Un’auto di servizio parcheggiata abitualmente in una sede dell’Asl diversa da quelle in cui il dirigente presta servizio e coincidente con il suo comune di residenza. È attorno a questo punto che ruota il procedimento disciplinare che ha coinvolto Leonardo Miscio, attuale direttore sanitario dell’Asl Foggia, destinatario di una sospensione dal servizio per due mesi.
A ricostruire la vicenda è oggi La Gazzetta del Mezzogiorno, che racconta un caso destinato ad avere anche uno strascico giudiziario: Miscio ha infatti impugnato la sanzione davanti al giudice del Lavoro.
Il medico, 61 anni, prima di entrare nella direzione strategica dell’Asl era direttore della Struttura complessa Direzione medica assistenza ospedaliera, con competenza sui presidi di Manfredonia, San Severo e Cerignola. L’incarico di direttore sanitario dell’azienda gli è stato poi affidato il 16 giugno dalla nuova direttrice generale Tiziana Dimatteo. Da quel momento Miscio è in aspettativa dal precedente ruolo.
La segnalazione sull’auto aziendale
Secondo la ricostruzione pubblicata dalla Gazzetta, il procedimento ha avuto origine nei mesi scorsi, quando alla guida dell’Asl Foggia c’era ancora Antonio Nigri. Una segnalazione circostanziata avrebbe evidenziato che la Citroen C3 aziendale affidata a Miscio veniva lasciata, anche al di fuori degli orari di servizio, nel cortile della sede del Dipartimento di salute mentale di San Giovanni Rotondo, città in cui il dirigente risiede.
Gli approfondimenti successivi avrebbero riguardato anche i cartellini delle presenze. Dalle verifiche, riferisce il quotidiano, sarebbe emerso che Miscio era solito effettuare la timbratura proprio nella struttura di San Giovanni Rotondo, pur avendo come sedi di riferimento per il proprio incarico gli ospedali di Manfredonia, San Severo e Cerignola.
Nigri avrebbe quindi trasmesso gli atti all’Ufficio procedimenti disciplinari dell’Asl, diretto da Michele Mangialardi, che al termine dell’istruttoria ha disposto la sospensione di due mesi.
La difesa: “Nessun danno economico per l’Asl”
Miscio non avrebbe contestato le modalità di utilizzo dell’auto, ma avrebbe sostenuto nel procedimento disciplinare che quella organizzazione non avrebbe provocato alcun danno economico all’azienda.
La ragione indicata dal dirigente è essenzialmente geografica: San Giovanni Rotondo si trova in una posizione intermedia rispetto ai tre ospedali di sua competenza e utilizzare quella sede come punto di partenza e rientro avrebbe, secondo la sua ricostruzione, comportato un chilometraggio complessivo inferiore rispetto agli spostamenti diretti tra Manfredonia, San Severo e Cerignola.
Miscio avrebbe inoltre riferito di aver comunicato verbalmente all’ufficio competente la scelta di parcheggiare l’auto di servizio a San Giovanni Rotondo, senza che gli fossero state sollevate obiezioni.
Argomenti che, tuttavia, non hanno convinto l’Ufficio procedimenti disciplinari. Secondo quanto riportato dalla Gazzetta del Mezzogiorno, l’Upd ha ravvisato una violazione dei doveri di correttezza richiesti a un dirigente pubblico, ritenendo non consentito l’utilizzo dell’auto aziendale per raggiungere il proprio comune di residenza. Da qui la sanzione, considerata di media gravità.
Sanzione sospesa e ricorso al giudice del Lavoro
La vicenda presenta però una particolarità. Nel frattempo Miscio è diventato direttore sanitario dell’Asl Foggia ed è dunque in aspettativa dall’incarico dirigenziale nell’ambito del quale è maturata la contestazione. Per questo motivo la sospensione disciplinare non è stata materialmente eseguita.
Il medico ha comunque deciso di contestare il provvedimento rivolgendosi al Tribunale del Lavoro, che dovrà stabilire se la condotta contestata e la sanzione applicata dall’azienda siano legittime.
L’Asl, riferisce ancora il quotidiano, per il momento non intenderebbe assumere ulteriori determinazioni, in attesa della pronuncia del giudice. Anche perché, viene osservato, in passato decisioni adottate dall’Ufficio procedimenti disciplinari dell’azienda sono state successivamente riformate in sede giudiziaria.
Sul fondo resta anche il tema dei rapporti interni all’azienda. La Gazzetta riferisce di voci secondo cui il procedimento potrebbe essere maturato in un clima di conflittualità, anche alla luce della natura particolarmente dettagliata della segnalazione che ha dato origine agli accertamenti. Un elemento che resta, però, sul piano delle valutazioni e dei retroscena e che non modifica il contenuto formale della contestazione disciplinare.
Il possibile profilo penale evocato dalla Gazzetta
C’è infine un altro aspetto, particolarmente delicato. Il quotidiano pone il tema dell’eventuale rilevanza penale della vicenda e richiama, come ipotesi da valutare, quella del peculato in relazione all’utilizzo dell’auto di servizio, con i conseguenti obblighi di segnalazione che potrebbero gravare sull’amministrazione qualora emergessero fatti penalmente rilevanti.
Allo stato, tuttavia, non risulta dalla ricostruzione pubblicata l’esistenza di una contestazione penale nei confronti di Miscio: il procedimento noto è quello disciplinare e sarà il giudice del Lavoro a pronunciarsi sulla sanzione impugnata dal direttore sanitario.
Il nodo resta dunque quello da cui tutta la vicenda è partita: stabilire se un dirigente possa utilizzare una sede aziendale nel proprio comune di residenza come punto di ricovero dell’auto di servizio e di registrazione della presenza quando il suo incarico riguarda strutture situate in altre città, e se le ragioni organizzative addotte siano sufficienti a giustificare quella modalità di utilizzo del mezzo pubblico.
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