COSENZA Il Consiglio comunale riunitosi nel pomeriggio di oggi nella sala delle adunanze di Palazzo dei Bruzi per discutere della situazione della Casa circondariale di Cosenza, ha approvato all’unanimità, al termine del dibattito, una risoluzione nella quale si impegna il Sindaco Franz Caruso e la Giunta a trasmettere la stessa risoluzione al Ministero della Giustizia, al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, al Provveditorato regionale, alla Direzione della Casa Circondariale, al Garante regionale e nazionale e ai parlamentari del territorio, al fine di chiedere alle autorità competenti: interventi per la riduzione del sovraffollamento; il potenziamento dei servizi sanitari, inclusivi e psichiatrici; il rafforzamento della mediazione linguistico-culturale e religiosa; il miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie e strutturali; l’attuazione con urgenza degli interventi già programmati relativi alle schermature in plexiglass, alla luce delle attuali condizioni climatiche e delle possibili ricadute sul microclima delle sezioni interessate. Nella risoluzione viene auspicato che le istituzioni competenti forniscano riscontro sulle iniziative intraprese. La seduta odierna del civico consesso, stante la contemporanea assenza giustificata del Presidente Giuseppe Mazzuca e dei Vicepresidenti, è stata presieduta, ai sensi dell’articolo 21 dello statuto e 17 del regolamento del Consiglio comunale dal consigliere con la cifra elettorale più alta, Giuseppe d’Ippolito che ad inizio di seduta ha ricordato all’aula le ragioni della sua presenza alla conduzione dell’assise, confidando l’emozione nel sedere alla sinistra del Sindaco. Si è poi passati alla trattazione dell’unico ordine del giorno con la lettura, da parte del consigliere Francesco Turco, dell’ordine del giorno presentato per richiedere la discussione in Consiglio, prima firmataria la consigliera comunale Chiara Penna, presidente della commissione consiliare Legalità. L’ordine del giorno era stato firmato anche dai consiglieri Francesco Turco, Ivan Commodaro Andrea Golluscio, Giuseppe d’Ippolito, Alessandro Rendace e Alfredo Dodaro. L’ordine del giorno aveva preso le mosse dalla relazione della Garante comunale delle persone private della Libertà Personale, dott.ssa Emilia Corea, nella quale sono state evidenziate rilevanti criticità riguardanti la situazione della casa circondariale di Cosenza e tra queste le condizioni di particolare difficoltà all’interno dell’istituto penitenziario, con specifico riferimento al persistente fenomeno del sovraffollamento, alle condizioni di vivibilità degli spazi detentivi e alle problematiche connesse alla tutela della salute e della dignità delle persone detenute. Dalla stessa relazione è emersa, inoltre, la presenza in diversi reparti della struttura, di pannelli in plexiglass apposti alle finestre delle celle che limitano significativamente il naturale ricambio dell’aria e l’ingresso della luce solare. Motivi- è stato sottolineato nell’ordine del giorno firmato dalla consigliera Penna e dagli altri consiglieri che hanno reso improcrastinabile la discussione nel civico consesso. A prendere la parola, subito dopo, è stata la stessa consigliera Chiara Penna come prima firmataria che ha preliminarmente rivolto un primo ringraziamento alla dott.ssa Emilia Corea, «per il lavoro svolto con continuità e rigore». «Questa Amministrazione – ha proseguito Chiara Penna – ha scelto di istituire per la prima volta nel Comune di Cosenza la figura del Garante delle persone private della libertà personale, e oggi continuiamo su quella linea: quella di un’attenzione concreta e costante ai diritti fondamentali». Un ulteriore ringraziamento la consigliera Penna lo ha indirizzato alla Camera Penale di Cosenza ed in particolare al suo Presidente, Avvocato Roberto Le Pera. Penna ha ricordato come, in questo periodo particolarmente complesso, la Camera Penale abbia rappresentato «un punto di riferimento di garantismo e legalità». Penna ha, inoltre ricordato, che dal 2021, insieme all’Osservatorio Carcere della Camera Penale di cui era responsabile, ed anche con