La Cina non ha necessariamente bisogno di vincere la corsa al modello di intelligenza artificiale più avanzato per modificare gli equilibri globali del settore. Secondo Mtn Consulting, la vera opportunità è diventare il fornitore di riferimento per gli oltre 150 Paesi che difficilmente svilupperanno autonomamente modelli di frontiera e che, nei prossimi anni, dovranno acquistare capacità di calcolo, cloud, storage, reti ed energia.
In questi mercati emergenti la competizione potrebbe essere decisa meno dai benchmark e più dalla capacità di finanziare e realizzare le infrastrutture necessarie per utilizzare l’intelligenza artificiale. Un terreno sul quale Pechino si muove da oltre un decennio.
La Cina ha lanciato nel 2013 la Belt and Road Initiative, nota anche come Nuova Via della Seta, per rafforzare la propria presenza infrastrutturale internazionale. Nel 2015 il progetto si è esteso al digitale con la Digital Silk Road, che ha portato lo stesso modello di sviluppo e finanziamento a fibra, data center e apparecchiature di telecomunicazione per poi allagarsi, negli ultimi cinque anni, verso piattaforme cloud, governance dell’intelligenza artificiale e modelli.
L’intelligenza artificiale si innesta così su un’architettura finanziaria e tecnologica preesistente, senza richiedere alla Cina di costruire da zero un nuovo canale di espansione internazionale.
Digital Silk Road, ora si monetizza la base installata
A dare la misura del fenomeno sono anche i finanziamenti. Secondo i dati riportati da MTN Consulting sulla base del China Overseas Development Finance Database della Boston University, gli impegni di prestito nel settore delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione da parte di China Development Bank e China Export-Import Bank hanno raggiunto 13,9 miliardi di dollari tra il 2008 e il 2024, pari al 2,95% dei 472 miliardi complessivamente impegnati nello stesso periodo.
Più significativo del valore assoluto è però l’andamento nel tempo. I finanziamenti hanno raggiunto il picco tra il 2012 e il 2018 e sono successivamente diminuiti. Nel 2024 viene registrato un solo prestito nel comparto, pari a 89,8 milioni di dollari e destinato a Türk Telekom. Per MTN Consulting, il rallentamento non indica necessariamente un arretramento: la fase di costruzione della presenza cinese è in larga parte terminata e può lasciare spazio alla monetizzazione della base installata.
Anche somme relativamente contenute possono infatti influenzare scelte tecnologiche destinate a durare molti anni, dalla piattaforma cloud utilizzata da un’amministrazione pubblica al fornitore incaricato di realizzare e gestire un data center nazionale.
Huawei, il precedente delle telecomunicazioni
Il precedente più vicino arriva dalle telecomunicazioni. Huawei ha conquistato numerosi mercati emergenti combinando offerte finanziate, pacchetti integrati e prezzi competitivi. Il risultato è una posizione di primo piano in ampie aree di Africa, Asia e America Latina, a fronte di una presenza sostanzialmente assente in Nord America.
Il punto è rilevante perché molti dei Paesi nei quali il gruppo cinese ha costruito la propria presenza nelle reti di telecomunicazione sono gli stessi che oggi devono avviare una nuova fase di investimenti in capacità di calcolo e data center.
Il vantaggio non è derivato soltanto dalla competitività tecnologica, ma dalla capacità di adattare l’offerta alle condizioni economiche e operative dei singoli mercati. È uno schema che può essere replicato nell’intelligenza artificiale, dove l’accesso all’infrastruttura rischia di pesare quanto, se non più, della nazionalità del modello utilizzato.
Dai modelli ai chip, la Cina avanza a velocità diverse
La trasformazione non procede però allo stesso ritmo lungo tutta la filiera. Sul fronte dei modelli il cambiamento è già evidente. La famiglia Qwen di Alibaba ha superato un miliardo di download cumulativi su Hugging Face e rappresenta oltre la metà dei download globali di modelli open-weight. Parallelamente, su OpenRouter la quota dei modelli di origine statunitense sarebbe scesa da circa il 70% dei token processati nel giugno 2025 a circa il 30% a metà 2026.
Più complessa la situazione sul computing. Huawei prevede circa 12 miliardi di dollari di ricavi Ascend nel 2026, rispetto ai 7,5 miliardi precedenti, ma il business rimane per ora concentrato sul mercato cinese. Nvidia, al contrario, non contabilizza più ricavi da data center provenienti dalla Cina. Le esportazioni confermate dei processori Ascend restano ancora marginali.
La capacità cinese di esportare un’intera piattaforma di calcolo per l’intelligenza artificiale è quindi molto meno sviluppata rispetto alla diffusione internazionale dei suoi modelli. È proprio questo il divario che i prossimi anni potrebbero colmare.
Memorie ed energia aprono nuovi spazi
Un’altra opportunità sta emergendo nella memoria. La forte domanda di componenti ad alta larghezza di banda destinati agli acceleratori per l’intelligenza artificiale ha spinto Micron, Samsung e SK Hynix a concentrare maggiore capacità produttiva sulle fasce più avanzate. Ne è derivata una maggiore pressione sull’offerta di Dram di fascia intermedia, segmento nel quale produttori cinesi come CXMT e YMTC stanno cercando di guadagnare spazio.
Ancora più solida appare la posizione della Cina sul fronte energetico. Nel 2025 le aziende del Paese hanno raccolto 366 GWh di nuovi ordini internazionali per sistemi di accumulo, con una crescita del 144%, distribuiti in più di 60 Paesi.
È un tassello tutt’altro che secondario. La disponibilità di energia è ormai uno dei principali vincoli alla costruzione di nuovi data center e, rispetto ai semiconduttori avanzati, sistemi di accumulo e infrastrutture elettriche sono molto meno esposti alle restrizioni sulle esportazioni che caratterizzano il confronto tecnologico tra Washington e Pechino.
La pressione aumenta sui gruppi occidentali
Le conseguenze cambiano a seconda dei comparti. Amazon Web Services, Microsoft Azure e Google Cloud devono confrontarsi con concorrenti cinesi ancora più piccoli su scala globale, ma già ben posizionati nei Paesi dove potrebbe concentrarsi una quota crescente della nuova domanda.
Dell, HPE, Cisco e Arista rischiano invece di incontrare Huawei nei progetti per nuovi data center, dove il gruppo può integrare networking, server e storage all’interno della stessa offerta. Sul versante energetico, Tesla Energy, Fluence, Schneider Electric e Vertiv competono con aziende cinesi che possono contare su una forte capacità produttiva e su una presenza internazionale ormai molto ampia.
Per i gruppi occidentali, dunque, considerare questa concorrenza come un rischio remoto può diventare un errore strategico. Il precedente delle telecomunicazioni mostra che Stati Uniti e alleati possono limitare l’accesso dei fornitori cinesi ad alcuni mercati, ma hanno una capacità molto inferiore di condizionare le scelte tecnologiche di gran parte dei Paesi coinvolti nella Digital Silk Road.
Per partecipare al prossimo ciclo di investimenti non basterà quindi offrire la tecnologia più avanzata: servirà competere con un modello commerciale capace di integrare hardware, servizi, credito e capacità di esecuzione. È su questo terreno, prima ancora che sui benchmark, che potrebbe essere ridisegnata la geografia mondiale dell’intelligenza artificiale.
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