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La marcia si ferma all’incrocio Rama IV
La mobilitazione è cominciata attorno alle 8 del mattino nell’area di Customs Intersection, chiamata anche Na Ranong Intersection, nel distretto di Khlong Toei. Da lì il corteo ha imboccato la direttrice che conduce al Queen Sirikit National Convention Center, sede degli Annual Meetings dal 12 al 18 ottobre. Gli agenti hanno chiuso il passaggio verso il centro congressi e hanno letto ai partecipanti le condizioni previste per le assemblee pubbliche nell’area protetta.
Alle 8:30 erano già in corso trattative per liberare parte della carreggiata e alleggerire le code. The Nation ha documentato quel confronto quando la destinazione finale del corteo era ancora oggetto di negoziazione. L’esito si è definito poco dopo: la marcia si è arrestata a Rama IV e i rappresentanti del gruppo hanno continuato a discutere con la polizia sulla porzione di strada da occupare.
La scelta di fermarsi lì ha dato alla protesta una posizione visibile, appena fuori dal perimetro degli incontri. Il traffico ne ha risentito lungo Ratchadaphisek e nelle strade di Khlong Toei, già interessate dalle chiusure predisposte per l’arrivo delle delegazioni.
Sul cavalcavia il momento di maggiore tensione
Il contatto fisico si è verificato sul passaggio pedonale sopraelevato. Alcuni manifestanti stavano cercando di appendere uno striscione quando agenti e partecipanti si sono spinti per pochi istanti. ANSA ha riferito di tafferugli all’esterno delle riunioni; i filmati disponibili mostrano una sequenza breve, concentrata attorno alla struttura e conclusa mentre il presidio restava sul posto.
Nel pomeriggio il comandante della polizia metropolitana ha attribuito l’episodio a un difetto di comunicazione tra i reparti sul cavalcavia e il gruppo che stava salendo con il cartello. Thairath ha riportato la sua dichiarazione secondo cui non era stato impartito alcun ordine di usare violenza. Lo stesso comandante ha indicato la possibilità di presentare denuncia nel caso in cui qualcuno ritenga di avere subìto condotte illegittime; la Commissione nazionale per i diritti umani era presente con propri osservatori.
Debito e controllo dei territori nelle richieste
Le ragioni portate in strada riguardano la vita quotidiana di comunità provenienti da diverse province thailandesi. Il documento letto dagli organizzatori collega le politiche di sviluppo al debito delle famiglie e all’impoverimento. Un passaggio distinto riguarda il deterioramento ambientale. La richiesta che attraversa l’intera mobilitazione riguarda gli abitanti dei territori coinvolti nei grandi progetti, che vogliono partecipare alle decisioni su terra e mezzi di sostentamento.
Lertsak Kamkongsak, rappresentante del network, ha letto una dichiarazione che interroga il piano thailandese per uscire dalla fascia dei Paesi a reddito medio. La domanda posta dalla piazza riguarda i beneficiari della crescita: il timore espresso è che l’aumento della ricchezza nazionale lasci invariata la distribuzione del potere economico.
Il linguaggio scelto è duro. Il network parla di «colonialismo finanziario» con cui indica il peso attribuito ai creditori internazionali e usa l’espressione «colonialismo verde» quando contesta investimenti presentati come ambientali che, nella sua denuncia, sottrarrebbero spazi alle comunità. Sono formule politiche degli organizzatori, legate a vertenze locali molto diverse tra loro, comprese quelle sulle miniere e sull’uso delle risorse naturali.
Il ritorno degli incontri a Bangkok riapre una ferita storica. Nel 1997 la Thailandia ricorse al Fondo durante la crisi finanziaria asiatica e le condizioni del programma entrarono nel confronto politico del Paese. Reuters ha richiamato quell’eredità alla vigilia delle riunioni del 2026, ospitate nella capitale thailandese per la prima volta dal 1991.
Il maiale rosa e il polpo del corteo
Il corteo ha affidato una parte del proprio messaggio a figure immediatamente riconoscibili. Un grande maiale rosa aveva il simbolo del dollaro negli occhi e una coda formata da ricevute fuori scala. Accanto avanzava un polpo con dieci tentacoli, associati alle richieste annunciate dal network.
L’Associated Press ha descritto il maiale trascinato verso il centro congressi e le maschere indossate durante la marcia. Altri cartelli contrapponevano i guadagni attribuiti alle imprese ai prezzi pagati dalle famiglie. Secondo i manifestanti le decisioni finanziarie adottate lontano dai villaggi ricadono sull’accesso alla terra e aggravano i debiti domestici.
Ventiquattro sedi protette fino al 20 ottobre
Il blocco del corteo si inserisce nelle misure adottate per le giornate degli Annual Meetings. Un provvedimento pubblicato nella Royal Gazette tutela 24 sedi dall’ostruzione degli ingressi e da interferenze con le attività. L’elenco comprende il Queen Sirikit National Convention Center e One Bangkok Forum; si aggiungono 22 alberghi destinati a delegati e ospiti. Le restrizioni sono in vigore dal 10 al 20 ottobre in applicazione della sezione 8, comma 5, del Public Assembly Act del 2015.
Thai PBS World ha collocato il punto in cui la marcia è stata fermata a circa un chilometro dalla sede ufficiale. Il corteo è rimasto così fuori dal perimetro immediato degli incontri. Il provvedimento circoscrive il divieto agli assembramenti che ostacolano l’accesso o disturbano le attività nei luoghi designati.
Dentro il centro congressi proseguono gli incontri
Gli Annual Meetings riuniscono a Bangkok rappresentanti dei 191 Paesi membri del Fondo monetario internazionale insieme a ministri, governatori delle banche centrali, accademici, giornalisti e organizzazioni civiche. Il programma si estende fino a domenica 18 ottobre. Il 15 ottobre è dedicato anche al Development Committee. Venerdì 16 la sessione plenaria comincerà alle 9, ora locale, con gli interventi del presidente della Banca Mondiale Ajay Banga e della direttrice del Fondo Kristalina Georgieva. Carlos Carvallo Spalding presiederà la sessione.
Accanto alle riunioni riservate si svolge il Civil Society Policy Forum, aperto dal 13 al 16 ottobre con 33 sessioni: 22 ospitate dal World Bank Group e 11 dal Fondo. Il programma ufficiale comprende incontri sul debito e sul finanziamento climatico. Altre sessioni affrontano le conseguenze sociali delle politiche economiche. Gli organizzatori del corteo contestano la distanza tra consultazione e potere decisionale; a loro giudizio il forum lascia alle istituzioni l’ultima parola sui progetti che modificano i territori.
Il presidio resta a Rama IV fino al 16 ottobre
Dopo il blocco della marcia una parte dei partecipanti è rimasta all’incrocio con attrezzature per gli interventi pubblici. Nel pomeriggio la pioggia ha spinto alcune persone sotto il cavalcavia, mentre sul posto continuavano discorsi e confronti. Mon Khunna, arrivata dalla provincia di Loei, ha portato nella protesta la vertenza legata a un progetto minerario aurifero. Il programma annunciato prosegue fino alle 19 del 16 ottobre.
La permanenza a Rama IV modifica il rapporto con la città. Il centro congressi resta irraggiungibile per il corteo, mentre il presidio occupa una zona attraversata ogni giorno da residenti e lavoratori. Gli organizzatori cercano visibilità nel punto in cui sono stati fermati; la polizia punta a mantenere libero il corridoio verso le sedi protette. È su questa linea di pochi isolati che continua il confronto.
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