Angelo Mondo, Sotto la sabbia dorata La straordinaria avventura archeologica di Paolo Orsi in Sicilia (Randazzo Libreria Editrice, Gela, 2026)


La nuova edizione del libro di Angelo Mondo, che ebbi l’onore e il piacere di presentare nel 2013, quando da poco ero stato nominato Soprintendente per i Beni Culturali e Ambientali della provincia di Caltanissetta, ci ripropone la vita avventurosa e le ricerche di uno dei più grandi archeologi dello scorso secolo, il roveretano Paolo Orsi (17 ottobre 1858 – 8 novembre 1935), che grazie ai suoi scavi e alle sue scoperte diede un contributo fondamentale allo studio della Sicilia antica e della Magna Grecia. Nonostante sia definito dallo stesso autore un romanzo (e in effetti ha il sapiente linguaggio di romanzi storici che inseriscono nel percorso narrativo storia evenemenziale e storia dei fatti), il volume è una vera e propria ricostruzione, anche attraverso documenti d’archivio, della carriera burocratica, scientifica e onoraria dell’archeologo Direttore del Museo Archeologico di Siracusa e Soprintendente. Essa si intreccia, grazie ad alcuni approfondimenti supportati da immagini illustrative, con le origini e la storia di Gela e della città di Eraclea, poi Terranova, sorta dopo un lungo abbandono sulla stessa collina in cui erano approdati i coloni greci provenienti da Rodi e Creta, e fino alla ripresa dell’antica denominazione, avvenuta nel 1927, quando l’autore coglie un momento di commozione che dovette provare Orsi nell’apprendere che, grazie ai suoi scavi e alle sue scoperte, la comunità gelese era divenuta consapevole di una propria lunga storia urbana.

Uno dei motivi principali che hanno spinto Angelo Mondo a scrivere questo libro è certamente la riscoperta archeologica di Gela e il grande merito che per essa viene riconosciuto a Paolo Orsi. Da cittadino e da studioso che continua la sua attività di archeologo militante a Gela, Mondo dimostra una grande passione per la ricerca e conoscenza dei luoghi, che consentono di apprendere in questo volume, attraverso la sua lettura, le questioni di topografia antica di Gela (l’acropoli di Lindioi, il porto fluviale e il santuario extraurbano di Bitalemi, la città e le necropoli arcaiche e classiche, l’abitato ellenistico di Capo Soprano, il fertile territorio agricolo) e della città medievale fino agli sviluppi di età moderna. Non è senza significato, tuttavia, che l’autore abbia preferito non trattare alcuni esiti urbanistici di Gela nel dopoguerra, certamente da non rimpiangere. Analogamente Orsi, e Mondo non manca di rimarcarlo, deplorava le attività di chi nel corso del XIX secolo aveva depauperato il patrimonio archeologico, quando prima degli interventi affidati al Direttore del Museo di Siracusa si registrarono numerosi scavi incontrollati e varie migrazioni di reperti archeologici all’estero. Se le precedenti indagini di Evans e Salinas avevano in modo episodico investito le necropoli di Gela, solo con le ricerche sistematiche di Orsi che confluirono nella sua pubblicazione del 1906 (Gela, Scavi del 1900-1905 in “Monumenti Antichi dei Lincei”), arricchita dai disegni di Carta e Polizzi, si ebbe un ricco quadro ricostruttivo, storico, topografico e archeologico della città.

