La trasformazione del Vietnam in un punto di riferimento del Sud-est asiatico


Il futuro del paese vietnamita prevede una trasformazione attraverso industrie moderne e alti redditi entro il 2030, mentre per il 2045 intende raggiungere lo status di economia sviluppata grazie al suo prodotto interno lordo e un avvicinamento alle zero emissioni. Questa visione del Vietnam serve a rivendicare un ruolo di primaria importanza nello scenario del Sud-est asiatico e il suo ruolo nell’ASEAN, fornendo un’alternativa al vicino colosso cinese.

Da dove ha origine il nuovo corso del Vietnam?

Il 21 aprile del 2023 il governo vietnamita del primo ministro Pham Minh Chinh ha reso pubblico il National Master Plan for 2021-2030, un piano che consiste nello sviluppare il Vietnam e renderlo un paese capace di essere leader in ambito tecnologico, dell’innovazione e della digitalizzazione. Questo processo serve a mostrare come il paese possa trasformarsi in uno stato sviluppato in cui i paesi esteri abbiano la capacità di investire. Non solo, questa visione getta le fondamenta per un percorso ancora più ampio che punta a far raggiungere al Vietnam un ruolo di economia sviluppata, dagli alti stipendi e a zero emissioni entro il 2050.

Questo piano di sviluppo è estremamente ambizioso da parte del partito comunista al potere in Vietnam, ma rispecchia la volontà del paese all’apertura al mondo e non limitarsi al solo ruolo di attore regionale. Per concretizzare gli obiettivi dichiarati il paese ha deciso di dover intervenire in numerosi aspetti del paese tra cui la propria economia, l’apparato tecnologico e l’aspetto ambientale. Questo cambio di marcia del Vietnam non è un qualcosa avvenuto per caso: negli ultimi anni è stato possibile assistere a un intensificarsi di processi produttivi in Vietnam per via di una manodopera più conveniente rispetto alla Cina e una posizione centrale all’interno dello scacchiere del Sud-est asiatico. 

Un esempio concreto legato ai flussi commerciali e all’incremento delle importazioni dal Vietnam è anche il risultato della guerra commerciale che Trump ha intrapreso con Pechino. Attraverso i dazi imposti alla Cina, molte aziende americane hanno deciso di favorire il mercato di Hanoi per l’approvvigionamento di risorse utili per terminare la produzione negli Stati Uniti. Sebbene questo fattore potrebbe risultare in attriti tra i mercati dei due paesi asiatici, le relazioni tra Cina e Vietnam stanno attraversando un periodo positivo. Il Vietnam possiede vari aspetti che lo rendono simile al vicino cinese, infatti entrambi i paesi sono sotto una guida comunista e tutti e due manifestano un crescente scetticismo nei confronti degli Stati Uniti come punto di riferimento dell’Occidente. Nella visita del Presidente Tô Lâm in Cina nell’aprile 2026, i due leader asiatici hanno espresso la volontà di mantenere rapporti duraturi per portare a compimento le proprie aspirazioni di crescita.

Il cambio di passo dell’economia e del settore tecnologico vietnamita

In ambito economico, la strategia del Vietnam è quella di far crescere il proprio prodotto interno lordo (PIL) almeno del 10% per i prossimi cinque anni. Nel corso degli ultimi anni il paese ha registrato una crescita del proprio PIL, grazie anche alla crescita degli investimenti diretti esteri (FDI) che rendono il Vietnam una scelta cruciale di investimento per molte aziende. Gli FDI non sono la sola ragione per cui il paese ha ottenuto risultati positivi in campo economico: il Vietnam sta diventando una delle mete preferite dai turisti nell’area del Sud-est asiatico. Nel 2025 si sono registrati oltre 21 milioni di visitatori con una crescita del 20% rispetto al 2024, sia per quanto riguarda il turismo dai paesi asiatici che da quelli europei. Nei primi cinque mesi del 2026, invece si sono già registrati più di dieci milioni di visitatori provenienti da tutto il mondo. Questi numeri dimostrano che il comparto turistico è uno dei settori che può aiutare ad affermare la crescita del Gross Domestic Product (GDP) del paese.

I dati mostrano la percentuale di crescita del PIL dal 2014 al 2024 (https://www.macrotrends.net/global-metrics/countries/vnm/vietnam/gdp-growth-rate

Per facilitare la crescita economica del paese, tra le priorità del governo centrale c’è lo sviluppo del settore tecnologico interno al paese. Al fine di rendere più efficace lo stanziamento di fondi per gli investimenti in questo campo, sono state delineate alcune tecnologie definite strategiche per la crescita: tra queste spiccano lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, la robotica e l’automatizzazione dei processi produttivi, soluzioni innovative per la produzione di elettricità e il mercato dei semiconduttori. Il raggiungimento di questa espansione del settore tecnologico e digitale oltre a richiedere ingenti capitali, necessita di tempo per essere programmata a dovere. Ad esempio, nell’ambito dell’IA per il 2026 si stima che intorno al 93% delle imprese vietnamite intendono introdurre l’intelligenza artificiale nel proprio business, ma solo il 18% delle imprese ha attualmente l’infrastruttura necessaria per poter implementare questa tecnologia.

