Gibellina, Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea 2026


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Gibellina Photo road, nel suo decimo anniversario, torna dal 4 luglio al 6 settembre 2026 con un’edizione speciale inserita nel programma di Gibellina Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea 2026. Per due mesi il festival, curato da Arianna Catania e prodotto dall’Associazione On Image, trasforma ancora una volta la città siciliana in un percorso espositivo a cielo aperto, accogliendo mostre, installazioni e interventi site-specific che mettono in dialogo fotografia contemporanea, architettura, memoria e paesaggio urbano.

Il programma

Il programma inaugurale, previsto il 4-5 luglio e il 30 luglio nel comune in provincia di Trapani, prevede incontri con gli artisti, visite guidate, presentazioni editoriali e momenti di partecipazione aperti alla cittadinanza, confermando come il festival sia uno spazio di confronto tra creativi, abitanti e visitatori, che valorizza la fotografia come linguaggio interprete del presente, capace di attivare nuove relazioni con le comunità.

Fulcro dell’edizione è Ruins of Renewal, nuovo progetto site-specific dell’artista olandese Erik Kessels (Roermond, Paesi Bassi, 1966), tra le figure più influenti della fotografia contemporanea internazionale. Il festival presenta nuove opere e installazioni di Alice Grassi, Teresa Giannico, Jacopo Di Cera e Stefano Cerio, insieme a un programma diffuso che coinvolge luoghi simbolici della città e numerosi spazi della vita quotidiana.

Nato nel 2016 da un’idea della curatrice Arianna Catania, che ne firma la direzione artistica sin dalla fondazione, Gibellina Photoroad è l’unico festival italiano interamente dedicato alla fotografia contemporanea open air e site-specific. Nel corso degli anni ha sviluppato un modello originale di fruizione dell’immagine, nel quale le opere si confrontano direttamente con il contesto urbano, sociale e culturale che le ospita, trasformando la città in uno spazio di ricerca, partecipazione e sperimentazione. 

A Gibellina la fotografia incontra una storia unica: quella della ricostruzione seguita al terremoto del Belice del 1968 e del progetto culturale promosso da Ludovico Corrao, che chiamò artisti, architetti e intellettuali a contribuire alla rinascita della città. In questo contesto il festival si inserisce come un dispositivo di lettura del presente, capace di intrecciare storie individuali e memoria collettiva, patrimonio materiale e immaginario contemporaneo. 

L’edizione 2026

L’edizione 2026 riunisce progetti che affrontano temi legati alla memoria, all’identità, al paesaggio e alle trasformazioni sociali e ambientali contemporanee. Tra questi Ruins of Renewal – nuovo progetto site-specific dell’artista olandese Erik Kessels (Roermond, Paesi Bassi, 1966) – rappresenta uno degli interventi più significativi del programma. Sostenuto da Ambasciata e Consolato Generale del Regno dei Paesi Bassi e Mondriaan Fonds, il progetto nasce da una lunga ricerca condotta con gli abitanti di Gibellina attraverso fotografie di album di famiglia e archivi cittadini. Concepita come una “nuova piazza”, l’installazione monumentale di Kessels occupa lo spazio adiacente a Piazza Beuys e si configura come un luogo di incontro e partecipazione composto da immagini della ricostruzione della città tra gli anni Settanta e Novanta.

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Il rapporto tra memoria e appartenenza è al centro anche di RoundTrip di Alice Grassi (Catania, 1981), uno dei progetti simbolo della storia del festival. Nato nel 2016 e oggi ampliato, il lavoro affronta il tema dell’emigrazione giovanile siciliana. Protagonisti sono giovani gibellinesi che hanno lasciato la città per studiare o lavorare altrove che vengono ritratti nei luoghi che “sentono casa”. Le fotografie, installate nelle finestre delle abitazioni della città, restituiscono simbolicamente una presenza a chi è partito, trasformando l’intero centro urbano in una mappa affettiva costruita da ricordi, emozioni e appartenenze. 

Con Alphabet, Teresa Giannico (Bari, 1985) interviene invece nello spazio sospeso e monumentale del Teatro di Pietro Consagra. La sua installazione costruisce un alfabeto visivo fatto di immagini, frammenti e suggestioni che dialogano con l’architettura brutalista dell’edificio. Attraverso una ricerca che intreccia fotografia e immaginazione, Giannico invita il pubblico a comporre autonomamente significati e connessioni, trasformando il percorso espositivo in un’esperienza aperta e personale. 

I progetti

Tra i progetti che dialogano con l’identità e la memoria di Gibellina c’è Between di Jacopo Di Cera (Milano, 1981), videoinstallazione realizzata durante una residenza artistica al Grande Cretto di Alberto Burri, con il coinvolgimento diretto di quattordici abitanti della città. Attraverso una serie di video-loop ripresi dall’alto, il progetto mette in dialogo la dimensione monumentale dell’opera di Burri con i gesti minimi di vita quotidiana. Corpi, ombre e movimenti ripresi dalla visione zenitale, attraversano il Cretto trasformandolo da luogo della memoria a spazio abitato. Il risultato è una riflessione poetica sul rapporto tra storia collettiva ed esperienza individuale, assenza e presenza. Realizzata in collaborazione con HF4, International Art Hub, agenzia impegnata nella

creazione e comunicazione di progetti culturali e nella costruzione di relazioni tra artisti, istituzioni e territorio, l’opera sarà presentata alla Fondazione Orestiadi. Completa il percorso Redemption of Nature di Stefano Cerio (Roma, 1962), progetto sostenuto interamente da Strategia Fotografia 2025 della Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura e realizzato in collaborazione con il mudaC – Museo delle arti di Carrara. Attraverso fotografie e video realizzati in Sicilia e Sardegna, l’artista indaga i processi di rigenerazione della natura dopo i grandi incendi che hanno colpito il Mediterraneo negli ultimi anni. Le immagini, installate all’aperto nel paesaggio di Gibellina, costruiscono una riflessione sul rapporto tra emergenza climatica, trasformazione ambientale e capacità di rinascita dei territori. 

In città sarà possibile visitare anche le due installazioni Una città quasi infinita di Paolo Ventura (presentata all’edizione 2025 di Gibellina Photoroad), il fotomosaico permanente Gibellina selfie di Joan Fontcuberta (realizzato in occasione di Gibellina Photoroad 2019), Hollywood di Salvatore Di Gregorio, e il progetto realizzato nel 2025 con gli abitanti Singolare Plurale: un ritratto per la città. Questi interventi sono inseriti in un percorso espositivo diffuso nei bar e negozi della città  Accanto alle mostre, inoltre, il festival celebra il proprio decennale con la pubblicazione di un catalogo dedicato ai dieci anni di attività, un volume che raccoglie materiali d’archivio, immagini e contributi di artisti e studiosi che hanno accompagnato la storia di Gibellina Photoroad, restituendo il percorso di un progetto che ha contribuito a ridefinire il rapporto tra fotografia contemporanea e spazio pubblico in Italia che sarà presentato il 30 luglio.

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