La crisi abitativa non è dettata soltanto dalle impietose pressioni del mercato privato, ma rivela un problema sistemico di governance: Firenze incassa risorse private dalle monetizzazioni e programma ingenti fondi pubblici che restano immobilizzati nei bilanci, mentre i residenti storici e gli studenti vivono in strutture degradate o prive di servizi essenziali.
A Coverciano, negli alloggi Erp di via Moreni e via Gelli, diversi nuclei familiari convivono con una privazione: abitano in case prive di impianto di riscaldamento fin dal momento della loro assegnazione, risalente agli anni Novanta. In questi complessi, sprovvisti di ascensore, risiedono persone anziane, utenti con disabilità e un neonato.
Come svelato in aula dal capogruppo di Sinistra Progetto Comune, Dmitrij Palagi, l’assenza di impianti non è stata smentita dall’assessore alla Casa Nicola Paulesu, il quale ha parlato di una “criticità strutturale” rinviando a un monitoraggio con Casa SpA e a un incontro fissato per il 10 novembre. Un ritardo gravissimo, considerando che la stagione termica a Firenze prende il via il 1° novembre e che già il 13 ottobre l’autogestione degli edifici, sostenuta dal Sindacato Unitario Nazionale Inquilini e Assegnatari, aveva depositato una petizione firmata da otto nuclei familiari per richiedere un sopralluogo congiunto urgente.
La risposta istituzionale ha messo a nudo una logica d’intervento distorta. I 20 milioni di euro in tre anni stanziati dal Comune con risorse proprie vengono infatti destinati in via prioritaria alla manutenzione straordinaria degli “alloggi di risulta” (ovvero i locali sfitto-vacanti) per rimetterli in circolo solo una volta liberati. Il risultato? Gli attuali inquilini restano letteralmente al freddo in attesa che i propri appartamenti si svuotino.
Una sorte analoga caratterizza il quartiere delle Piagge, nei complessi di via Marche e via Liguria. Qui la centrale termica destinata a sostituire circa 350 caldaie a gas — annunciata nel 2021 e completata sul piano strutturale — rimane inutilizzata per la mancata installazione dei moduli satellitari di collegamento ai singoli appartamenti. Inoltre, sul fronte dell’accessibilità, mentre l’amministrazione dichiara di voler partecipare ai futuri bandi regionali per l’abbattimento delle barriere architettoniche, i dati contabili rivelano un fatto sbalorditivo: nella graduatoria regionale del 24 ottobre 2025, che ha finanziato 19 Comuni toscani, Firenze era totalmente assente.
Il tema travalica i confini comunali ed evidenzia la necessità di una svolta politica d’area vasta. Non a caso, il vicino Consiglio Comunale di Barberino di Mugello ha approvato a quasi unanimità l’ordine del giorno presentato dalla consigliera Alice Oreti (Sarà Insieme / Volt) a sostegno dell’iniziativa dei cittadini europei “Right to Housing!”:
Se la manutenzione delle case popolari languisce, la condizione della popolazione universitaria non offre un quadro migliore. La narrazione di una costante penuria di risorse pubbliche viene smentita dai numeri: a mancare non sono i soldi, ma la capacità amministrativa di spesa e di esecuzione dei cantieri.
L’analisi del bilancio 2025 dell’Azienda Regionale per il Diritto allo Studio Universitario, sollevata in Consiglio Comunale dalla capogruppo di Firenze Democratica, Cecilia Del Re, mostra cifre impietose:
- Investimenti programmati per il 2025: 11,72 milioni di euro.
- Investimenti effettivamente realizzati: 2,93 milioni di euro, pari a un risibile 24,96%.
- Programmazione arretrata: dei 16,75 milioni previsti negli anni precedenti, ne sono stati messi a terra nel 2025 solo 7,52 milioni (44,87%).
- Progetti bloccati: ben 13 interventi previsti, per un valore di 2,69 milioni di euro, sono stati rinviati alle annualità successive.
Come sottolineato da Del Re, il divario si accentua nel confronto regionale: alle residenze universitarie di Firenze vengono destinate meno risorse in proporzione alle strutture presenti rispetto ai poli di Pisa e Siena, nonostante il mercato fiorentino registri prezzi d’affitto pro-capite proibitivi.
L’inettitudine gestionale si traduce in disagi materiali per gli studenti: alla residenza Calamandrei si è costretti a utilizzare cabine doccia provvisorie collocate nei container esterni, mentre alla residenza Salvemini gli impianti di aria condizionata e climatizzazione risultano fuori uso da anni.
Di contro, sul versante degli studentati privati legati ai grandi fondi d’investimento, i controlli del Comune si dimostrano quantomeno blandi. Rispondendo al question time, l’assessore all’Università Dario Danti ha confermato che nel corso del 2026 la Polizia Locale ha effettuato verifiche su appena 4 strutture private in tutta la città.
Emblematico è il caso di The Social Hub in viale Spartaco Lavagnini: la struttura gode di una destinazione d’uso flessibile (60% turistico-ricettivo e 35% direzionale, con un margine di tolleranza del 20%). Eppure, l’ispezione condotta dagli uffici nel settembre 2026 non si è occupata di verificare l’effettiva permanenza degli studenti o le formule commerciali applicate, limitandosi esclusivamente al controllo formale dell’esposizione del Codice Identificativo Nazionale.