Un aspetto ben evidenziato nel testo di Mondo ha per oggetto la tutela e la conservazione del patrimonio archeologico, in particolare nelle pagine che riguardano il Museo di Siracusa che diveniva sempre più «meta obbligata di archeologi e studiosi», l’idea di un museo a Gela, le convenzioni per le ricerche archeologiche con privati e con enti pubblici (fondamentale quella che fu stipulata da Orsi e dall’Amministrazione comunale di Terranova per gli scavi nella necropoli arcaica del Borgo, propedeutici ai lavori di sistemazione delle strade del quartiere), il contrasto alle attività di scavo clandestino e ai conseguenti traffici illeciti dei reperti archeologici. Così si accompagna il lettore nel percorso che rende chiara la motivazione per cui Orsi volle occuparsi di Gela ancora prima di essere investito nel 1897 con nota ministeriale, che assegnava al Direttore del Museo di Siracusa anche il servizio archeologico delle due province di Caltanissetta e Catania. Con propria lettera Orsi dava notizia di tale incarico al Sindaco di Gela, invitandolo a volerlo informare con sollecitudine «quante volte nel raggio di codesto Comune avvenissero scoperte casuali di edifici (ruderi), monete, sepolcreti antichi etc., distruzioni di monumenti, o vi si tentassero escavazioni non autorizzate dal Governo».
Ma l’autore non manca di ricordare quali rinunce o difficoltà la ricerca archeologica abbia comportato, non solo a Gela ma anche negli altri luoghi di esplorazione e scavo, a Orsi e ai suoi collaboratori, personaggi questi ultimi di cui vengono esposte caratteristiche fisiche e psicologiche.

Un altro filone nel percorso di lettura del volume riguarda gli aspetti sociali ed economici di Terranova fra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento, come le lotte dei Fasci dei Lavoratori (viene sottolineato l’importante ruolo svolto dal patriota e Presidente dei Fasci delle province di Caltanissetta e Siracusa, Mario Aldisio Sammito), le condizioni e le abitudini delle famiglie che abitavano nel Borgo, i proprietari terrieri e la classe dirigente locale, la struttura sociale del tempo e il contesto socio-culturale, l’economia agricola e quella legata alle risorse del mare, i risvolti urbanistici.
È anche l’occasione per sottolineare, anche con ricca bibliografia in appendice al testo, quale ruolo ebbe Orsi nell’avvio della ricerca archeologica sistematica in Sicilia e nelle scoperte che misero in luce le civiltà preistoriche dell’isola. Così, se per un verso a Terranova si rinvenivano numerose importazioni attiche di ceramica a figure nere e a figure rosse, anche qui non mancavano rilevanti scoperte preistoriche che interessarono la città e il suo territorio, per esempio a Piano Notaro, dove si recuperarono materiali della prima età del Rame, e a Manfria, dove furono ridate alla luce testimonianze dell’antica età del Bronzo.


Il volume, dopo la prefazione alla seconda edizione a poco più di un novantennio dalla morte di Paolo Orsi, viene distinto in un prologo, due parti intitolate “Origini” e “Rivelazioni”, un epilogo, un glossario, la bibliografia degli scritti di Orsi, una nota dell’autore, per un complessivo numero di 371 pagine. Certamente il glossario costituisce un utile supporto per chi si avvicina a questa lettura senza una specifica conoscenza della terminologia archeologica, di cui l’autore è costretto a fare ampio uso, soprattutto quando descrive le campagne di scavo eseguite a Terranova e gli oggetti rinvenuti. In una successiva auspicabile edizione sarebbero oltremodo utili gli indici alfabetici dei nomi di luoghi e persone, vista l’ampiezza, la varietà e la rilevanza degli argomenti trattati, di gran lunga più fitti rispetto a un tradizionale romanzo. L’epilogo costituisce non solo l’occasione per l’autore di spiegare quali narrazioni vengono riferite ai vari personaggi e quali vicende lo hanno ispirato nel racconto, ma anche per ricordare in breve quale sviluppo ha avuto la ricerca archeologica a Gela e quanto sia stata feconda l’eredità di Orsi.

Angelo Mondo, nel restituire una pagina importante della ricerca archeologica nel suo contesto storico e sociale, mostra in questo libro di nutrire un legame viscerale con la propria città, ma anche con la vicina Butera, luogo di origine familiare, sul quale si sofferma descrivendo le caratteristiche del centro abitato e dei suoi abitanti e narrando le prime indagini che vi condusse Orsi. Nella storia di Terranova-Gela egli si riconosce, facendosi portavoce della sua memoria e muovendosi sulla scia di quei cultori, che lo hanno preceduto e che ha fatto rivivere nel suo libro, raccogliendone il testimone.


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