MENDICINO Domani, sabato 4 luglio in piazza Duomo alle 22, il centro storico di Mendicino ospita l’ultima serata di Metamorfosi – Festa della Seta 2026: la rassegna promossa dall’amministrazione comunale guidata da Irma Bucarelli è ideata con la direzione artistica di Pietro Pietramala e la progettazione e organizzazione di Piano B. La sezione “Accordi di Seta” si chiuderà con il concerto di Silvia Mezzanotte e Carlo Marrale: voci storiche dei Matia Bazar che festeggiano i primi 50 anni di Per un’ora d’amore con una tournée che ripercorre i loro più grandi successi. Marrale, cofondatore e autore di alcune tra le pagine più luminose del repertorio del gruppo. Mezzanotte, interprete intensa e sofisticata che ha saputo guidare i Matia Bazar in una nuova stagione culminata nella vittoria al Festival di Sanremo 2002.
In scaletta, i brani che hanno definito l’identità dei Matia Bazar: Stasera che sera, Solo tu, Mister Mandarino, C’è tutto un mondo intorno, Che male fa, Ti sento, Dedicato a te, Brivido caldo, Messaggio d’amore, brano vincitore del Festival di Sanremo 2002, mentre E dirsi ciao vinse lo stesso Festival nel 1978. Ad accompagnare Carlo e Silvia tre musicisti di spessore e di esperienza: Claudio del Signore alla batteria, Andrea Flaminio alle tastiere e keytar e Riccardo Cherubini alle chitarre e alla tromba.
«La Calabria mi vede protagonista sia nella mia tournée da solista, sia nello spettacolo che domani a Mendicino porterò con Carlo Marrale, il desiderio è raccontare la nostra storia: due ex Matia Bazar che si sono incontrati fuori dal gruppo e che dal 2019 hanno deciso di mettere insieme le loro esperienze e cantare insieme 50 anni di musica», racconta Silvia Mezzanotte in una intervista al Corriere della Calabria.
Qual è il filo che muove questa collaborazione?
«Ogni anno dobbiamo celebrare il 50ennale di una delle canzoni che Carlo ha scritto, quest’anno tocca a “Per un’ora d’amore“. Sono brani scritti per restare, per continuare a raccontare stati d’animo, emozioni, gioie, paure, vita vissuta. Portiamo con noi, sul palco, tutta la storia del mondo dei Matia Bazar ma soprattutto anche gli aneddoti che l’hanno vista nascere. Carlo racconta tutti gli episodi della sua storia con i primi fondatori del gruppo, io racconto quella dagli anni 2000: il Festival di Sanremo vinto e poi “Brivido Caldo”…».

C’è una canzone che oggi senti più tua rispetto a quando l’hai cantata per la prima volta?
«Sì, delle canzoni dei Matia Bazar ero innamorata già da quando ero una ragazzina e quando mi sono trovata a cantare, per la prima volta, “Cavallo Bianco” davanti a Piero Cassano – parliamo del 1999 – l’ho fatto con l’anima sulle labbra pensando che attraverso quella canzone, sebbene non fosse stata scritta per le mie corde vocali, avrei potuto comunicare l’amore che provavo per il mondo dei Matia Bazar».
Nell’immaginario collettivo Silvia Mezzanotte è la voce, l’eleganza e il simbolo della musica raffinata e d’autore. Un mondo agli antipodi rispetto alla produzione musicale di oggi?
«Ho fatto delle scelte già da tempo, tutte puntano alla qualità. Porto avanti anche più spettacoli contemporaneamente, anche durante la stagione invernale in teatro, perché mi sono resa conto che le macchine in qualche modo avrebbero potuto sostituire non soltanto la musica, ma anche la creatività. Sono rigorosamente boomer, vengo da un altro mondo, lo dico con molto orgoglio per cui non mi è richiesto lo sforzo necessario per fare quello che va di moda, ma mi viene chiesto di continuare ad essere quello di cui accennavi: “la voce”, “l’eleganza” e la “musica d’autore”. Le mie produzioni non mi spingono ad essere schiava dell’industria discografica o delle radio, mi limito a fare le cose che mi piacciono senza pensare necessariamente che poi debbano essere tradotte attraverso un linguaggio che non mi appartiene. Mi dedico molto ai live, agli spettacoli, alle produzioni musicali che vedono la mia voce protagonista e riusciamo a riempire i teatri: fino a quando saranno pieni vorrà dire che c’è ancora qualcuno interessato alla mia voce».
Silvia Mezzanotte e la Calabria, un rapporto quasi simbiotico. Basti pensare alla collaborazione con il maestro Filippo Arlia e l’Orchestra Filarmonica della Calabria
«Apprezzo la straordinaria capacità di accoglienza della Calabria, è come un grande abbraccio. Mi capita spesso di fare concerti in Calabria, e il rapporto con il maestro Arlia e con l’Orchestra Filarmonica della Calabria mi ha portato ad incidere un disco. E’ una regione che va conquistata, ma se riesci a ricambiare l’affetto ti lascerà sempre il cuore pieno di emozioni».
Il filo conduttore del Festival di Mendicino è la “Metamorfosi”, qual è stato il cambiamento più significativo nella tua vita artistica?
«Mi sono “trasformata” più e più volte, fa parte della mia crescita personale. Dal punto di vista artistico, sono stata cantante solista e poi front woman di un gruppo, poi sono uscita dai Matia Bazar per poi rientrare, ed ancora sono riuscita quando ho terminato il rapporto con la band e mi sono reinventata. Dal punto di vista vocale, canto in tante modalità differenti, alcune anche estremamente coraggiose: l’ultimo spettacolo teatrale che ho fatto e che riprenderò poi nella prossima stagione invernale è integralmente dedicato a Mina. Ripercorro tutte le sue canzoni più difficili, prima di farlo ho atteso tre anni perché la metamorfosi, appunto, doveva aiutarmi a comprendere quando fosse il momento giusto per realizzare un progetto così ambizioso. La metamorfosi aiuta a riconoscere le proprie fragilità, le insicurezze, ma anche le proprie forze». (f.benincasa@corrierecal.it)
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Redazione Corriere
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