29 luglio 2026 – ore 11:00 – Il Friuli Venezia Giulia è un ecosistema a cui non manca (quasi) niente, una regione fatta di mari e monti e arricchita da vari corsi d’acqua. Tra laghi, fiumi, torrenti e il mar Adriatico, molte sono le occasioni di contatto con l’acqua, ma la familiarità con questi ambienti non deve oscurarne i rischi: secondo l’ultimo rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità infatti, nel biennio 2024-2025 in Italia sono stati registrati 604 annegamenti fatali: 281 in mare, 277 nelle acque interne e 37 nelle piscine. Di questi circa il 23% delle vittime era costituito da bambini e giovani fino ai 24 anni. Al fine di ridurre al massimo le possibili situazioni critiche è importante conoscere responsabilmente i propri limiti e, meglio ancora, adoperarsi nell’apprendimento del nuoto e stare sempre attenti ai comportamenti dei più piccoli. Costruire una maggiore cultura dell’acqua significa permettere a tutti di viverla con serenità, senza sottovalutarne i pericoli.
1. Cosa deve fare chi non sa nuotare
Saper rimanere a galla per qualche minuto non significa necessariamente saper nuotare: una cosa è muoversi in una piscina poco profonda, un’altra trovarsi in seria difficoltà dovendo controllare respirazione, percorrere una certa distanza o affrontare una corrente. È una distinzione importante soprattutto nelle acque libere, dove le condizioni possono cambiare rapidamente: come riporta un’indagine di Federalberghi sul rapporto degli italiani con l’acqua si indica che soltanto il 53,7% degli intervistati ritiene di saper nuotare con sicurezza e un 27,6% di avere una competenza appena sufficiente per stare a galla. Chi non sa nuotare, ovvero il restante 18,7% dovrebbe preferire spiagge e piscine sorvegliate, rimanendo nelle zone in cui tocca il fondo durante la balneazione senza sopravvalutare le proprie capacità.
È importante non entrare in acqua da soli, non affidarsi a materassini o gonfiabili come se fossero strumenti di salvataggio e rispettare sempre bandiere, cartelli, divieti – se presenti – e le indicazioni degli assistenti bagnanti. Particolare prudenza va mantenuta nelle acque interne: un fiume o un torrente apparentemente tranquillo possono nascondere correnti, buche, ostacoli sommersi e forti variazioni di temperatura; mentre nei laghi la distanza dalla riva può essere valutata male e il fondale può diventare profondo all’improvviso.
2. Imparare a nuotare anche da adulti
Non esiste un’età oltre la quale sia troppo tardi per imparare a nuotare: non fa mai male apprendere qualcosa di nuovo o affinare la propria tecnica; tuttavia i dati di chi ha frequentato un corso privato risultano bassi, e si riducono ancora di più per quel che riguarda gli adulti. In Italia, la maggior parte dei nuotatori afferma di aver imparato tramite amici o familiari oppure è autodidatta. L’aiuto di una persona conosciuta può favorire il primo contatto con l’acqua, ma un corso condotto da istruttori qualificati consente di lavorare in maniera graduale sulla respirazione, sul galleggiamento, sulla coordinazione e sulla gestione della paura. In regione ci sono infatti diverse piscine e scuole di nuoto che permettono a persone di tutte le età di imparare non solo a nuotare velocemente, o apprendere uno stile perfetto, ma anche di acquisire il controllo necessario per entrare in acqua, orientarsi e tornare in una posizione sicura.
3. Bambini e sorveglianza: il bagnino non sostituisce il genitore
Da bambini tutto è più facile: per educarli alla cultura dell’acqua e della prevenzione, è sempre consigliato insegnare a nuotare ai propri figli, prima che possano sviluppare traumi e paure legate ad essa. D’altra parte, proprio la mancanza di freni e l’incapacità di valutare i rischi rende i bambini soggetti più fragili, che necessitano della costante sorveglianza di un genitore. Anche in situazioni in cui è presente il bagnino, il genitore deve mantenere un controllo diretto sul proprio figlio, soprattutto quando è molto piccolo, non sa nuotare o si trova in un ambiente nuovo.
La sorveglianza deve essere continua e priva di distrazioni. Parlare al telefono, leggere o distrarsi possono impedire di accorgersi di una situazione di pericolo dato che i casi di annegamento non si manifestano necessariamente con grida e movimenti vistosi, al contrario possono essere rapidi e silenziosi. Perciò l’adulto dovrebbe trovarsi abbastanza vicino da poter intervenire immediatamente.
Anche in questo caso i corsi rappresentano una preziosa forma di prevenzione e, oltre alle inclinazioni sportive del bambino o all’iniziativa dei genitori, anche le scuole dovrebbero attivarsi attraverso progetti di classe realizzati in collaborazione con piscine e società sportive del territorio. L’Organizzazione mondiale della sanità include infatti l’insegnamento delle capacità natatorie di base e della sicurezza acquatica tra gli interventi utili alla prevenzione degli annegamenti.
4. I corsi di acquaticità per neonati
In Friuli Venezia Giulia esistono anche proposte dedicate ai primi mesi e anni di vita: attraverso il gioco e semplici esercizi, i bimbi molto piccoli entrano gradualmente in contatto con l’acqua e, generalmente affiancati anche da un genitore, gli istruttori lavorano con gli infanti sulla confidenza con l’ambiente, sul controllo della respirazione, sull’orientamento e su movimenti come il galleggiamento o il ritorno verso la superficie.
Queste esperienze possono avere un valore motorio, educativo e relazionale ma, ovviamente, non si tratta di corsi che rendono un neonato capace di salvarsi autonomamente.
5. Il ruolo dell’assistente bagnanti
La parte più importante del lavoro dell’assistente bagnanti è la prevenzione: anzitutto, deve monitorare i comportamenti delle persone e riconoscere in anticipo le situazioni di rischio; deve far rispettare le regole e intervenire prima che una difficoltà si trasformi in un’emergenza. Dover intervenire quando qualcuno sta annegando è un caso critico al quale ci si auspica di non arrivare.
La formazione per ottenere il brevetto comprende tecniche professionali di nuoto per salvamento, primo soccorso, rianimazione e utilizzo del defibrillatore automatico esterno e, almeno nella nostra Regione, si invita soprattutto i ragazzi più giovani a intraprendere questo percorso, avendo abbassato la soglia d’esercizio da 18 a 16 anni: un ragazzo formato diventa una risorsa per la comunità, acquisisce competenze di primo soccorso utili anche nella vita quotidiana e può accedere a opportunità di lavoro nelle piscine, negli stabilimenti balneari e nelle strutture turistiche. Il brevetto può quindi diventare uno dei primi strumenti di autonomia economica per uno studente e il lavoro stagionale permette di confrontarsi con responsabilità reali, organizzare il proprio tempo e contribuire concretamente alla sicurezza degli altri. È una possibilità particolarmente significativa in un periodo nel quale le imprese del settore balneare segnalano difficoltà nel reperire assistenti qualificati.
Articolo di Agata Cragnolin
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