LAMEZIA TERME Attorno al rendiconto di gestione 2025 del Comune di Lamezia Terme si apre un confronto interno all’Organo di revisione che aggiunge un elemento politico-istituzionale a un quadro contabile già segnato da più di una criticità. A mettere nero su bianco le proprie «considerazioni propositive sul rendiconto di gestione esercizio 2025» è il componente del Collegio dei revisori Gabriele Docimo, che ha trasmesso una nota indirizzata, tra gli altri, al sindaco, al vicesindaco, al presidente del Consiglio comunale, al segretario generale, al presidente della commissione Bilancio, agli assessori, ai dirigenti e ai consiglieri comunali.
Nel documento Docimo parte da un punto formale ma tutt’altro che secondario: la sua assenza alle sedute del Collegio indicate nei verbali numero 44 del 30 giugno 2026 e 45, 46 e 47 del 2 luglio 2026, qualificata come «assenza ingiustificata». Una ricostruzione che il revisore respinge, sostenendo di non aver potuto partecipare sia perché nominato dal ministero dell’Istruzione componente di commissione per l’esame di maturità 2025/2026, sia per «impegni personali già precedentemente assunti e non differibili». Circostanze, scrive, che sarebbero state preventivamente rappresentate al presidente del Collegio. Per questo, secondo Docimo, la sua assenza «è da considerarsi certamente giustificata».
Docimo precisa che l’assenza fisica dalle riunioni non gli avrebbe impedito di avviare l’analisi della documentazione relativa alla proposta di deliberazione del Consiglio comunale sull’approvazione del rendiconto 2025, trasmessa il 25 giugno e, secondo quanto riportato nella nota, contenente inizialmente «dati contabili errati» poi corretti dall’Ente con successiva pec del 2 luglio. Il revisore richiama anche le richieste di parere sulla variazione d’urgenza al bilancio di previsione 2026/2028 e sulla modifica e approvazione della Tari. Proprio sulla Tari, segnala di non essere in condizione di esprimere una valutazione specifica sui possibili impatti economico-finanziari perché alla pec di trasmissione non sarebbe stata allegata la proposta di deliberazione. Il passaggio più pesante riguarda il risultato del rendiconto 2025. Docimo prende atto di un maggior disavanzo di 8.020.547,04 euro rispetto al rendiconto 2024, collegandolo sostanzialmente alle criticità già segnalate dalla Corte dei conti, sezione regionale di controllo per la Calabria, con la deliberazione numero 54 del 24 marzo 2026, che riprendeva quanto già indicato con una precedente deliberazione del 2025. Da qui l’invito all’amministrazione comunale a procedere «senza indugio» all’adozione dei provvedimenti necessari per la copertura del maggior disavanzo e a informare tempestivamente il revisore sulle azioni che l’Ente intenderà intraprendere.
Non meno significativo è il capitolo delle entrate. Nella nota si parla di una «cronica difficoltà dell’Ente in relazione alla riscossione delle entrate correnti» e di una «deficitaria politica di accertamento». A sostegno di questa valutazione vengono richiamati i residui attivi al 31 dicembre 2025: oltre 65 milioni di euro per il Titolo I delle entrate, oltre 6,5 milioni per il Titolo II e circa 8 milioni per il Titolo III. Numeri che, secondo Docimo, rendono necessaria una concreta operazione di recupero delle entrate correnti e l’adozione di misure utili a mantenere in equilibrio la gestione corrente.
Altro nodo è quello della cassa. Il fondo cassa complessivo al 31 dicembre 2025 viene indicato in 30.805.251 euro, ma di questi 27.979.993,91 euro risultano come cassa vincolata. La conseguenza, nella lettura del revisore, è la «costante esiguità della cassa libera», già più volte riscontrata dal Collegio nelle verifiche trimestrali. Da qui l’invito agli uffici a monitorare in modo costante e accurato i flussi di cassa per prevenire ed evitare l’eventuale utilizzo di somme vincolate per finanziare spese correnti, con possibili effetti negativi sugli equilibri di cassa e sulla regolarità della gestione.
