08/04/2026 – La casa stampata in 3D è un edificio vero e proprio, realizzato attraverso tecnologie di stampa additiva che consentono di costruire strutture edilizie strato dopo strato.
A sviluppare questa innovazione sono imprese e produttori, centri di ricerca, progettisti che, negli ultimi anni, hanno trasformato quella che inizialmente sembrava una visione futuristica in una soluzione costruttiva concreta.
Dalle prime sperimentazioni a livello internazionale avviate nei primi anni 2000, la stampa 3D in edilizia oggi è un sistema costruttivo validato a tutti gli effetti. Non si parla più soltanto di prototipi, ma di costruzioni abitabili, capaci di rispondere agli standard richiesti all’edilizia tradizionale, inclusi i requisiti di sicurezza strutturale e, nei casi applicabili, anche di resistenza sismica.
La stampa 3D viene letta come una delle tecnologie che possono contribuire a rendere il settore delle costruzioni più digitalizzato, più automatizzato e profondamente diverso rispetto al passato. Già nel 2016 McKinsey indicava il 3D printing tra gli elementi del futuro digitale delle costruzioni e, nel 2020, tornava a descrivere il comparto come destinato a una trasformazione radicale sotto la spinta dell’innovazione tecnologica.
I vantaggi della realizzazione di una casa 3D
I principali vantaggi di questa tecnologia riguardano la riduzione dei tempi di costruzione rispetto all’edilizia tradizionale (alcune referenze hanno dimostrato come una piccola abitazione possa essere stampata nell’arco di circa 24 ore) e la possibilità di ottimizzare l’uso dei materiali, impiegando in alcuni casi componenti riciclati o di provenienza locale, con possibili benefici anche sul piano ambientale.
Per queste ragioni, la stampa 3D applicata all’edilizia viene osservata con un duplice interesse:
- come risposta al tema dell’accesso all’abitare, perché può contribuire a rendere la costruzione di alloggi più rapida, più controllabile nei costi e potenzialmente più accessibile;
- come una possibile strada che aiuti il settore edile a raggiungere la neutralità carbonica, obiettivo su cui si concentra anche il dibattito internazionale.
Si registrano vantaggi anche sul fronte economico, anche se è bene precisare che il prezzo varia in base a dimensioni, complessità della struttura, materiali impiegati e contesto normativo.
Il costo di produzione di una piccola casa stampata in 3D si aggira intorno ai 10.000 euro, ma il dato si riferisce alla struttura di base e non comprende impianti, finiture e altre lavorazioni necessarie per consegnare un edificio completo.
Di che materiale è fatta una casa stampata in 3D?
Alla base di una casa stampata in 3D c’è, nella maggior parte dei casi, il 3D Concrete Printing o 3DCP, cioè la stampa 3D di materiali cementizi formulati appositamente per essere estrusi e depositati in strati successivi.
Non si tratta di calcestruzzo tradizionale ma di malte o miscele cementizie ad alte prestazioni, progettati per essere facili da pompare e da estrudere e, una volta deposte, sostenere il proprio peso e quello degli strati successivi senza deformarsi. È questo equilibrio tra fluidità e stabilità a rendere possibile il processo costruttivo.
→ Un esempio è i.tech 3D di Heidelberg Materials sviluppato nel 2020 presso il centro di ricerca Italcementi di Bergamo ed utilizzato per realizzare uno dei primi edifici residenziali con tecnologia 3D printing: una casa indipendente, di circa 80 mq, su due piani a Beckum in Germania. La casa a Beckum è stata stampata dalla divisione 3d construction di PERI, uno dei produttori principali di casseforme e di sistemi per impalcature nel settore delle costruzioni.
Una casa stampata in 3D non è fatta soltanto di cemento. Esistono anche esperienze basate su miscele naturali come la terra cruda, che cercano di ridurre ulteriormente l’impatto ambientale e di valorizzare materiali locali.
→ Nella foto che segue uno dei casi più noti in Italia realizzato con materiali naturali a base di terra cruda: TECLA, il progetto sviluppato da WASP con Mario Cucinella Architects.
Come avviene la stampa 3D del calcestruzzo
La stampa 3D del calcestruzzo si basa sui principi dell’additive manufacturing. In pratica, l’elemento da realizzare non viene ottenuto sottraendo materiale o assemblando componenti tradizionali, ma attraverso la deposizione sequenziale di strati a partire da un modello digitale tridimensionale. Per eseguire una stampa 3DCP sono richieste competenze specialistiche e vengono utilizzate attrezzature dedicate, grandi stampanti o bracci robotici.
Il processo consente quindi di passare direttamente dal progetto elaborato al computer alla costruzione fisica dell’oggetto o della struttura, con un elevato livello di automazione. Questo permette di realizzare forme complesse con maggiore libertà geometrica, limitando in molti casi il ricorso alle casseforme e ottimizzando l’impiego del materiale.
