Musk, Bezos e la partita dell’Internet satellitare. Anche in Italia


Rubrica settimanale SosTech, frutto della collaborazione tra Key4biz e SosTariffe. Per consultare gli articoli precedenti, clicca qui..

La sperimentazione satellitare in Lombardia si è chiusa il 21 luglio con un bilancio positivo, secondo quanto dichiarato dal Sottosegretario per la Trasformazione Digitale Alessio Butti in un’intervista al Giornale. Il progetto, gestito da Aria S.p.A., l’azienda regionale per l’innovazione e gli acquisti, era stato avviato all’inizio dell’anno per testare la connettività a banda larga via satellite nelle aree più isolate della regione, dove la fibra ottica non è ancora arrivata. Al bando hanno risposto oltre trenta operatori, ma la parte più consistente della sperimentazione ha coinvolto Starlink, il servizio internet di SpaceX già attivo in Italia con oltre 50mila clienti.

Il Governo valuta ora l’estensione del modello ad altre regioni del Centro e del Sud, in un’ottica di “connettività multimodale” accanto a fibra e rete mobile, pensata per le zone rurali e i borghi più isolati, dove portare la fibra ottica resta economicamente proibitivo per gli operatori tradizionali.

Pochi giorni prima, il 16 luglio, Fastweb ha avviato sull’Appennino centrale il primo test italiano di Direct-to-Cell, la tecnologia che permette a uno smartphone comune di agganciare direttamente un satellite senza bisogno di antenne, parabole o modifiche al dispositivo. L’azienda non ha reso noti né il Comune coinvolto né i risultati preliminari, trattandosi di una sperimentazione appena avviata; il servizio, quando sarà operativo, dovrebbe permettere l’invio di SMS e l’uso di alcune applicazioni anche nelle zone prive di copertura mobile terrestre.

Il satellite è quindi entrato stabilmente tra gli strumenti delle politiche di connettività italiane, in un Paese storicamente concentrato sulla fibra ottica come soluzione principale al digital divide, e alle prese con i ritardi del piano Italia a 1 Giga. Il quadro internazionale, però, è più affollato di quanto i due test lascino intuire: sul mercato dell’orbita bassa terrestre, Jeff Bezos insegue con Amazon Leo lo stesso settore in cui Starlink opera già da anni, e nelle ultime settimane una scadenza regolatoria della Federal Communications Commission ha messo in evidenza le difficoltà dell’azienda di Seattle nel rispettare i propri programmi di lancio.

Il ritardo di Amazon Leo

Amazon ha ottenuto nel luglio 2020 dalla Federal Communications Commission l’autorizzazione a mettere in orbita bassa 3.236 satelliti per il progetto oggi noto come Amazon Leo, in precedenza Project Kuiper. La licenza fissava due scadenze: metà della costellazione, circa 1.618 satelliti, entro il 30 luglio 2026, e la totalità entro il 30 luglio 2029. Per rispettare i tempi, Amazon aveva acquistato 92 lanci da United Launch Alliance, ArianeGroup e Blue Origin, quest’ultima di proprietà dello stesso Bezos, per un investimento complessivo superiore ai 10 miliardi di dollari.

A fine aprile 2026, però, i satelliti effettivamente operativi erano circa 231, una frazione minima rispetto alla soglia richiesta per fine luglio. La causa principale, secondo quanto dichiarato dall’azienda alla FCC, è una carenza di razzi disponibili sul mercato, aggravata da un incidente occorso a un razzo New Glenn di Blue Origin, distrutto durante un test a terra in Florida e che avrebbe dovuto trasportare parte dei satelliti restanti. A gennaio Amazon ha chiesto una proroga di 24 mesi, fino al 2028, o in alternativa l’eliminazione dell’obbligo intermedio.

L’8 giugno la FCC ha risposto con una soluzione intermedia, e cioè nessuna proroga formale della scadenza, ma una deroga condizionata che evita sanzioni immediate. In cambio, i satelliti lanciati dopo il 30 luglio perderanno temporaneamente la priorità nell’assegnazione dello spettro radio, fino a quando Amazon non recupererà il ritmo di lancio previsto. SpaceX si era opposta alla concessione della deroga, chiedendo che gli slot non utilizzati da Amazon venissero riassegnati ad altri operatori; la FCC ha respinto la richiesta, mantenendo però invariata la scadenza finale del 2029.

