C’è una scadenza che riguarda, detto en passant, diversi milioni di italiani: dal primo gennaio 2027 i contatori di calore e i ripartitori installati sui termosifoni dei condomini con riscaldamento centralizzato dovranno essere leggibili da remoto. Niente più tecnico che suona alla porta una volta l’anno per leggere i numeri sul calorifero: i consumi viaggeranno via radio, e ogni inquilino dovrà poter consultare con regolarità quanto sta spendendo. Lo impone (attenzione: “se tecnicamente fattibile”) la direttiva europea sull’efficienza energetica, la EED, recepita in Italia già nel 2020 con il decreto legislativo 73. Gli obblighi, insomma, sono noti da anni. Eppure i condomini ci stanno arrivando col fiato corto.
Facciamo un passo indietro, perché di mezzo c’è un oggetto che molti hanno in casa senza sapere qual è il nome esatto. Il ripartitore è quel piccolo apparecchio con il display digitale fissato su ciascun termosifone: non misura direttamente i metri cubi di gas o i litri d’acqua calda, ma “ripartisce”, appunto, stima cioè quanto calore ha emesso quel singolo radiatore rispetto al totale dell’edificio, così da attribuire a ogni appartamento la sua quota di spesa. Ce ne vuole uno per ogni calorifero. Ed è proprio questo lo strumento che, nei condomini con riscaldamento centralizzato, dovrà diventare leggibile a distanza. Ma la direttiva non si ferma ai termosifoni: la EED riguarda anche i contatori veri e propri, quelli del riscaldamento, dell’acqua calda sanitaria e del raffrescamento, che dal 2027 dovranno tutti poter essere letti da remoto. Dispositivi diversi, stesso principio: la fine della lettura manuale, con il tecnico che entra in casa una volta l’anno.
C’è poi un equivoco da chiarire, perché “telelettura” non significa soltanto che il dato viaggia via radio fino a un concentratore nel vano scala. La direttiva impone un secondo passaggio, spesso trascurato: quei consumi devono arrivare regolarmente a chi abita l’appartamento, inquilino o proprietario che sia. Non più un unico conguaglio annuale spesso incomprensibile, ma un’informazione periodica, almeno mensile durante la stagione del riscaldamento, che dica a ciascuno quanto sta spendendo mentre lo sta spendendo, in tempo utile per correggere gli sprechi. E non basta inviarla: l’amministratore deve essere in grado di dimostrare di averla fornita. È un cambio di mentalità per la gestione condominiale, che passa da una rendicontazione una-tantum a un flusso continuo di dati.
Ed è proprio qui che si annida il vero ritardo italiano. Quanti condomini sono pronti? Il quadro è nebuloso, perché dati ufficiali e centralizzati non ne esistono. Le stime che circolano vengono dagli operatori del settore, e sono impietose: secondo una rilevazione interna di Brunata Zenner, azienda che fornisce servizi di misurazione, oggi solo il 3% del patrimonio immobiliare sarebbe pienamente in regola con la direttiva. E attenzione, perché quel 3% non indica chi ha semplicemente montato i ripartitori, ma chi ha completato l’intera catena: dispositivi teleleggibili e informazioni sui consumi già inviate con regolarità agli abitanti. Visto così, il dato è ancora più severo: non si tratta solo di installare una “scatoletta”, ma di far funzionare un servizio.
Più prudente, ma non meno preoccupata, è la lettura di chi gli amministratori li rappresenta. “Dati numerici precisi non ne abbiamo, è una questione che stiamo affrontando in conferenze e convegni”, spiega Rosario Calabrese, presidente di Unai, l’Unione nazionale amministratori di immobili. “Ma la mia impressione è che oltre il 50% dei condomini non sia ancora in regola con la direttiva. Ho paura che arriveremo alla scadenza di fine anno con grossi inadempimenti”.
Il punto è che la posta in gioco è il riscaldamento, una delle voci più pesanti nel bilancio di una famiglia, e il terreno su cui in condominio si litiga di più. Calabrese individua proprio lì il nodo: “Il ritardo è un problema anche di costi, ma soprattutto dei conflitti endemici nei condomini”, dice. “Il vero problema è contabilizzare qual è la quota di calore che va dispersa prima di arrivare al radiatore di un appartamento, anche i tecnici si trovano in difficoltà. Ogni volta che non è calcolabile matematicamente, in modo precisissimo, le liti nei condomini sono scontate”. La logica della contabilizzazione, del resto, è proprio questa: una parte della bolletta del riscaldamento, almeno il 50% per legge, si paga in base al consumo effettivo misurato dai dispositivi, e non più solo in base ai millesimi. Chi tiene i termosifoni spenti paga meno, chi li tiene accesi paga di più. Ma il calore che si perde nelle tubature prima di arrivare in casa, quello “involontario”, va ripartito comunque, ed è il terreno scivoloso da cui nascono le contestazioni.
E i costi? I numeri, forniti sempre da Brunata Zenner, danno l’ordine di grandezza. Un singolo ripartitore costa tra i 35 e i 40 euro: considerando che ne serve uno per radiatore e che un appartamento medio ne ha sei, si parla di circa 210-240 euro a unità immobiliare per il solo dispositivo. A cui si aggiungono le spese ricorrenti di servizio: intorno ai 3 euro l’anno per ogni ripartitore, più una cinquantina di centesimi annui, sempre a ripartitore, per l’invio dei dati a ciascun condomino, se ci si affida a un servizio gestito. Cifre contenute sul singolo apparecchio, che però vanno moltiplicate per il numero di radiatori e di appartamenti, e a cui può sommarsi, dove mancano, l’installazione delle valvole termostatiche. Su un punto Calabrese mette in guardia: conviene muoversi adesso. “I prezzi cresceranno in autunno, quando si avvicina la scadenza di legge”, avverte il presidente Unai, lasciando intendere che l’effetto-ingorgo sulla domanda è dietro l’angolo. Resta valida la leva fiscale: l’intervento dà diritto alla detrazione del 50% circa, che dimezza l’esborso iniziale.
Resta la domanda che tutti gli amministratori si stanno facendo: si arriverà davvero pronti a fine anno, o il governo concederà l’ennesima proroga? Calabrese non si aspetta sorprese normative, e anzi rovescia il problema. “Non credo che ci sia bisogno di chiarimenti tecnici ulteriori, è una materia attorno alla quale stiamo girando da anni”, taglia corto. “Invece, in Italia il problema è questa malaugurata abitudine a rimandare. Temo che molta gente aspetti una proroga, un rinvio dei termini per adeguarsi”.
C’è infine un’ultima questione, che molti condomini scopriranno solo all’ultimo: il flusso continuo di dati verso gli inquilini va gestito, e serve un canale per farlo. Calabrese ha un’idea su come trasformare l’obbligo in occasione. “Per comunicare le teleletture dei dati ai condomini, il modo migliore sarebbe che ogni condominio si dotasse di un sito web, come consente del resto una legge. È l’occasione giusta per farlo, e lo stiamo spiegando agli amministratori”. Un piccolo passo verso il condominio digitale, spinto da una scaletta europea che, proroga o no, il calendario segna ormai a meno di sette mesi.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
di Massimiliano Di Giorgio
Source link

