straordinaria dilatazione temporale proprio grazie al movimento post-terremoto: mentre il resto d’Italia subiva la normalizzazione e la repressione giudiziaria, i senza-casa occupavano in massa i palazzoni della “167” per resistere ai piani di espulsione dal tessuto urbano.
Il “welfare dei miserabili” e la contraddizione capitale-natura
Franco rifiuta l’applicazione meccanica delle categorie del Nord e non concede spazio alla nostalgia corporativa per le vecchie cattedrali nel deserto (l’Alfasud di Pomigliano o l’Italsider di Bagnoli). Quando quel modello industriale fordista viene smantellato, lo Stato (da Bassolino a De Luca) risponde producendo solo precarietà strutturale.
Il giudizio su Antonio Bassolino è lapidario: le sue politiche sociali vengono smontate come l’ennesimo “welfare dei miserabili”, un sussidio che non tocca la rendita ma cristallizza il disoccupato nel ruolo di supplicante, esponendolo al ricatto del lavoro nero e della mediazione camorristica.
Altrettanto potente è l’analisi della questione ambientale: la crisi dei rifiuti e il veleno interrato nella Terra dei Fuochi non sono il prodotto di un’inciviltà locale, ma il “prodotto chimico del plusvalore”, una dilatazione della generale contraddizione capitale/lavoro e capitale/natura. Anche in questo caso, l’invio dell’esercito a pattugliare le discariche dimostra l’uso dello Stato di eccezione per blindare la logistica del profitto a scapito della salute pubblica.
Il bilancio della “Città Ribelle” e l’arma dell’inchiesta
La parte forse più matura e politicamente dolorosa del testo analizza la stagione di Luigi De Magistris. Franco rivendica il sostegno iniziale a quella mobilitazione, ma traccia un bilancio impietoso (anche attraverso un dialogo a due con Giuliano Granato): il municipalismo, senza un progetto di rottura reale con i patti di stabilità e le compatibilità europee, è destinato alla sussunzione o al fallimento. Nonostante la retorica del “sindaco di strada”, l’amministrazione è stata risucchiata nel gorgo della governance e della deriva privatistica delle partecipate, dimostrando che in assenza di un soggetto politico di classe autonomo qualsiasi alternativa istituzionale viene neutralizzata.
Il libro affronta a viso aperto anche i nodi storici del dialogo critico “da comunisti a comunisti” con le BR durante il sequestro Cirillo, respingendo la militarizzazione del conflitto a favore del contropotere di massa, e difende l’autonomia delle lotte dalle strumentalizzazioni giudiziarie (dai processi Ipercoop alla vertenza dei precari Bros).
Contro la turistificazione, per il Meridionalismo Popolare
Nelle oltre 500 pagine del testo non c’è spazio per il sociologismo alla moda: si sente il rumore della fabbrica, il puzzo delle ecoballe, il sapore delle cariche della polizia. La tesi conclusiva di Franco è un monito per il presente: oggi Napoli sta affrontando un nuovo terremoto, ed è quello dell’overtourism e della turistificazione selvaggia. I grandi flussi turistici stanno producendo gli stessi identici effetti del sisma del 1980: l’espulsione violenta dei proletari dal centro, la precarizzazione del lavoro camuffato da terziario e la messa a valore speculativa del patrimonio pubblico.
Contro questa restaurazione, l’autore propone la bandiera di un “Meridionalismo Popolare”: la necessità di costruire un’alleanza reale tra cassaintegrati, working poor e disoccupati di lunga durata, rompendo l’isolamento indotto da sindacati confederali ormai ridotti ad “amministratori di condominio”. “Carosello Napoletano” si conclude con un appello all’ottimismo della volontà, invitando a rilanciare la pratica dell’inchiesta permanente e della con-ricerca corale. Un manuale di resistenza e una lettura obbligata per chiunque creda che la critica radicale e la prassi rivoluzionaria siano ancora l’unica bussola possibile.
INFO EVENTO E DETTAGLI:
- Cosa: Presentazione del libro “Carosello Napoletano” di Michele Franco.
- Quando: Domani, martedì 23 Giugno, ore 18:30.
- Dove: Civico 7 Liberato – Piazza Museo (sotto i portici della Galleria Principe di Napoli, ingresso lato Napulitanata), Napoli.
- Interventi: Michele Franco, Biagio Gino Borretti, Maria Pia Zanni, Samos Santella, Rosario Marra, Francesco Tirro.
- A seguire, momento conviviale di socialità autogestita.
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