Il confronto numerico con la concorrenza è abbastanza netto, visto che Starlink opera oggi con oltre 9.000 satelliti attivi e circa 9 milioni di clienti nel mondo, mentre Amazon Leo si trova ancora nella fase di costruzione della propria infrastruttura di base, con un servizio commerciale la cui data di avvio non è stata ancora confermata ufficialmente.

Le promesse commerciali e il mercato italiano

Le specifiche tecniche diffuse da Amazon distinguono tre livelli di servizio. Leo Ultra, il pacchetto più performante, punta a velocità fino a 1 Gbps in download e 400 Mbps in upload; Leo Pro si ferma a 400 Mbps, mentre Leo Nano, pensato per un utilizzo più limitato, arriva fino a 100 Mbps. La ricezione passa attraverso un’antenna a pannello piatto con tecnologia phased array in banda Ka, più compatta rispetto ai terminali satellitari tradizionali. Amazon ha inoltre annunciato l’integrazione della rete con Amazon Web Services, per consentire ad aziende e enti pubblici di gestire archiviazione e analisi dei dati direttamente attraverso la connessione satellitare, anche in aree prive di infrastrutture terrestri.

Il portafoglio clienti già acquisito, prima ancora dell’avvio del servizio commerciale, comprende Delta Air Lines, NASA, AT&T, Vodafone, JetBlue, DIRECTV Latin America, Sky Brasil e NBN Co., l’operatore della rete a banda larga nazionale australiana. Prezzi e piani tariffari per il mercato consumer, tuttavia, non sono ancora stati resi noti, e resteranno probabilmente il vero terreno di confronto con Starlink una volta partita la fase commerciale.

Per l’Italia, la sperimentazione lombarda e il test Direct-to-Cell di Fastweb indicano che il satellite non è più considerato una soluzione temporanea, ma un’opzione strutturale per le aree dove la fibra ottica non arriva o arriva con ritardo, complice anche il rallentamento del piano Italia a 1 Giga. Chi vive in queste zone, o semplicemente vuole verificare se esistono alternative più convenienti alla propria connessione attuale, può confrontare le offerte di internet casa disponibili sul mercato italiano tramite il comparatore di SOSTariffe.it, utile per orientarsi tra fibra, FWA e le prime proposte di connettività satellitare che iniziano ad affacciarsi anche sul segmento residenziale.

Una competizione ancora aperta

Il ritardo di Amazon Leo non cambia i termini strutturali della competizione con Starlink, pur confermandone la logica: costruire una costellazione di migliaia di satelliti richiede una capacità di lancio che, al momento, solo un numero ristretto di operatori è in grado di garantire con continuità. La distruzione del razzo New Glenn a marzo ha reso evidente quanto il progetto di Bezos dipenda in buona parte da un’infrastruttura di lancio ancora giovane rispetto a quella di SpaceX, che controlla sia i satelliti sia i razzi Falcon 9 utilizzati per metterli in orbita.

Sul piano regolatorio, la decisione della FCC dell’8 giugno lascia comunque ad Amazon una finestra operativa: il termine ultimo per completare la costellazione resta fissato al 30 luglio 2029, tre anni oltre la scadenza intermedia appena mancata. Nel frattempo, il numero di satelliti in orbita continua a crescere con lanci settimanali, e l’azienda ha confermato l’obiettivo di avviare il servizio commerciale entro la fine del 2026, sebbene senza indicare ancora un elenco dei Paesi coperti nella prima fase.

In Italia, dove la sperimentazione lombarda si è appena conclusa e il test Direct-to-Cell di Fastweb è ancora ai primi passi, l’arrivo di un secondo operatore satellitare su scala globale porterebbe verosimilmente maggiore pressione competitiva sui prezzi, elemento finora assente in un mercato dove Starlink resta l’unica alternativa satellitare consumer disponibile. Restano da vedere le tempistiche reali con cui Amazon Leo raggiungerà i 1.618 satelliti mancanti all’appello.

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Edoardo Stigliani SosTariffe.it

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