Controlli e alienazioni
Docimo sollecita inoltre un controllo capillare sull’attività dell’Agente della riscossione, in modo da evitare il decorso dei termini di prescrizione o la mancata notifica degli atti propedeutici alla riscossione, situazioni che potrebbero generare ulteriore contenzioso civile e tributario. Nella stessa direzione si colloca l’invito a rafforzare l’Ufficio Tributi, anche attraverso una più efficace distribuzione delle risorse umane presenti nell’Ente, e a procedere con la digitalizzazione dell’anagrafe tributaria e l’allineamento tra banca dati anagrafica e tributaria attraverso l’incrocio dei dati disponibili presso altre pubbliche amministrazioni.
Tra i passaggi più netti c’è poi quello sulle alienazioni. A fronte di una previsione definitiva di competenza pari a 5.654.264,05 euro per le entrate da alienazione di beni materiali e immateriali, nel rendiconto risultano accertate somme per soli 72.902,40 euro e incassate per 48.902,40 euro. Una sproporzione che, secondo Docimo, evidenzia «notevoli ed evidenti criticità» nei processi di programmazione e attuazione delle attività finalizzate al perseguimento degli obiettivi indicati nel Dup. Il revisore richiama anche il piano delle alienazioni e valorizzazioni immobiliari adottato dalla giunta nel febbraio 2025, nel quale erano stati descritti gli immobili comunali suscettibili di valorizzazione o alienazione.
La nota si sofferma anche sui debiti fuori bilancio riconosciuti dall’Ente, derivanti da sentenze di condanna per giudizi civili e da annullamenti di crediti tributari e sanzioni amministrative. Su questo fronte Docimo invita amministrazione e uffici ad attivare, ove possibile, procedure transattive per evitare l’instaurarsi di procedimenti giudiziari in grado di comportare aggravio di spesa e nuove criticità sugli equilibri di bilancio. Viene inoltre sollecitata la verifica di eventuali responsabilità o omissioni che abbiano causato l’insorgenza del contenzioso.
Proprio il contenzioso rappresenta un altro punto sensibile. Il Fondo contenzioso, sulla base della ricognizione effettuata dal dirigente del settore competente, è stato aumentato nel rendiconto 2025 fino a 8.553.757,36 euro. Tuttavia, secondo Docimo, l’Ente avrebbe solo parzialmente ottemperato a quanto indicato dalla Corte dei conti, che aveva segnalato la necessità di adeguare la parte accantonata per contenzioso e passività potenziali almeno al valore del contenzioso certificato, stimato in circa 12 milioni di euro.
Il quadro si chiude con il Fondo crediti di dubbia esigibilità, riportato nel rendiconto 2025 per complessivi 47.324.517,68 euro. Una cifra che, nella lettura del revisore, conferma la necessità di migliorare l’attività di riscossione e verifica delle entrate tributarie ed extratributarie, anche in sinergia con l’Agenzia delle Entrate-Riscossione e attraverso il ricorso agli strumenti deflattivi previsti dalla legge per prevenire o ridurre le controversie fiscali.
Alla nota di Docimo segue però la precisazione del presidente del Collegio dei revisori, Antonino Daffinà, che interviene «esclusivamente a tutela della corretta rappresentazione istituzionale dell’attività dell’Organo di revisione». Daffinà chiarisce che le determinazioni, le valutazioni e i pareri dell’Organo di revisione sono assunti nell’ambito delle sedute collegialmente convocate e trovano rappresentazione formale nei verbali adottati e sottoscritti dai componenti partecipanti. Di conseguenza, le considerazioni contenute nella nota di Docimo, in quanto formulate a titolo individuale e successivamente all’adozione dei relativi verbali, sono riferibili esclusivamente al componente che le ha sottoscritte e «non costituiscono integrazione, modifica o appendice» dei pareri e delle determinazioni già assunte dal Collegio. Quanto alle assenze contestate da Docimo, il presidente precisa che nei verbali il Collegio ha dato atto delle circostanze oggettivamente verificatesi e delle comunicazioni pervenute, nell’esercizio delle ordinarie funzioni di documentazione dell’attività dell’Organo. Daffinà aggiunge inoltre che numerose considerazioni di merito contenute nella nota individuale riprendono rilievi, raccomandazioni e inviti già formulati dal Collegio nel corso del proprio mandato e contenuti in precedenti verbali e comunicazioni ufficiali. La precisazione, conclude il presidente, viene resa al solo fine di assicurare una corretta distinzione tra le determinazioni collegiali dell’Organo di revisione e le valutazioni espresse individualmente dai singoli componenti. (g.curcio@corrierecal.it)
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Redazione Corriere
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