PESARO – Dalla leggenda di una città sommersa nasce un progetto che guarda al futuro dell’Adriatico. Nella Baia di Vallugola è stata costituita l‘Associazione Comunità di Valbruna – L’Atlantide dell’Adriatico, un’iniziativa che riunisce ricercatori, imprese, cittadini e istituzioni con l’obiettivo di tutelare il Monte San Bartolo e il patrimonio ambientale della costa attraverso ricerca scientifica, partecipazione e sviluppo sostenibile.
C’è un luogo dove la bellezza della natura incontra la responsabilità di custodirla. Un luogo in cui il futuro non viene semplicemente immaginato, ma costruito insieme.
È nella suggestiva cornice della Baia di Vallugola, ai piedi del Monte San Bartolo, che è stata ufficialmente costituita l’associazione Comunità di Valbruna – L’Atlantide dell’Adriatico e sottoscritto il suo Manifesto fondativo: un documento che non rappresenta soltanto una dichiarazione di principi, ma l’avvio di un progetto culturale, scientifico e civile destinato a mettere in rete competenze, esperienze e responsabilità per la tutela del territorio.
L’associazione
La Comunità, il cui nome prende spunto dalla leggenda della perduta città di Valbruna, che si narra essere sepolta sotto il mare proprio davanti alla spiaggia di Vallugola, nasce come associazione libera, aperta a cittadini, ricercatori, amministratori, pescatori, agricoltori, imprenditori, ristoratori, professionisti, associazioni e operatori del mare, accomunati dall’amore per questo straordinario tratto di Adriatico e dalla convinzione che la qualità della vita delle persone dipenda direttamente dalla salute degli ecosistemi che abitano.
L’orizzonte geografico del progetto abbraccia idealmente la costa compresa tra la foce del Metauro e quella del Conca, individuando nella Baia di Vallugola il proprio cuore simbolico e operativo: un luogo che custodisce una straordinaria concentrazione di biodiversità, memoria storica, tradizioni marinare e paesaggi unici.
Un Manifesto per affrontare le grandi sfide del nostro tempo
Le grandi questioni ambientali, alimentari e sociali non possono più essere affrontate da singoli soggetti; oggi tre paradossi vanno affrontati: il progressivo allontanamento tra comunità e territorio, l’utilizzo sempre meno sostenibile delle risorse naturali e agricole e la perdita di valore delle identità locali, spesso sacrificate a modelli di sviluppo uniformi.
Di fronte a queste sfide, la Comunità propone una risposta concreta fondata sulla collaborazione tra ricerca scientifica, conoscenze tradizionali, partecipazione civica e responsabilità condivisa.
La natura non viene considerata una risorsa da consumare, ma una comunità vivente della quale l’essere umano fa parte; il cibo viene riconosciuto come patrimonio culturale oltre che economico; la biodiversità biologica e culturale rappresenta il principale capitale del territorio e il progresso viene misurato attraverso la qualità delle relazioni tra persone, ambiente e comunità.
Il dialogo oltre gli steccati: scienza e territorio insieme
La Comunità di Valbruna supera una storica separazione tra ricerca, imprese, professionisti e comunità locali, grazie alla equipe di geologi, biologi, naturalisti, storici, archeologi e ricercatori che la compongono, confrontandosi in modo permanente con pescatori, agricoltori, ristoratori, operatori turistici, artigiani e amministratori pubblici.
L’obiettivo è trasformare le conoscenze scientifiche in strumenti concreti per orientare le scelte sul territorio, in una strategia di lungo periodo.
La Comunità intende così realizzare una vera “Università diffusa”, nella quale il sapere accademico e l’esperienza pratica si arricchiscono reciprocamente, generando innovazione, conoscenza e nuove opportunità per il territorio.
Il Comitato Scientifico e gli obiettivi
Il comitato scientifico
A coordinare il Comitato Scientifico sarà il professor Paolo Stocchi dell’Università degli Studi di Urbino Carlo Bo, con il compito di promuovere attività di ricerca, studio e progettazione insieme a università, enti pubblici e soggetti privati. Tra i primi componenti anche la Professoressa Silvia Casabianca del Dipartimento di Scienze Biomolecolari, Angelo Giuliani, storico faunista e direttore del CRAS Marche, a conferma dell’attenzione dedicata alla biodiversità marina e terrestre.
Il Comitato accompagnerà lo sviluppo di progetti ad alto contenuto innovativo, tra cui lo studio dell’erosione costiera e l’impiego di sistemi naturali di protezione come i Reef Ball, il recupero degli antichi moli storici della Baia, la salvaguardia delle falesie del Monte San Bartolo, il ripristino delle strade tagliafuoco, la promozione della mobilità sostenibile e la valorizzazione delle produzioni agroalimentari e dei mestieri tradizionali.
Una comunità che guarda all’Europa
La dimensione internazionale
La Comunità di Valbruna si inserisce anche in una dimensione internazionale: collaborerà infatti alla prosecuzione e allo sviluppo del progetto europeo Resonance, finanziato nell’ambito del programma Interreg Italia-Croazia, coordinato dal professor Mirko Francioni del Dipartimento di Scienze Pure e Applicate dell’Università di Urbino.
Il recente rifinanziamento del progetto per i prossimi tre anni conferma il ruolo strategico della Baia di Vallugola come laboratorio di sperimentazione per la tutela degli ecosistemi costieri dell’Adriatico e per la cooperazione internazionale sui temi della sostenibilità ambientale.
Dall’advocacy alla partecipazione
La Comunità di Valbruna non si configura come una nuova struttura burocratica, ma come uno spazio permanente di partecipazione.
Il suo metodo organizzativo si ispira ai Sistemi di Garanzia Partecipata, fondati sulla fiducia reciproca, sulla trasparenza, sulla verifica tra pari e sulla responsabilità condivisa. L’advocacy sarà alla base: ogni proposta sarà sostenuta da dati scientifici, osservazioni sul campo e conoscenze condivise, ma anche dalla capacità di raccontare il valore umano, culturale e identitario dei luoghi.
Si vuole prevenire qualsiasi conflitto grazie a processi decisionali partecipati e al dialogo costante con istituzioni, imprese e cittadini.
Custodire il futuro
La sede operativa della Comunità sarà il Ristorante Falco di Vallugola, destinato a diventare un luogo di incontro, progettazione e confronto tra alcune delle principali competenze scientifiche, culturali e imprenditoriali del territorio.
Una comunità capace di unire memoria, ricerca scientifica e futuro
«Valbruna non è soltanto un’antica leggenda — afferma Giulio Lonzi, co-fondatore della Comunità — ma un’idea che riemerge oggi per costruire una comunità capace di unire memoria, ricerca scientifica e futuro. La tutela dell’ambiente non può più essere affidata ai singoli: richiede una responsabilità collettiva. Solo mettendo insieme conoscenze, passione e partecipazione possiamo consegnare alle nuove generazioni un territorio più ricco, più resiliente e più vivo».
Il Manifesto si conclude con quella che rappresenta la sintesi dell’intero progetto:
“La Terra non ci appartiene: noi apparteniamo alla Terra. E il futuro non si eredita: si custodisce”.
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