il Presidente, Avvocato Pietro Perugini, “è stato portato avanti un lavoro costante sulle condizioni detentive e, in particolare, sull’impatto delle schermature in plexiglass alle finestre, che per 5 anni hanno inciso sulla ventilazione e sulla vivibilità degli ambienti. Oggi possiamo dire che su questo fronte – ha proseguito – si è aperto un percorso concreto di soluzione, grazie a una sinergia istituzionale tra Camera Penale, Garante comunale e Amministrazione, insieme al coinvolgimento del senatore Fausto Orsomarso. La questione è ormai in via di definizione e si va verso la rimozione delle schermature. Per questo, nella risoluzione, è stato inserito il chiaro auspicio affinché tale intervento venga completato con urgenza, considerato l’impatto immediato delle condizioni climatiche interne». Quindi Chiara Penna ha richiamato ancora una volta la relazione della Garante, che conferma un quadro di criticità non episodiche ma strutturali. «Il primo elemento è il sovraffollamento costante: 286 detenuti il 5 marzo, 284 il 20 marzo, 277 il 25 maggio, a fronte di una capienza regolamentare di 220 posti. Una condizione che incide direttamente sulla dignità della persona, sulla sicurezza interna e sulla qualità della vita detentiva. La relazione – ha rimarcato la consigliera Penna – richiama i parametri della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, secondo cui il limite dei tre metri quadrati per detenuto rappresenta una soglia minima di garanzia ai sensi dell’articolo 3 della Convenzione. È per questo necessario inquadrare questo tema nella sua dimensione complessiva. Il sistema penitenziario italiano – ha evidenziato ancora Chiara Penna – vive da anni una condizione di criticità strutturale. La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, con la sentenza “Torreggiani” del 2013, ha accertato la violazione dell’articolo 3 della Convenzione EDU, riconoscendo che le condizioni di sovraffollamento in Italia integravano trattamenti inumani e degradanti.Quella sentenza non si è limitata a una condanna: ha imposto allo Stato italiano un obbligo di intervento strutturale.
Successivamente, l’ordinamento ha cercato di rispondere anche attraverso strumenti come il risarcimento per detenzione in condizioni inumane, previsto per ridurre il contenzioso e dare una forma di ristoro ai detenuti. Tuttavia, a distanza di oltre dieci anni, dobbiamo constatare che questa risposta è rimasta in larga parte compensativa e non risolutiva: ha gestito gli effetti del problema, senza rimuoverne le cause. Si è così consolidato un sistema che interviene dopo la violazione, ma fatica a prevenirla. È mancata una strategia strutturale sulle misure alternative alla detenzione, che dovrebbero rappresentare il principale strumento di riduzione del sovraffollamento”. Quindi, Penna ha evidenziato, inoltre, la progressiva rimozione dal dibattito politico di strumenti straordinari come amnistia e indulto, “privando il sistema di valvole di sfogo nei momenti di maggiore pressione». Per Chiara Penna il risultato è inequivocabile: «un sistema che continua a riprodurre le stesse criticità: sovraffollamento superiore a quello registrato 13 anni fa, fragilità organizzative e condizioni materiali spesso difficili. Un tema sociale ed umano come dimostrano i dati sulla sofferenza psicologica della popolazione detenuta e i tragici fenomeni di suicidio in carcere: 76 nel 2025, 24 nel 2026». Penna ha messo in luce il rischio che il carcere si allontani dal modello costituzionale dell’articolo 27 della Costituzione, «che assegna alla pena una funzione rieducativa e non meramente custodiale». Per restare all’istituto penitenziario cosentino, Chiara Penna ha ricordato ancora che “la relazione della Garante evidenzia le criticità specifiche dell’istituto “Sergio Cosmai” riassumendole nel sovraffollamento, nelle criticità strutturali, nell’umidità e ventilazione insufficiente – a prescindere dal plexiglass – che compongono un quadro che richiede attenzione costante e interventi concreti. Di qui le richieste evidenziate nella risoluzione e che il consiglio ha fatto sue approvandole all’unanimità.
