Il patrimonio degli italiani non si trova soltanto nei conti correnti, negli immobili o negli strumenti finanziari tradizionali. Una parte consistente del valore posseduto dalle famiglie è custodita in gioielli, oggetti preziosi e accessori di lusso, beni che spesso restano inutilizzati per anni, ma che possono rappresentare una riserva economica da attivare quando serve liquidità. È da questa prospettiva che nasce il Rapporto Ipsos Doxa – Affide 2026, presentato alla stampa a Milano, uno studio che analizza la relazione dei cittadini con gli oggetti di valore, le modalità con cui li proteggono, le necessità di liquidità e le nuove frontiere del lusso circolare. Alla presentazione era presente anche Economy, che ha commentato i dati della ricerca con Andrea Rotunno, direttore generale di Affide e con Mattia Bruggi, ceo dello studio peritale Bruggi, in occasione del presentazione ufficiale dei risultati del report alla stampa.
Dalla ricerca emerge un cambiamento che interessa non soltanto le abitudini di consumo, ma anche il modo in cui le persone attribuiscono un valore economico ai beni che possiedono. I gioielli ricevuti in regalo o tramandati in famiglia, le borse di alta gamma acquistate per passione e gli oggetti da collezione possono diventare strumenti per ottenere liquidità, essere venduti attraverso il mercato delle aste oppure entrare in nuovi circuiti di riutilizzo. Allo stesso tempo, cresce l’attenzione per la sicurezza: il 60% degli intervistati teme di subire un furto in casa e il 35% dichiara di averne subito uno direttamente oppure di averne avuto notizia da familiari. Per Affide, realtà appartenente al gruppo Dorotheum e specializzata nel credito su pegno, questi fenomeni delineano un mercato nel quale la valutazione, il finanziamento, la vendita e la custodia dei beni preziosi possono diventare servizi complementari. “Il mondo del credito su pegno e quello delle aste restano centrali, ma oggi siamo sempre più in una logica di specialty finance”, spiega Rotunno, sintetizzando l’evoluzione del modello di business.
Il tesoro dimenticato nei cassetti: quando i gioielli diventano una riserva di valore
Uno degli aspetti più interessanti del Rapporto Ipsos Doxa – Affide 2026 riguarda il patrimonio di gioielli posseduto dagli italiani e il rapporto con il loro valore economico. Come osserva Rotunno, “non ci sono altre ricerche in Italia che ci dicono quanti gioielli hanno gli italiani, quanti grammi d’oro, quanti gioielli utilizzano”. È proprio questa dimensione, spesso trascurata nelle analisi sulle disponibilità delle famiglie, a rendere il fenomeno interessante anche dal punto di vista economico. Una parte degli oggetti preziosi rimane inutilizzata, dimenticata nei cassetti o conservata per ragioni affettive, senza essere necessariamente percepita come una risorsa finanziaria disponibile.
Il valore di questi beni, tuttavia, non si esaurisce nella componente sentimentale. Un gioiello può avere una quotazione legata al metallo prezioso, alla lavorazione, alla marca o alle caratteristiche specifiche dell’oggetto. La valutazione effettiva dipende naturalmente dalle condizioni del bene e dal mercato di riferimento, ma la possibilità di determinarne il valore apre una prospettiva diversa rispetto alla semplice conservazione domestica. “È un patrimonio dormiente, in parte dimenticato nei cassetti, ma che costituisce anche una riserva di valore”, sottolinea il direttore generale di Affide.
La questione assume una rilevanza particolare in un contesto nel quale le famiglie possono avere bisogno di risorse finanziarie senza voler necessariamente vendere in modo definitivo un bene al quale sono legate. Il gioiello ricevuto in eredità o regalato in occasione di un evento importante può conservare un significato personale anche quando viene utilizzato come garanzia per ottenere un finanziamento. È proprio su questa doppia natura, affettiva ed economica, che si innesta il credito su pegno, uno strumento che consente di trasformare temporaneamente il valore di un oggetto in liquidità, mantenendo la possibilità di recuperarlo.