L’implementazione del settore energetico

Come molti paesi appartenenti alla regione del Sud-est asiatico, il Vietnam è altamente dipendente dalle importazioni di petrolio proveniente dal Golfo Persico. La situazione geopolitica instabile ha fatto sì che il Vietnam abbia ridotto a zero le accise sull’import di carburante, ma allo stesso tempo si è assicurato oltre 4 milioni di barili provenienti da fonti diverse rispetto ai paesi del Golfo. Essendo il territorio vietnamita scarso di risorse petrolifere, il paese asiatico sfrutta principalmente fonti come carbone e l’idroelettrico per la produzione della propria energia.

Il paniere energetico vietnamita nel 2025 (https://lowcarbonpower.org/region/Vietnam

Una delle caratteristiche centrali da raggiungere nella visione che il governo centrale vietnamita vuole portare avanti è la transizione a una società a zero emissioni entro il 2050; attualmente il paese asiatico sfrutta ancora in larga parte i combustibili fossili e in particolar modo il carbone. L’uso del carbone è funzionale alla crescita dell’economia del paese poiché fornisce una fonte energetica per sostenere i consumi delle industrie, senza però richiedere costi elevati. Negli ultimi anni si sono fatti passi in avanti per la ricerca di nuove fonti meno inquinanti, una su tutte l’idroelettrico.

Il Vietnam possiede un ottimo potenziale per generare energia grazie alle fonti rinnovabili, ma al momento le quote che l’energia solare ed eolica detengono sono ancora troppo basse per supportare un cambiamento sostanziale. Nel periodo tra il 2018 e il 2023 sono stati fatti dei progressi per lo sviluppo del settore: si è passati da una quasi assenza di megawatt generati attraverso fonti pulite, ad oltre 21.000 megawatt. Le energie rinnovabili in Vietnam sono un mercato in rapida ascesa all’interno della regione del Sud-est asiatico, riuscendo ad attrarre investimenti da investitori sia locali che internazionali.

Cosa aspettarsi da questa visione sul lungo periodo?

La scelta di optare per un piano di sviluppo di questa portata è un segnale che il Vietnam vuole ridefinire il suo status a livello internazionale. Il Vietnam adesso viene considerato come un’economia in via di sviluppo, con una manodopera conveniente, con buone opportunità di investimento e un’alternativa alla Cina in fatto di produzione. A livello geopolitico, il paese è uno dei membri dell’ASEAN (Association of Southeast Asian Nations) ed è considerato un attore rilevante soprattutto all’interno dello scenario asiatico. Con la trasformazione che il paese vuole ottenere nel suo futuro, il governo centrale di Hanoi vuole ribaltare questa concezione e finalmente essere riconosciuto come player importante anche su scala globale.

Best-case scenario: La visione del Vietnam per il 2030 e oltre è un successo, con una crescita dell’industrializzazione all’avanguardia e buoni redditi pro capite. Un modello che riesce a raggiungere le proprie mete prefissate può spingere altri paesi della regione asiatica ad intraprendere un cammino simile e programmare nel dettaglio gli aspetti per far fare un salto di qualità al proprio stato. L’incognita per la realizzazione di questo piano risiede nel modo in cui il Vietnam riuscirà ad affrontare sia le sfide interne al paese, come la sfida per le tecnologie strategiche e la mitigazione degli effetti del cambiamento climatico, che le possibili crisi che possono manifestarsi su scala internazionale.

Stability case: Le grandi riforme per lo sviluppo vietnamita restano compiute solo a metà; alcuni ambiti della crescita del paese si rivelano un successo, come l’attrazione di investimenti diretti stranieri (FDI), mentre in altri settori il governo farà fatica a fronteggiare in modo efficace gli ostacoli per il raggiungimento dei propri scopi. Una transizione incompiuta non deve essere considerata un fallimento su tutta la linea, ma piuttosto un punto di partenza su cui basare il proprio futuro e da cui basare un nuovo piano di crescita.

Worst-case scenario: Gli sforzi portati avanti dal governo comunista vietnamita non si realizzano e la transizione verso un nuovo status rimane puramente teorica. In economia si sta assistendo ad una situazione di deficit commerciale vietnamita pari a 15 miliardi di dollari rispetto ai numeri dello scorso anno; una capacità di non mantenere una crescita costante del prodotto interno lordo può rappresentare un segnale preoccupante per le speranze di mantenere un’economia in crescita del 10% come da stime governative. Inoltre, per proiettare un’immagine positiva del paese Tô Lâm e il suo gabinetto stanno pensando di affidarsi ad influencer ed IA per lodare gli sforzi governativi. Questa scelta può diffondere al mondo intero una visione distorta del paese mostrando solamente gli aspetti favorevoli delle politiche interne e distorcere la realtà di una visione fallimentare per il futuro del Vietnam, riducendo questi contenuti a pura propaganda e assenza di risultati.


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Michele Mandini

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