Ha del surreale la protesta dei sindaci veneti che, accortisi della ristrettezza della coperta, chiedono al governo di allungarla. Non perché le loro lagnanze siano infondate: quando uno scuolabus costa il trenta per cento in più, quando l’asfalto si riduce alla copertura delle buche e il verde pubblico diventa una manutenzione intermittente, il problema è reale e finisce per presentare il conto ai cittadini.
Il bilancio dello Stato non è una cornucopia, né il governo dispone di un tesoro segreto da cui attingere ogni volta che un servizio locale rischia di deteriorarsi. Le guerre si moltiplicano, gli equilibri geopolitici si sfaldano, l’energia torna a essere un fattore di grave instabilità economica. Le risorse che si chiedono per le asfaltature, le palestre e gli sfalci competono con necessità nazionali che nessun governo responsabile può fingere di non vedere. Il mondo, insomma, ha in questo momento altro per la testa che rispettare le previsioni di spesa dei municipi.
Il caso
Massimo Cacciari, intervistato sul caso, ha ricordato che la stagione del partito dei sindaci e della battaglia federalista appartiene ormai a un’altra epoca. La sua diagnosi è severa: il centralismo romano ha prevalso perché è mancata una forza politica capace di costruire un’alternativa autentica, e oggi, in un mondo sull’orlo di una crisi internazionale di proporzioni inquietanti, la voce dei Comuni rischia di non essere ascoltata da nessuno. È una lettura che coglie un dato essenziale, ma che non dovrebbe diventare una sentenza di impotenza. Se è vero che la questione municipale non può competere con le emergenze strategiche dello Stato, è altrettanto vero che proprio le emergenze rendono indispensabile spendere meglio ogni euro disponibile. Il federalismo, quello serio, non consiste nel trasferire semplicemente denaro dal centro alla periferia. Consiste nel rendere chi governa un territorio responsabile delle proprie decisioni, lasciandogli autonomia e chiedendogli conto dei risultati. Altrimenti non è federalismo: è soltanto una diversa geografia della spesa pubblica.
I sindaci lamentano una riduzione delle risorse statali, l’aumento dei costi energetici, gli adeguamenti contrattuali e la sproporzione fra quanto i territori versano e quanto ricevono. Sono questioni legittime, ma non tutte hanno la stessa soluzione. Invocare una maggiore partecipazione dei Comuni al gettito fiscale prodotto nei rispettivi territori può avere una sua logica, purché non si dimentichi che l’Italia è una comunità nazionale e che la solidarietà fra territori non è un incidente di percorso della finanza pubblica. Né si può immaginare di risolvere il problema affidandosi alla caccia all’evasore, come se bastasse recuperare un’imprecisata quantità di imposte sottratte al fisco per finanziare tutte le necessità locali. Il contrasto all’evasione è un dovere, non una voce di bilancio da iscrivere preventivamente fra le entrate certe, soprattutto visti i risultati che conosciamo. I Comuni devono dunque fare i conti con le risorse disponibili, rivedere le priorità, organizzare qualche sagra in meno, eliminare le inefficienze e spiegare ai cittadini, ora che la stagione del Pnrr è in via di esaurimento, cosa si può fare e cosa no. Non è una resa. È il primo dovere di chi amministra.
Responsabilità
Ma qui comincia anche la responsabilità del governo. Perché se la scarsità impone di scegliere, non è accettabile che la distribuzione delle risorse continui a ignorare, o a riconoscere troppo debolmente, la qualità delle amministrazioni. Il punto non è stabilire una contrapposizione fra Nord e Sud, né attribuire patenti morali sulla base della latitudine. Sarebbe una caricatura del problema e un errore politico. Il punto è distinguere i Comuni che mantengono i bilanci in equilibrio, rispettano i pagamenti, investono con criterio e garantiscono servizi efficienti da quelli che accumulano disavanzi, rinviano le correzioni e finiscono per chiedere interventi straordinari di risanamento. Non tutti i dissesti dipendono da cattivi amministratori, così come non tutti i bilanci in ordine sono il frutto di capacità eccezionali: contano la ricchezza imponibile, la demografia, i bisogni sociali, i vincoli territoriali. Ma proprio per questo occorrono indicatori seri, comparabili e corretti per le condizioni di partenza. Essere virtuosi non può essere una colpa, né può diventare irrilevante ai fini della distribuzione delle risorse. Se San Donà di Piave o Cologna Veneta amministrano con disciplina, non è ragionevole trattarli esattamente come un Comune calabrese o campano che da anni ricorre a procedure di riequilibrio o di dissesto. Non perché un territorio meriti più diritti di un altro, ma perché la responsabilità deve produrre conseguenze.
È qui che il governo dovrebbe mostrare un’iniziativa politica, anziché limitarsi a opporre ai sindaci i vincoli della finanza pubblica. Si introduca, con criteri trasparenti e verificabili, un sistema nazionale di premialità per i Comuni strutturalmente virtuosi. Non un premio di consolazione, né un bonus occasionale distribuito alla vigilia delle elezioni, ma una quota di risorse per gli investimenti assegnata tenendo conto dell’equilibrio pluriennale, dell’indebitamento, dei tempi di pagamento, della capacità di realizzare le opere e della qualità dei servizi. Si premi chi risana, chi contiene la spesa improduttiva, chi riesce a fare di più con meno. E si accompagni il sostegno agli enti in difficoltà a piani credibili di risanamento, distinguendo le cause strutturali dalla cattiva gestione e le emergenze imprevedibili dall’inerzia amministrativa. La solidarietà deve impedire che una comunità venga abbandonata; non può però diventare un’assicurazione permanente contro l’irresponsabilità. Naturalmente, i trasferimenti ordinari e la perequazione devono continuare a garantire i servizi essenziali anche nei territori con una base fiscale debole. Ma una cosa è assicurare a tutti una soglia dignitosa di servizi, un’altra è distribuire ogni risorsa aggiuntiva senza riconoscere alcuna differenza fra chi amministra bene e chi non riesce a farlo.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link