Credito su pegno, la liquidità senza vendere definitivamente i propri beni
Il credito su pegno è uno degli strumenti attraverso cui Affide intende rispondere a esigenze di liquidità legate a beni mobiliari di valore. Il meccanismo è relativamente semplice: il cliente porta un oggetto prezioso, che viene valutato, e può ricevere un finanziamento garantito dal bene stesso. In questo modo ottiene denaro senza dover necessariamente rinunciare in via definitiva alla proprietà dell’oggetto. Una volta restituito il capitale dovuto, insieme agli interessi e agli eventuali oneri previsti dal contratto, il cliente può riscattare il bene secondo le condizioni concordate.
Rotunno richiama un dato significativo sull’esito di queste operazioni: “I gioielli dati in pegno vengono riscattati nel 95% dei casi”. La percentuale, riferita dal direttore generale durante la conversazione, indica che nella grande maggioranza dei casi il ricorso al servizio non si traduce nella perdita definitiva del gioiello. Il dato è coerente con la funzione dello strumento: ottenere una disponibilità finanziaria in un determinato momento, conservando la prospettiva di recuperare successivamente il proprio bene.
Il credito su pegno si colloca così in una sorta di cassetta degli attrezzi finanziaria delle famiglie, accanto agli altri strumenti ai quali ricorrere quando emerge un fabbisogno di liquidità. Non è un sostituto universale del credito bancario e richiede una valutazione attenta delle condizioni contrattuali, degli interessi e dei tempi di rimborso. Può tuttavia offrire un’alternativa per chi dispone di beni di valore e preferisce non venderli sul mercato dell’usato, soprattutto quando si tratta di oggetti con una forte componente affettiva.
Affide, che Rotunno identifica come il maggiore operatore del credito su pegno in Italia e in Europa, opera in un settore specializzato e vigilato da Banca d’Italia. La società, come già detto, fa parte del gruppo Dorotheum, realtà con una lunga esperienza nel mondo delle aste e della valutazione degli oggetti. È proprio l’integrazione tra competenze di stima, finanziamento e commercializzazione a costituire uno degli elementi centrali della strategia di sviluppo: non limitarsi a erogare liquidità contro un bene, ma offrire servizi che accompagnino l’oggetto nelle diverse fasi della sua vita economica.
Affide cambia pelle: dalla gioielleria alla specialty finance
La trasformazione del mercato degli oggetti preziosi si riflette nell’evoluzione del modello di business di Affide. “Se dovessi descrivere oggi cos’è Affide, direi che gestisce una specialty finance che si occupa di asset mobiliari di valore”, afferma Rotunno. La definizione sposta il fuoco dalla sola attività tradizionale del credito su pegno a un sistema di servizi che comprende finanziamento, aste, valutazioni e custodia assicurata.
La logica è quella di valorizzare beni che possono essere difficili da monetizzare attraverso i canali finanziari ordinari, ma che dispongono di un mercato riconoscibile. I gioielli rappresentano il punto di partenza storico, ma la gamma si sta ampliando verso altre categorie, in particolare le borse di lusso. Accanto alla concessione di finanziamenti garantiti dagli oggetti, Affide vende attraverso le aste beni provenienti dal mondo del pegno e oggetti affidati direttamente dai proprietari, interessati a raggiungere un pubblico più ampio.
“Alcuni dei clienti che si rivolgono a noi dice: ‘avete una rete internazionale, vendete online tramite le vostre aste, avete visibilità e so che potete valorizzarmi questo oggetto’ ” racconta Rotunno, descrivendo una seconda modalità di accesso ai servizi della società. In questo caso, l’obiettivo non è ottenere un finanziamento temporaneo, ma trovare un mercato per un bene che il proprietario ha deciso di vendere. La rete internazionale e le aste online possono ampliare la platea dei potenziali acquirenti, anche se il risultato economico dipende dalle caratteristiche dell’oggetto, dalla domanda e dalle condizioni della vendita.
Il terzo pilastro è rappresentato dalla custodia. Affide mette a disposizione spazi dedicati alla conservazione dei beni preziosi, accompagnati da una copertura assicurativa che, secondo quanto riferito da Rotunno, arriva al 125% del valore di mercato dell’oggetto. La scelta nasce anche dalla progressiva riduzione, in alcune realtà bancarie, dell’offerta di cassette di sicurezza, un servizio che può essere considerato marginale rispetto alle attività principali degli istituti.