Subito dopo, è intervenuta la consigliera comunale Alessandra Bresciani. «Devo confessare – ha esordito Bresciani – che, se qualcuno mi avesse detto qualche anno fa che un giorno avrei citato Alemanno in un intervento in Consiglio Comunale e che, per di più, mi sarei trovata d’accordo con lui, probabilmente avrei sorriso con incredulità. La politica, però, ha il vizio di riservare sorprese e la realtà, a volte, è più ostinata delle appartenenze ideologiche. Eppure, quando Alemanno, uscendo dal carcere di Rebibbia, ha affermato che sul sovraffollamento delle carceri “non è stato fatto nulla dal governo Meloni”, ha sottolineato una questione che merita di essere ascoltata senza pregiudizi. Perché ci sono temi che dovrebbero superare le bandiere politiche e parlare direttamente alla coscienza delle istituzioni». Nell’evidenziare, in particolare, la situazione in cui versa la casa circondariale di Cosenza, la consigliera Bresciani ha messo in risalto una serie di criticità: dal sovraffollamento alla carenza di personale, dalle difficoltà nell’assistenza sanitaria e psicologica alla limitata disponibilità di percorsi formativi e lavorativi, «problemi concreti che incidono sulla vita quotidiana delle persone detenute e degli operatori penitenziari». Una riflessione a parte Bresciani ha dedicato alla condizione dei detenuti stranieri e delle persone affette da disturbi psichiatrici, due categorie che spesso vivono situazioni di particolare vulnerabilità. «I detenuti stranieri, infatti – ha precisato – oltre alle difficoltà comuni della detenzione, devono affrontare la barriera linguistica, la lontananza dai familiari e, spesso, l’assenza di una rete di sostegno sociale. Le persone con problemi di salute mentale, invece, si trovano talvolta in carcere pur avendo bisogno principalmente di percorsi terapeutici e di un’assistenza specialistica continuativa. La carenza di personale sanitario, di psicologi e di strutture adeguate rischia di aggravare condizioni già fragili. La situazione diventa ancora più critica quando queste due condizioni si sommano: il detenuto straniero affetto da disturbi psichiatrici può subire una forma di doppia discriminazione e di maggiore isolamento, con difficoltà ulteriori nell’accesso alle cure, nella comunicazione con gli operatori e nella tutela dei propri diritti. Accanto al diritto alla salute – ha rimarcato ancora Bresciani – merita attenzione anche il diritto alla libertà religiosa. È opportuno favorire, nel rispetto delle esigenze di sicurezza dell’istituto penitenziario, la possibilità per i detenuti di fede islamica di svolgere la preghiera comunitaria del venerdì, senza rendere necessaria la presenza stabile di un imam esterno, qualora ciò comporti criticità organizzative o l’introduzione di regole incompatibili con il regime dell’istituto. Una soluzione praticabile potrebbe essere quella di organizzare due turni distinti, differenziati in base ai livelli di sicurezza dei detenuti, così da evitare contatti tra persone appartenenti a circuiti diversi e garantire contemporaneamente il diritto al culto e la tutela dell’ordine interno. Allo stesso tempo, sarebbe auspicabile poter disporre di spazi comuni più ampi e adeguati, che consentano lo svolgimento delle attività religiose, culturali e trattamentali in condizioni di maggiore dignità e sicurezza. Garantire cure appropriate, un adeguato supporto alla salute mentale e il rispetto della libertà religiosa non rappresenta soltanto un obbligo costituzionale e umano, ma costituisce anche una condizione essenziale per la sicurezza collettiva e per un autentico percorso di recupero e reinserimento della persona detenuta». Per Alessandra Bresciani «parlare dei diritti dei detenuti non significa dimenticare le vittime dei reati, né sminuire la responsabilità di chi ha sbagliato. Significa riconoscere che uno Stato forte non è quello che umilia, ma quello che fa rispettare la legge senza rinunciare alla dignità umana. Per questo motivo ritengo necessario che tutte le istituzioni, ciascuna per la propria parte, si impegnino affinché il carcere non sia soltanto un luogo di custodia, ma anche un luogo di recupero. Come Consiglio Comunale abbiamo il dovere di mantenere alta l’attenzione su questi temi e di sostenere ogni iniziativa che favorisca il reinserimento sociale e il rispetto dei diritti fondamentali. Perché la civiltà di una comunità non si misura da come tratta i più forti, ma da come tratta chi si trova nelle condizioni più difficili, persino quando ha commesso degli errori».
