La Camera penale Eschilo segnala sovraffollamento, carenza di personale e necessità di nuovi spazi per le attività rieducative..

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 Lacasa circondariale di Gelaospita attualmente 80 detenuti a fronte di una capienza regolamentare di 46 posti. È uno dei principali dati emersi dalla visita del 26 agosto 2026, promossa dalla Camera penale “Eschilo” nell’ambito dell’iniziativa dell’Unione delle camere penali italiane “Ristretti in Agosto”.

La delegazione della Camera penale era composta dal presidente Angelo Gaccione, dal vicepresidente Filippo Spina, delegato all’Osservatorio carcere, dal segretario Angelo Cafà e dai consiglieri Vittorio Giardino e Giovanni Cantaro. La visita si è svolta con la collaborazione del commissario Francesco Vizzì, del parroco Raimondo Giammusso, delle educatrici Anna Maria Ferro e Alessia Carelli e del capo area contabile Paolo Bertolino.

L’iniziativa aveva l’obiettivo di verificare le condizioni della restrizione, portare attenzione alla popolazione detenuta e sensibilizzare opinione pubblica, istituzioni locali e nazionali e classe politica sulla situazione carceraria.

Alla visita hanno partecipato anche la senatrice Concetta Ketty Damante, il senatore Pietro Lorefice, la deputata dell’Assemblea regionale siciliana Rosa Cirrone Cipolla, il sindaco di Gela Di Stefano Terenziano e, per il comune, l’assessore alla polizia municipale, viabilità, trasporto pubblico, protezione civile, tutela animali, urbanistica e patrimonio Simone Morgana. Nella delegazione figuravano inoltre Antonio Gagliano, consigliere del Consiglio nazionale forense, impegnato in un altro evento istituzionale; Maria Antonia Giordana, presidente del Consiglio dell’Ordine di Gela, rappresentata dal segretario Angelo Licata; Giacomo Ventura, presidente onorario della Camera penale di Gela e rappresentante dell’associazione Nessuno Tocchi Caino, fuori sede; Rocco Guarnaccia, past president della Camera penale di Gela, assente per impegni familiari; Pierangelo Vasile, presidente dell’AIGA, sezione di Gela, e gli iscritti Evelyn Callari, Maurizio Cannizzo, Francesco Iannì e Rosa Salerno.

Nel corso della visita, condotta nella casa circondariale di contrada Balate, sono state esaminate le sezioni detentive e i principali ambienti della struttura: sala medica, cucina, cappella, palestra, area passeggio destinata agli isolati, aula per i corsi scolastici e professionali, aree passeggio dei detenuti dei piani terra e primo, sala teatro, ufficio matricola, sala colloqui, sala operativa, biblioteca e sala per i colloqui con gli educatori.

Le condizioni complessive dell’istituto sono state giudicate buone dalla Camera penale, anche alla luce di alcuni interventi migliorativi realizzati nell’ultimo periodo. La sala colloqui dispone dall’anno scorso di un impianto di climatizzazione; la cappella è stata ritinteggiata dagli stessi detenuti con materiali di risulta; inoltre è stato creato un nuovo spazio destinato a biblioteca, arricchito con una raccolta solidale di libri. È stato constatato anche il regolare funzionamento dell’ascensore portavivande, il cui guasto era stato segnalato nel report del 2025.

Nel 2026 sono state installate quattro cabine telefoniche, una per ciascuna sezione, destinate ai colloqui telefonici dei detenuti, e quattro asciugacapelli, anch’essi distribuiti uno per sezione. Sul piano della sicurezza e dell’ammodernamento degli impianti sono stati realizzati un nuovo impianto antincendio, un nuovo centralino e un nuovo impianto antigas.

Restano però il sovraffollamento e la carenza di personale della polizia penitenziaria: gli agenti effettivamente in servizio sono 40 rispetto ai 52 previsti dalla pianta organica. Sono state inoltre rilevate criticità strutturali che limitano la possibilità di ampliare l’offerta trattamentale e rieducativa. In particolare, è emersa la necessità di ulteriori spazi per aumentare il numero dei detenuti ammessi alle attività lavorative, ampliare i progetti formativi e favorire altre attività rieducative.