“Diamo finanza, quindi liquidità, con dei collaterali che possono essere i gioielli o le borse. Vendiamo tramite le aste e custodiamo», sintetizza il direttore generale. La valutazione gratuita degli oggetti, inoltre, consente ai clienti di conoscere il valore di mercato dei propri beni anche senza essere necessariamente interessati a un finanziamento o a una vendita. In questo senso, la perizia diventa anche uno strumento di educazione finanziaria: rende più consapevole il proprietario rispetto a un patrimonio che, altrimenti, potrebbe rimanere economicamente invisibile.
Il lusso entra nel mercato della liquidità: le borse diventano un asset
La novità più significativa nella strategia di Affide è l’estensione del modello alle borse di lusso, che vengono considerate sempre più come beni dotati di un valore patrimoniale e non soltanto come accessori legati al consumo o allo status. L’operazione intercetta una trasformazione culturale: alcuni prodotti di alta gamma possono conservare una domanda anche dopo l’acquisto e diventare oggetti da collezione, con quotazioni che dipendono dalla marca, dal modello, dalla rarità, dalle condizioni di conservazione e dalle dinamiche del mercato secondario.
“Le persone hanno sempre più la percezione del valore non solamente nella gioielleria. In passato era collegata anche alla tradizione familiare: quanti di noi hanno ricevuto la collanina d’oro? Oggi l’oro costa sempre di più e i giovani vedono maggiormente il collezionabile e il lusso come una forma di investimento, non soltanto come un’espressione di benessere», osserva Rotunno. Il riferimento non implica che ogni borsa di alta gamma sia necessariamente un investimento redditizio. Evidenzia, piuttosto, il crescente interesse verso beni il cui valore può essere mantenuto, trasferito o monetizzato attraverso un mercato specializzato.
Il confronto tra gioielli e borse è uno degli aspetti sui quali la ricerca si concentra per comprendere l’evoluzione delle percezioni dei consumatori. Secondo Rotunno, il valore delle borse risulta oggi più riconosciuto rispetto a quello dei gioielli, un’indicazione che suggerisce come stiano cambiando gli oggetti ai quali le persone attribuiscono una funzione patrimoniale.
Il direttore generale richiama inoltre un dato secondo cui quasi il 64% degli intervistati non riconoscerebbe un valore patrimoniale a questi beni, pur mostrando interesse verso il loro possibile utilizzo per ottenere liquidità. Il materiale disponibile non consente di precisare in modo univoco a quale specifica categoria di oggetti si riferisca questa percentuale; il dato va quindi letto come un’indicazione della distanza che può ancora esistere tra il possesso di un bene e la consapevolezza del suo valore economico.
La possibilità di ottenere un finanziamento garantito da una borsa segue una logica analoga a quella applicata ai gioielli. Il proprietario può utilizzare temporaneamente il valore dell’oggetto per far fronte a una necessità finanziaria e recuperarlo successivamente, rispettando le condizioni contrattuali. È una prospettiva che amplia il perimetro dei beni potenzialmente utilizzabili per accedere alla liquidità e che, allo stesso tempo, richiede competenze specifiche nella valutazione, nell’autenticazione e nella conservazione degli articoli di alta gamma.
La custodia delle borse di lusso richiede attenzioni che vanno ben oltre la semplice sicurezza di un caveau. A differenza dei gioielli, questi accessori sono realizzati anche con materiali naturali, come le pelli esotiche, che possono risentire delle condizioni ambientali e di una conservazione prolungata. “Le borse sono oggetti vivi, nel senso che hanno a che fare con materiali naturali e richiedono condizioni di conservazione adeguate», spiega Mattia Bruggi, ceo dello Studio peritale Bruggi. – L’aria deve avere caratteristiche precise, così come devono essere controllati i livelli di umidità: non basta mettere una borsa al sicuro, bisogna anche sapere come conservarla”. Il rischio è che un periodo prolungato in un ambiente non idoneo finisca per compromettere lo stato del prodotto. “Se una borsa in pelle di alligatore rimane per un anno o un anno e mezzo all’interno di uno stock, anche in un caveau, possono emergere problemi legati alla conservazione. Quando si parla di pezzi che valgono 160 mila, 180 mila o persino 200 mila euro, la gestione dello spazio e delle condizioni ambientali diventa una questione di grande rilievo economico”, aggiunge Bruggi.