La stampa 3D del calcestruzzo sta trovando applicazione non solo nella realizzazione di edifici, ma anche in componenti prefabbricati e elementi strutturali, come ad esempio basamenti, muri, collegamenti, cabine di servizio, fermate dell’autobus, barriere di protezione dalle inondazioni, ecc e manufatti per lo spazio pubblico, come l’arredo urbano e altri oggetti decorativi quali panchine, vasi, pannelli decorativi, ecc.
I progressi della stampa 3D architettonica
La crescita della stampa 3D architettonica è stata rapida e si legge con chiarezza osservando il passaggio dalla casa unifamiliare a edifici residenziali più complessi. Di seguito due esempi.
1. Condominio stampato 3D
A distanza di solo un anno dalla realizzazione della casa unifamiliare a Backum, è stato realizzato nel 2021 Wallenhausen, in Baviera, il primo edificio plurifamiliare stampato in 3D. Si tratta di un organismo edilizio di tre piani con cinque appartamenti e circa 380 mq di superficie abitabile.
Questo intervento ha mostrato che il 3D printing non era più limitato al prototipo o alla piccola scala, ma poteva già confrontarsi con la dimensione del condominio, con 72 ore di stampa distribuite su sei settimane complessive di cantiere.
2. Edificio 3D certificato
Nel 2026, il progetto Itaca di WASP segna un’evoluzione ulteriore, perché alla rapidità esecutiva affianca due temi che misurano la maturità della tecnologia, cioè la certificazione sismica e l’architettura passiva.
Realizzata tra le colline dell’Emilia-Romagna come modello di fattoria autosufficiente basato su una microeconomia circolare, Itaca è presentata come la prima costruzione stampata in 3D certificata in Italia e progettata in conformità alle normative italiane ed europee, comprese quelle antisismiche.
A questo si aggiunge un impianto bioclimatico molto chiaro, con pareti spesse tra 60 e 70 cm, riempimenti in lolla di riso e calce naturale, alta traspirabilità e isolamento integrato nella muratura, soluzioni che orientano l’edificio verso il modello della casa passiva.
In questo passaggio, dalla scala plurifamiliare alla verifica prestazionale su sicurezza e comportamento energetico, si coglie bene la maturazione della stampa 3D architettonica come tecnologia costruttiva sempre più credibile, evoluta e replicabile.
Il quadro normativo delle case stampate 3D
Quando si è iniziato a lavorare con la stampa 3D di case emerse da subito una possibile problematica, quella del quadro regolatorio. Trattandosi di un metodo costruttivo nuovo, in Italia come in altri Paesi mancavano riferimenti pienamente consolidati per l’approvazione degli interventi, la certificazione, i controlli di qualità e la sicurezza, oltre che per la formazione delle figure professionali coinvolte.
Si pensò da subito alla standardizzazione, perché senza procedure condivise per prove, verifiche e validazione del processo la diffusione del 3DCP su larga scala restava inevitabilmente rallentata.
In questa direzione si colloca la UNI EN ISO/ASTM 52939:2024, recepimento italiano della norma internazionale ISO/ASTM 52939:2023, che definisce i requisiti di assicurazione della qualità per la costruzione additiva applicata a edifici e opere di costruzione.
Il punto più importante è che la norma adotta un approccio orientato al processo; quindi, non si concentra su una singola tecnologia o su uno specifico materiale, ma stabilisce criteri generali per controllare in modo coerente il processo di stampa, l’organizzazione della cella di costruzione e le principali sequenze operative.
La norma, inoltre, si applica alle costruzioni additive per edilizia e infrastrutture, ma non riguarda i metalli e non sostituisce né le approvazioni di progetto né la caratterizzazione e le prove sui materiali, che restano affidate ad altri riferimenti tecnici e normativi.
Stampa 3D Architettonica e AI, verso un processo più intelligente
La casa stampata in 3D ha già dimostrato di poter uscire dalla dimensione sperimentale e confrontarsi con il cantiere reale, con requisiti prestazionali, controlli di processo e riferimenti normativi sempre più definiti.
Il passaggio successivo riguarda l’integrazione tra stampa 3D architettonica e intelligenza artificiale, che potrà affiancare progettisti, imprese e committenti nell’elaborazione delle soluzioni, nella verifica delle alternative, nella gestione dei dati di progetto e nel controllo di tempi, costi e fasi esecutive.
Già oggi, nel settore delle costruzioni, l’AI viene associata alla capacità di migliorare il processo decisionale, ridurre i rischi e accelerare i flussi informativi, mentre gli sviluppi più recenti della generative AI mostrano un potenziale crescente anche nella produzione di primi schemi progettuali e contenuti tecnici.
La direzione, quindi, appare chiara. Dopo aver reso possibile costruire un’architettura per strati, la frontiera successiva sarà rendere quel processo sempre più intelligente, coordinato e predittivo, senza togliere centralità al ruolo dei professionisti che restano responsabili delle scelte progettuali e costruttive.
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Redazione Edilportale
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