A seguire, il dibattito ha fatto registrare l’intervento del consigliere comunale Ivan Commodaro. «Esistono temi che appartengono alla politica – ha sottolineato Commodaro – e temi che appartengono alla coscienza delle istituzioni. Quello che affrontiamo oggi, appartiene certamente alla seconda categoria. Quando discutiamo delle condizioni di vita all’interno della Casa Circondariale “Sergio Cosmai”- ha aggiunto Ivan Commodaro – non stiamo discutendo soltanto di un carcere. Stiamo discutendo del rapporto tra lo Stato e la dignità umana e della capacità delle istituzioni di rimanere fedeli ai propri principi anche nei luoghi più difficili e meno visibili. Stiamo discutendo, quindi, del grado di civiltà della nostra Repubblica. le mura di un istituto penitenziario – ha rimarcato il capogruppo di “Franz Caruso Sindaco” – non possono diventare un confine oltre il quale cessano i diritti fondamentali della persona”. Commodaro richiama alcuni capisaldi della Carta costituzionale: “l’articolo 2 riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo. L’articolo 3 afferma il principio di uguaglianza. L’articolo 27 stabilisce che le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato. L’articolo 32 tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo». Per il consigliere Commodaro queste le ragioni per le quali la relazione della Garante merita la massima attenzione. «Oggi dobbiamo prendere atto di un fatto nuovo e positivo – ha aggiunto Commodaro – : il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, su impulso del Sottosegretario alla Giustizia Alberto Balboni, dopo le visite istituzionali, ha disposto la rimozione dei pannelli in plexiglass dalle finestre dell’istituto di pena “Cosmai” di Cosenza. Un risultato che va pubblicamente riconosciuto perché le istituzioni acquistano credibilità quando ascoltano, verificano e intervengono. È un segnale importante che dimostra come il dialogo istituzionale possa produrre risultati concreti. Ma proprio questo risultato ci impone di non fermarci. Il compito del Consiglio comunale non è mettere in evidenza ciò che è stato risolto, ma vigilare su ciò che resta ancora da risolvere. La relazione della Garante descrive infatti criticità che restano pienamente attuali, come il persistente sovraffollamento, con una capienza di 220 posti a fronte di una presenza stabile vicina ai 280 detenuti; la presenza di persone affette da disturbi psichiatrici e altre condizioni di particolare fragilità. A questo si aggiungano gli episodi di autolesionismo, che rappresentano un forte segnale di disagio; le difficoltà organizzative, la limitata mediazione linguistico-culturale, le barriere architettoniche e la necessità di rafforzare l’assistenza sanitaria e psicologica. Di fronte a questi dati – ha aggiunto Ivan Commodaro – il nostro compito non è cercare colpevoli, ma quello di ricercare soluzioni. La storia insegna che la forza di uno Stato non si misura dal modo in cui tratta i più forti. Si misura dal modo in cui tratta i più deboli E tra i più deboli vi sono certamente coloro che si trovano in stato di detenzione, privati della libertà personale e completamente affidati alla responsabilità delle istituzioni pubbliche». Per il capogruppo di “Franz Caruso Sindaco” «bisogna sempre ricercare il punto di equilibrio tra sicurezza e tutela della persona, perché – ha aggiunto – l’umanità senza sicurezza diventa inefficacia. Le istituzioni democratiche hanno il dovere di garantire entrambe».
Subito dopo è intervenuta la consigliera Bianca Rende che ha esordito complimentandosi con la collega Chiara Penna, prima firmataria dell’ordine del giorno, per l’iniziativa che era stata già condivisa nella commissione consiliare legalità, presieduta dalla stessa consigliera Penna, a seguito della relazione trasmessa dalla Garante comunale. La consigliera Rende ha richiamato l’audizione della garante, dott.ssa Emilia Corea. «Un’audizione che ci ha molto colpito in quanto ci ha illuminato su uno spaccato di vita carceraria che non tutti conosciamo, ma rispetto al quale siamo più che sensibili. Bisogna fare di tutto per evitare che la privazione della libertà personale si trasformi in una violazione della dignità della persona». Poi Bianca Rende ha ricordato le diverse visite che si sono succedute nella casa circondariale cosentina «che – ha detto – è stata attenzionata anche dai parlamentari che hanno rilevato la sussistenza di criticità importanti, come il sovraffollamento e le carenze strutturali che incidono sulla vita quotidiana». Nel richiamare le cifre del sovraffollamento (282 detenuti su 220 posti disponibili) la consigliera Rende ha ribadito che «non è soltanto un problema numerico, ma un vulnus che compromette seriamente la funzione rieducativa della pena, determinando situazioni di maggiori tensioni. Una miscela che diventa esplosiva a causa delle alte temperature». Rende ha inoltre mostrato apprezzamento per l’iniziativa del parlamentare di Fratelli d’Italia, Fausto Orsomarso, in direzione della rimozione del plexiglass dalle finestre dell’istituto di pena “Sergio Cosmai”. Prima di concludere il suo intervento la consigliera Rende ha ricordato alcuni dati dell’ultimo rapporto di “Antigone” sulle condizioni di detenzione in Italia. «I reati in Italia restano sostanzialmente stabili e nei primi mesi del 2025 risultano addirittura in calo dell’8%”. Rende ha evidenziato che ad aumentare sono le pene più lunghe e gli effetti delle politiche punitive adottate dal governo che dall’inizio della legislatura ha introdotto 55 nuovi reati, più di 60 aggravanti e oltre 65 aumenti di pena». Bianca Rende ha, citando i dati di Antigone, sottolineato, inoltre, il fallimento del sistema con riferimento alla recidiva. «Oggi solo il 40,8% delle persone detenute è alla prima carcerazione. Il 45,9% è già stato in carcere da una a quattro volte. Un sistema che – per Bianca Rende – produce solo più insicurezza». Infine, un altro dato, prima di chiudere il suo intervento. «Nel 2025 almeno 82 persone si sono tolte la vita in carcere. Dall’inizio del 2026 i suicidi sono già 24». Quindi ha anticipato il suo voto favorevole alla risoluzione, dopo aver sottolineato che la discussione ha qualificato il lavoro svolto dal Consiglio comunale.