Sicurezza domestica, sei italiani su dieci temono i furti
Accanto alla valorizzazione economica dei beni, la ricerca mette in evidenza una preoccupazione molto concreta: la sicurezza. Il 60% degli intervistati teme di subire un furto in casa, mentre il 35% dichiara di averne subito uno direttamente oppure di averne avuto notizia da familiari. Si tratta di percentuali che segnalano quanto la protezione dei beni preziosi sia entrata nelle valutazioni delle famiglie, soprattutto quando gioielli, orologi e accessori di lusso vengono conservati nelle abitazioni.
Il possesso di oggetti di valore comporta infatti un problema che non si esaurisce nella loro quotazione. Un gioiello può essere assicurato, ma resta spesso difficile sostituirlo quando è legato a una storia familiare o rappresenta un ricordo personale. “Gli oggetti che arrivano da noi sono spesso oggetti unici: non sono prodotti che si possono ritrovare in boutique e ricomprare se vengono smarriti – spiega Rotunno. -. I gioielli hanno un significato e devono essere indennizzati anche nella loro componente emotiva”. È questa la logica che, secondo il manager, accompagna la scelta di una copertura assicurativa pari al 125% del valore di mercato.
La percentuale, precisa il direttore generale, vuole tenere conto del fatto che il valore di un bene non sempre coincide con il prezzo necessario per sostituirlo. La copertura assicurativa resta naturalmente legata alle condizioni previste dal servizio e alla valutazione dell’oggetto: non equivale a una garanzia universale del valore affettivo, ma costituisce un elemento distintivo dell’offerta di custodia presentata da Affide.
La questione è particolarmente attuale anche durante i periodi di assenza da casa. Chi possiede una collezione di borse o gioielli può preferire non lasciarla nell’abitazione quando parte per una vacanza o si allontana per un periodo prolungato. La custodia professionale viene proposta proprio come soluzione per conservare i beni in spazi dedicati, senza vincolare il proprietario a una vendita o a un finanziamento.
Il servizio per le borse di lusso è attualmente disponibile a Milano e Roma. Affide sta adeguando gli spazi e le competenze necessarie a garantire condizioni di conservazione coerenti con le caratteristiche degli accessori. Per le altre attività, la società dispone invece di una rete di 39 filiali in Italia. “Il cliente, quando torna, deve ritrovare la borsa nello stesso stato in cui l’ha lasciata” spiega Rotunno, sottolineando che la conservazione non riguarda soltanto la sicurezza fisica, ma anche la tutela delle condizioni del bene e, di conseguenza, del suo valore.
Economia circolare, l’83% degli italiani considera importante il riutilizzo
Un altro dato che emerge dalla conversazione con Rotunno riguarda la diffusione dell’economia circolare. Secondo i risultati richiamati dal direttore generale, l’83% degli intervistati attribuisce importanza al riutilizzo dei beni. È una percentuale significativa perché suggerisce che il recupero del valore degli oggetti non sia percepito soltanto come una necessità economica, ma anche come una pratica coerente con un diverso modo di consumare.
“Mi aspettavo che questo dato fosse più preponderante tra i giovani e un po’ meno tra le persone sopra i 60 anni. Invece è sostanzialmente distribuito tra le generazioni», racconta Rotunno. Nel dettaglio citato durante la conversazione, l’importanza attribuita all’economia circolare raggiunge l’84% tra gli under 40 e l’80% tra gli over 60. La differenza è contenuta e indica che l’interesse per il riutilizzo non riguarda esclusivamente le generazioni cresciute con le piattaforme digitali e i marketplace dell’usato.
Servizi di rivendita e piattaforme come Vinted e Vestiaire Collective hanno contribuito a rendere più accessibile la circolazione dei beni, favorendo l’incontro tra chi vuole vendere un oggetto e chi cerca un prodotto di seconda mano. Il mercato, tuttavia, presenta anche criticità legate all’autenticità, alla qualità degli articoli e alle possibili truffe. Per i beni di lusso, il valore delle competenze di valutazione e della capacità di garantire una maggiore affidabilità delle transazioni può diventare particolarmente rilevante.
Nel modello descritto da Affide, l’economia circolare assume una dimensione più ampia rispetto alla semplice rivendita. Un bene può essere custodito, utilizzato come garanzia per ottenere liquidità oppure venduto attraverso un’asta a un nuovo proprietario. In ciascuno di questi casi, l’obiettivo è mantenere o recuperare il valore dell’oggetto, anziché considerarlo un prodotto destinato a perdere ogni utilità economica dopo il primo acquisto.