Durante il confronto con le istituzioni presenti è emersa una disponibilità comune ad affrontare le difficoltà burocratiche che ostacolano il coinvolgimento degli enti e delle associazioni di volontariato del territorio. È stata condivisa anche l’esigenza di incrementare le ore dedicate alle attività ricreative e trattamentali e di avviare corsi di formazione e specializzazione, individuando e allestendo un’area specifica. È stata inoltre rappresentata l’opportunità di attivare, almeno nei giorni dei colloqui, un collegamento di trasporto pubblico tra la stazione e l’istituto per agevolare gli spostamenti dei familiari dei detenuti.

Tra le questioni segnalate c’è anche quella dell’acqua destinata al consumo. Secondo quanto riferito dai detenuti, si ricorre prevalentemente all’acquisto di acqua confezionata a proprie spese, con maggiori difficoltà per chi non dispone di adeguate risorse economiche. In alcune occasioni, a queste necessità ha sopperito la generosità del parroco.

Il comunicato richiama anche i dati del XXII Rapporto di Antigone sulle carceri italiane. Al 30 aprile 2026 i detenuti erano 64.436, a fronte di una capienza regolamentare di 51.265 posti, con circa 13.000 persone in più. Sono 73 gli istituti con un tasso di affollamento pari o superiore al 150% e otto quelli oltre il 200%: Lucca al 240%, Foggia al 225%, Grosseto al 213%, Lodi al 212%, Milano San Vittore al 210%, Brescia Canton Mombello al 210%, Udine al 210% e Latina al 204%. Gli istituti che non hanno raggiunto il “tutto pieno” sono 22 su 189.

Secondo il rapporto, l’aumento delle presenze è collegato anche alla maggiore durata delle pene. Nel 2025 le persone con una condanna tra cinque e dieci anni sono passate dal 30,1% al 30,4% dei definitivi presenti, mentre quelle con una pena tra dieci e venti anni sono passate dal 16,6% al 16,8%. Al contrario, la quota di chi scontava una pena da uno a tre anni è scesa dal 17,3% al 16,4%.

Un’ulteriore possibile spiegazione viene individuata nel calo delle misure alternative. Le prese in carico degli UEPE per l’affidamento in prova al servizio sociale sono scese da 26.151 nel 2024 a 24.627 nel 2025, con una diminuzione del 5,8%. I nuovi casi di detenzione domiciliare sono passati da 14.247 a 13.519, il 5,1% in meno. Nel comunicato si osserva che, forse per la prima volta da quando esistono, le misure alternative alla detenzione sono in calo.

Vengono citate anche la legge sulla detenzione domiciliare per i detenuti con dipendenze da sostanze e alcol, entrata in vigore il 21 agosto 2026, e la proposta annunciata dal viceministro alla giustizia Sisto di estendere la legge Smuraglia. Quest’ultima, in vigore dal 2000, riconosce incentivi alle cooperative sociali e alle imprese che offrono lavoro ai detenuti negli istituti penitenziari e, con l’eventuale estensione, anche a chi sconta la pena attraverso affidamento in prova ai servizi sociali, detenzione domiciliare o lavoro di pubblica utilità.

Il comunicato ricorda infine che dall’inizio dell’anno si sono registrati 33 suicidi tra i detenuti, dopo gli 85 del 2025 e i 91 del 2024. A questi numeri si aggiungono le persone decedute per altre cause, tra malattia, overdose, omicidio e cause da accertare: nel 2024 erano state 155.

La visita, conclude la Camera penale “Eschilo”, ha consentito un confronto diretto con direzione, personale e istituzioni, facendo emergere l’impegno condiviso a mantenere alta l’attenzione sulle criticità e a individuare soluzioni concrete. Il comunicato richiama, in chiusura, le riflessioni attribuite a Voltaire e Victor Hugo sulle condizioni delle carceri e sulla libertà dopo la detenzione, definendo l’intervento un atto di “giustizia riparatrice e di lealtà istituzionale”.


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Emanuele d’Angeli

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