Molto apprezzato il successivo intervento del consigliere Alessandro Rendace che per la prima volta ha preso la parola nel civico consesso da quando è subentrato in consiglio. «Le carceri – ha subito precisato – spesso rappresentano un non luogo. E’ significativo e importante che il Consiglio comunale si occupi di questo problema, ringraziando la consigliera Penna per aver sollecitato la discussione attraverso l’ordine del giorno di cui è stata prima firmataria. Ogni governo, a turno – ha evidenziato Rendace – ha ritenuto di risolvere gli impeti del popolo, innalzando le pene, senza ricercare rimedi culturali” Dopo aver richiamato l’esempio della Scandinavia dove nel sistema penitenziario molto spazio viene destinato ai percorsi di rieducazione, il consigliere Rendace ha posto l’accento su una riflessione richiamando un libro nel quale si fa riferimento allo scambio epistolare tra un giudice che aveva emanato una sentenza di condanna all’ergastolo ed il condannato. Dallo scambio epistolare è emersa l’umanità del giudice. Il consigliere Rendace ha richiamato l’episodio per far osservare che «ogni volta che qualcuno finisce in carcere bisognerebbe pensare al fallimento dello stato in tutte le sue articolazioni, nella cultura, come nella scuola e nel lavoro. “Bisognerebbe – ha aggiunto – indirizzare la politica nel non additare il detenuto come un mostro, ma impegnandosi a perseguire sempre la funzione rieducativa della pena».
Nel successivo intervento, il consigliere comunale Francesco Alimena ha sottolineato come l’istituzione del Garante sia stato uno dei punti più alti e qualificanti raggiunti dalla nostra Amministrazione. «Essere qui in Consiglio stasera a dibattere questo tema che io stesso in commissione legalità proposi di portare in consiglio, significa valorizzare il lavoro svolto dalla garante dei detenuti. L’approccio garantista è un bene per la nostra città». Quindi Alimena ha posto al centro del suo intervento un’ulteriore rivendicazione a beneficio dei detenuti “Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) – ha precisato – la salute sessuale è parte integrante del diritto alla salute e deve essere garantita a tutte le persone, comprese quelle detenute. L’OMS definisce la salute sessuale come uno stato di benessere fisico, emotivo, mentale e sociale in relazione alla sessualità, e non semplicemente come assenza di malattia. Ciò implica che anche in carcere debbano essere tutelati: l’accesso all’informazione e all’educazione sessuale; la prevenzione e il trattamento delle infezioni sessualmente trasmissibili, incluso l’HIV/AIDS; la disponibilità di contraccettivi e altri strumenti di prevenzione, ove consentito”. Alimena ha inserito nei diritti a tutela delle persone private della libertà personale, anche «la salute riproduttiva e ginecologica; il rispetto dell’identità di genere e dell’orientamento sessuale; la tutela della privacy e della dignità durante le cure; il supporto psicologico e sessuologico, quando necessario. L’OMS sottolinea inoltre – ha aggiunto Francesco Alimena – che le persone detenute hanno gli stessi diritti sanitari della popolazione generale (principio di equivalenza delle cure). La privazione della libertà non dovrebbe tradursi in una limitazione del diritto alla salute sessuale. Per le persone LGBTQIA+, l’OMS richiama l’importanza di contrastare discriminazioni, violenze e stigma all’interno degli istituti penitenziari, poiché questi fattori incidono direttamente sulla salute mentale e sessuale. Raccomanda quindi servizi sanitari inclusivi, formazione del personale e procedure rispettose dell’identità della persona».