La circolarità, inoltre, non è necessariamente in contrasto con il mercato del lusso. Per alcune categorie di prodotti, la possibilità di una seconda o terza vita può rafforzare l’interesse verso articoli di qualità, soprattutto quando il consumatore attribuisce importanza alla durata, alla rarità o alla riconoscibilità del marchio. Resta essenziale distinguere questa dimensione dalla promessa di rendimento: il mercato secondario può offrire opportunità, ma il valore futuro di un oggetto non è garantito e dipende dalla domanda, dalle condizioni di conservazione e dalle caratteristiche specifiche del prodotto.
Aste e mercato secondario: il 65% è propenso a vendere, il 53% conosce e acquista
Il rapporto con il mercato delle aste costituisce un ulteriore tassello della trasformazione. Tra i numeri richiamati da Rotunno durante la conversazione figurano il 65% degli intervistati propenso a vendere attraverso un’asta e il 53% che dichiara di conoscere e acquistare alle aste. Le due percentuali descrivono aspetti diversi: da un lato la disponibilità a utilizzare questo canale per vendere un bene, dall’altro la familiarità con il suo funzionamento e l’esperienza di acquisto.
Per gli operatori specializzati, la combinazione tra propensione alla vendita e presenza di potenziali acquirenti rappresenta un elemento importante. Un mercato secondario efficiente può consentire a un oggetto di raggiungere una platea più ampia rispetto a quella disponibile attraverso una transazione privata. Le aste, soprattutto quando supportate da una rete internazionale e da strumenti digitali, possono mettere in relazione venditori e compratori interessati a beni specifici, la cui domanda non è necessariamente limitata al mercato nazionale.
Il dato sulla propensione a vendere suggerisce inoltre che il proprietario può guardare agli oggetti di valore con un approccio più pragmatico. Un bene acquistato anni prima, ricevuto in regalo o ereditato può essere rimesso in circolazione quando non viene più utilizzato, trasformandosi in una risorsa economica. Per il mercato, questo significa un possibile aumento dell’offerta di oggetti usati, da collezione o di alta gamma, con opportunità per gli operatori capaci di valutarli e collocarli presso gli acquirenti più adatti.
Il direttore generale di Affide richiama anche un dato della ricerca del 41% relativo alle persone indebitate.
È nell’incrocio tra questi fenomeni che Rotunno individua le prospettive del settore: “L’83% delle persone crede nell’economia circolare, il 65% è propenso a vendere all’asta e il 53% conosce e compra alle aste”. Numeri che, nella lettura del manager, descrivono un cambiamento nelle abitudini e nella percezione dei beni di valore, con un potenziale spazio di sviluppo per i servizi specializzati.
Il futuro del settore? Trasformare il valore in una risorsa accessibile
La direzione strategica di Affide consiste nell’ampliare progressivamente il perimetro dei beni e dei servizi gestiti, partendo dalle competenze storiche nel comparto dei preziosi. La rete di 39 filiali, il collegamento con il gruppo Dorotheum e l’esperienza nel mercato delle aste rappresentano le basi sulle quali sviluppare un’offerta che comprende credito su pegno, vendita, valutazione e custodia. L’estensione alle borse di lusso, per ora con il servizio di custodia attivo a Milano e Roma, è un esempio concreto di questa evoluzione.
Il mercato potenziale non dipende soltanto dal numero di oggetti posseduti dalle famiglie, ma dalla loro disponibilità a riconoscerne il valore, proteggerli e utilizzarli in modo diverso rispetto al passato. Un gioiello conservato per anni può diventare una garanzia finanziaria; una borsa può essere custodita professionalmente, rivenduta o utilizzata per ottenere liquidità; un oggetto da collezione può trovare un nuovo proprietario attraverso un’asta. Sono possibilità differenti, che rispondono a esigenze diverse ma hanno in comune la capacità di rimettere in circolazione un valore già esistente.
Il passaggio decisivo, per gli operatori, sarà riuscire a intercettare queste esigenze senza confondere la disponibilità di un bene con la sua immediata liquidabilità. La valutazione professionale resta centrale, così come la trasparenza delle condizioni di finanziamento, vendita e custodia. Per i consumatori, invece, la sfida consiste nel comprendere che il patrimonio non coincide soltanto con ciò che appare nei documenti bancari: può comprendere anche beni materiali il cui valore economico rimane spesso poco conosciuto.
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