C’è un momento, di solito alla seconda o terza partita, in cui smetto di guardare la nuova grafica di Star Fox su Nintendo Switch 2 e lascio che siano le mani a prendere il comando. Freno, picchiata, una capriola per rimbalzare i laser e all’improvviso non sto più giocando a un titolo del 2026: sto rifacendo gli stessi gesti che facevo da ragazzino su una cartuccia che, allora, dentro aveva un chip che sembrava pura magia. Ecco, la prima cosa che questo Star Fox azzecca senza mezze misure: il modo in cui si pilota un Arwing non è invecchiato di un giorno.
Il resto, va detto subito, è esattamente ciò che sospettavate dal Direct di maggio. Quello che Nintendo porta su Switch 2 è un remake di Star Fox 64 (quel Lylat Wars che dalle nostre parti uscì proprio con quel nome) riproposto quasi come un calco dell’originale. Annunciato dal nulla, con un tweet notturno e un Direct fuori programma, è arrivato in un attimo: esce il 25 giugno, in esclusiva su Switch 2, a un prezzo da remake più gentile di quello dei grandi first party. Dopotutto Fox McCloud, fino a poche settimane fa, non era nemmeno nei pronostici dell’anno: ci è rientrato dalla porta principale grazie alla comparsata nel film di Super Mario Galaxy e Nintendo ne ha approfittato per rispolverarlo.
La stessa storia, raccontata meglio
Si torna nel sistema Lylat, nello spazio profondo colonizzato dagli abitanti di Corneria. Il generale Pepper è preoccupato per i movimenti che arrivano da Venom, il pianeta-prigione dove è confinato lo scienziato impazzito Andross, e spedisce lassù una squadra di assi: James McCloud, il veterano Peppy Hare e il viscido Pigma Dengar. È una trappola, ovviamente: Dengar passa al nemico, James sacrifica la sua nave per salvare Peppy e il testimone passa al figlio. La trama, insomma, è quella di trent’anni fa, virgola più virgola meno.

Su questa ossatura il remake costruisce la sua vera ambizione, che è tutta cinematografica. Le scene d’intermezzo sono state rigirate da capo, con una regia molto più dinamica, dialoghi interamente doppiati e un linguaggio visivo che guarda all’animazione contemporanea. Lo Star Fox originale era una sequenza di missioni con qualche riga di testo; questo prova a essere una piccola space opera, con i suoi momenti di pathos e le sue battute. A reggere il tutto c’è una colonna sonora orchestrale: i temi storici sono stati riarrangiati e ri-registrati da un’orchestra sinfonica e sentire quelle musiche suonate per davvero, mentre un palazzo crolla sotto i tuoi colpi, fa un certo effetto.
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E poi c’è la questione del nuovo look, quella su cui si è discusso di più. I personaggi sono stati ridisegnati in chiave realistica, con pelliccia, espressioni facciali e proporzioni completamente diverse: per qualcuno è un salto di qualità, per altri un tuffo nell’uncanny valley. Io, dopo diverse ore in compagnia di questo nuovo design, mi colloco fermamente nel primo gruppo. Può piacere o non piacere, ma è una scelta coerente e tecnicamente impeccabile, che fa fare all’intero titolo un salto di qualità globale in grado di rendere l’esperienza molto fresca.


Come si gioca (spoiler: è sempre Star Fox)
Star Fox rimane Star Fox: uno sparatutto a scorrimento in cui si accelera, si frena, si spara, si rotea su sé stessi e si fanno grandi giri della morte. La struttura è quella arcade a percorso fisso, con i livelli a corridoio che si alternano alle arene in modalità a tutto campo, dove la visuale si apre a 360 gradi per gli scontri spaziali e le boss fight. Tornano anche i bivi narrativi, gli obiettivi che, completati o meno, deviano la rotta della campagna e ti spingono a rigiocarla per scoprire tutte le diramazioni. I livelli sono stati ampliati e resi più articolati rispetto all’originale, ma chi conosceva a memoria Corneria, il campo di asteroidi di Meteo o le schermaglie su Fichina ritroverà tutto al suo posto: ritmi, power-up, posizionamento dei nemici, etc.
Sul fronte dei comandi, finalmente, c’è respiro. Lo schema standard con levetta e grilletti è rapido e permissivo: l’Arwing risponde con una precisione che ai tempi dell’N64 ci sognavamo. Ma tutto si può rimappare a piacere e i nostalgici possono persino collegare il controller N64 di Switch. C’è anche la modalità mouse del Joy-Con, che però dà il meglio altrove: qui si perde un po’ in precisione. Quanto alla sfida, ci sono i classici Facile, Normale e un Difficile cattivo che toglie i continue dopo il Game Over, oltre a una modalità Sfida con obiettivi alternativi e un livello Esperto pensato per chi il sistema Lylat lo conosce a occhi chiusi.


Le novità vere sono in compagnia
Dove il remake prova davvero ad andare oltre il 1997 è nel multiplayer. La co-op è la trovata più semplice e più riuscita: si divide l’Arwing su due Joy-Con, uno pilota e l’altro mira e spara. È qui che la modalità mouse trova il suo senso. Si può fare tutto da soli con due mani, certo, ma è la collaborazione a rendere l’esperienza caotica e divertente, perfetta da buttare lì con un amico o un familiare poco avvezzo al genere.
Più ambiziosa, e dove personalmente mi sono divertito di più, è la modalità competitiva 4 contro 4: una mappa a campo libero in cui due squadre si contendono il controllo di alcune aree, abbattendo i veicoli avversari per avere la meglio. Sono scontri rapidi ma tecnici, dove la padronanza del mezzo e la comunicazione col team fanno la differenza: un vero duello tra assi dei cieli. Ad alzare ulteriormente il tasso di stranezza ci pensa la telecamera della Switch 2, che con GameChat trasforma il tuo volto in quello di un personaggio della saga, espressioni comprese.


Promosso, ma con gli occhi aperti
Alla fine del conto, questo Star Fox è una restaurazione amorevole e impeccabile: gira che è una meraviglia, suona benissimo, si pilota da Dio e in compagnia regala parecchio. È un giocare di lusso, perché i veri classici non tramontano. Eppure è impossibile non notare che siamo al secondo remake dello stesso gioco, dopo quello per 3DS, e che la sua filosofia arcade resta cristallizzata da oltre vent’anni. L’ambizione cinematografica, per quanto splendida, a volte convive col gameplay più che fondersi con esso: due anime affiancate, la spettacolare e l’immediata, che non sempre si parlano fino in fondo.
Resta quindi la domanda di sempre, quella che solo il tempo (e il supporto post-lancio, soprattutto sulle modalità competitive) potrà sciogliere: questo è il punto di ripartenza che riporta finalmente Fox fuori dal suo loop o l’ennesimo, bellissimo ritorno al passato di una serie che continua a non trovare un futuro? Per ora me lo godo per quello che è: uno dei modi più piacevoli di passare un’oretta su Switch 2. E incrocio le dita per l’Arwing.
Ultimo aggiornamento 2026-06-24 / Link di affiliazione / Immagini da Amazon Product Advertising API
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Marco Paretti
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