L’intervento del Sindaco Franz Caruso
Prima di porre in votazione la risoluzione, ha chiesto la parola il Sindaco Franz Caruso che ha definito quella odierna una giornata particolare, sia perché la seduta è stata presieduta dal consigliere d’Ippolito e sia perché durante i lavori si è registrato il primo intervento del consigliere Rendace. Franz Caruso ha definito significativa la giornata anche per l’importanza del tema trattato per il quale ha espresso gratitudine sia nei confronti della consigliera Chiara Penna, come prima firmataria dell’ordine del giorno, ma anche a tutti i consiglieri che lo hanno sottoscritto e che sono intervenuti nel dibattito. Un altro ringraziamento il primo cittadino lo ha rivolto alla dottoressa Corea per il lavoro che ha svolto egregiamente, manifestando anche l’orgoglio per aver istituito per la prima volta, come rappresentante istituzionale della città, la figura del Garante dei detenuti. Il Sindaco ha poi messo in luce le innovazioni più importanti dell’Amministrazione che si stanno manifestando «nella gestione delle difficoltà della città, quelle che sono state ereditate, che abbiamo affrontato e che stiamo superando con spirito e capacità che sicuramente sono determinate da una barra dritta che ci siamo dati sin dal primo momento e che abbiamo seguito senza deviare minimamente dai valori fondanti di questa esperienza». Franz Caruso ha poi ringraziato anche l’intervento del senatore Fausto Orsomarso «in quello che è stato uno degli aspetti più delicati delle due visite che abbiamo condotto nella casa circondariale. In occasione dell’ultima visita abbiamo dovuto constatare l’assenza di tutta la deputazione regionale e di quasi tutta la deputazione nazionale. Questi temi – ha rimarcato Franz Caruso – non sono né di destra, né di sinistra, ma riguardano la sensibilità del ruolo istituzionale. Se fossero venuti i rappresentanti regionali e nazionali si sarebbero potuti rendere conto delle condizioni disumane in cui versa il penitenziario della città. Una struttura penitenziaria – ha ricordato inoltre Franz Caruso – che già nel vecchio Piano regolatore Generale doveva essere delocalizzata. «E’ una struttura che non può stare nell’area in cui sorge, ma nello stesso tempo non risponde più a quei canoni minimi di rispetto della dignità personale. Ognuno può sbagliare, ma sbagliare non significa perdere la dignità. La pena deve essere umana e deve tendere, come è stato ricordato da tutti, alla rieducazione del condannato. Reprimere i reati non significa reprimere l’uomo. Sanzionare una condotta illecita è una cosa, ma scontare la pena nel nostro sistema ha un’altra funzione che è quella di rieducare». Sulla specifica questione dei pannelli di plexiglass Franz Caruso ha aggiunto: «non credo che ci siano in Italia altre case circondariali che abbiano quel sistema di protezione alle finestre che tolgono luce ed aria alle persone detenute. Un sistema che mortifica oltre misura la dignità umana». Il primo cittadino ha inoltre indirizzato alla giovane e determinata direttrice della casa circondariale, da poco nominata, l’augurio di buon lavoro e di portare a compimento un’azione di governo della struttura adeguata alle esigenze di cui anche oggi noi stiamo discutendo. Franz Caruso ha anche ricordato che al momento «nessun provvedimento ufficiale è arrivato per la rimozione dei pannelli, ma la dichiarazione resa all’Ansa dal sottosegretario alla giustizia Alberto Balboni, ci dice che è già stata assunta una decisione, se è vero come è vero che il Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, Stefano Carmine De Michele, ha disposto l’immediata rimozione dei pannelli in plexiglass installati alle finestre della Casa circondariale “Sergio Cosmai” di Cosenza. Questo -ha aggiunto Franz Caruso – non fa passare in secondo piano altri problemi legati alla salute del detenuto. Nelle 2 ispezioni che abbiamo condotto, abbiamo riscontrato che non è pensabile che in stanze di ridottissime dimensioni possano vivere più persone rispetto a quelle previste dalla struttura, né che i servizi sanitari siano quelli che abbiamo visto. Difendere la dignità del condannato, del detenuto, significa difendere la dignità degli uomini e delle donne che pur sbagliando, meritano sempre e comunque il rispetto della dignità umana. Oggi, con questa risoluzione, il Consiglio va proprio in questa direzione».
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Redazione Corriere
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