La disconnessione tra le esigenze della cittadinanza e le scelte urbanistiche emerge in tutta la sua evidenza nel centro storico. Il Consiglio Comunale ha approvato la convenzione per il recupero di Palazzo Bartolommei in via Cavour — immobile di pregio di 2.381 metri quadrati, ex sede del Banco di Napoli, rimasto sfitto ed inutilizzato dal 2014 — per trasformarlo in un complesso residenziale di lusso composto da circa otto appartamenti.
In virtù del regolamento urbanistico approvato nel luglio 2025, la proprietà avrebbe dovuto destinare 476 metri quadrati dell’immobile a edilizia residenziale convenzionata. La Giunta ha tuttavia avallato il meccanismo della monetizzazione sostitutiva:
- 612.188 euro versati dal privato al Comune per rinunciare alla quota di alloggi sociali in centro.
- 212.575 euro (cifra ritoccata all’insù di 3.428 euro tramite un autoemendamento della Giunta) versati a titolo di compensazione per la riqualificazione di piazza dell’Unità d’Italia.
Difendendo la scelta in aula, l’assessora all’Urbanistica Caterina Biti ha dichiarato: “A beneficio dell’Amministrazione comunale, della città e delle famiglie fiorentine andranno importanti risorse economiche destinate ad ampliare il patrimonio abitativo per progetti e politiche per l’abitare nei quartieri cittadini, oltre a fondi per riqualificare lo spazio pubblico cittadino…”
La ricostruzione finanziaria condotta dai consiglieri di Sinistra Progetto Comune, Dmitrij Palagi e Francesca Lupo, svela tuttavia un’altra verità. I 212.575 euro destinati a piazza dell’Unità non finanzieranno nuovi spazi verdi o servizi (quali gli interventi caldeggiati dagli uffici tecnici per piazza del Capitolo o per la zona del Mercato Centrale), ma sono serviti alla Giunta per sostituire un mutuo comunale da 1,52 milioni di euro, al solo scopo di risparmiare circa 90.000 euro di interessi nel biennio.
Inoltre, sul piano contabile, l’apposito capitolo di bilancio vincolato all’abitare ha incassato nel 2025 ben 1.276.717 euro senza impegnare un singolo euro per l’acquisto o la costruzione di nuovi alloggi. L’unica spesa programmata (460.709 euro) è stata assorbita dalla ristrutturazione di immobili che il Comune possedeva già al Villaggio della Chimera.
A coronamento della contraddizione politica, la maggioranza in Consiglio ha bocciato l’emendamento di Palagi che chiedeva di vincolare formalmente i 612.188 euro di Palazzo Bartolommei all’acquisto immediato di alloggi ERP nel Quartiere 1. Una scelta in aperto contrasto con l’ordine del giorno approvato dallo stesso Consiglio il 18 maggio precedente, rimasta impunita anche a fronte di un’incongruenza metrica riscontrata tra la convenzione (2.381 mq) e la documentazione progettuale di luglio (2.649 mq), che lascerà in sospeso circa 93.000 euro di conguaglio.
Nel panorama critico delle politiche urbane, si registra un segnale positivo di controtendenza per quanto concerne la tutela del lavoro nella filiera dell’accoglienza extra-alberghiera. Su impulso dei sindacati ed esaminato in Consiglio tramite il question time presentato dalla presidente della Commissione Lavoro Beatrice Barbieri (con risposta dell’assessore Dario Danti), il Comune di Firenze ha siglato con le parti sociali e le associazioni dei gestori di affitti brevi il primo protocollo d’intesa in Italia per il contrasto al lavoro nero e al dumping contrattuale negli appartamenti turistici.
Giunto a un anno di distanza dal primo storico sciopero dei lavoratori del comparto, il protocollo introduce regole stringenti per il personale addetto al pulimento, al riassetto e alle portinerie:
- Contratti di Riferimento: obbligo di applicare i contratti collettivi nazionali siglati dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative, stroncando l’uso delle fittizie collaborazioni autonome.
- Tracciabilità Digitale: adozione di strumenti informatici per registrare gli orari effettivi di ingresso ed uscita nei singoli appartamenti, al fine di tracciare e retribuire il lavoro straordinario nel rispetto delle garanzie sulla privacy.
- Salute e Sicurezza: introduzione di linee guida vincolanti sulla movimentazione manuale dei carichi, l’uso sicuro dei detergenti chimici e la gestione delle lavorazioni durante i periodi di allerta meteo.
- Trasparenza negli Appalti: obbligo di stabilire corrispettivi di appalto congrui a coprire il costo reale della manodopera, verifica preventiva del DURC e autorizzazione motivata da parte del committente per eventuali subappalti.
L’intesa punta a dimostrare che la regolazione dell’economia turistica è fattibile, tutelando sia la dignità dei lavoratori della gig economy sia le aziende corrette che subiscono la concorrenza sleale del sommerso.
L’ultimo caso emblematico dimostra come la macchina amministrativa e urbanistica tenda ad agire con drammatico ritardo, rincorrendo con ordinanze ex-post interventi edilizi già compiuti sul territorio. Oggetto del contendere è l’autorimessa commerciale realizzata nel complesso dell’ex Teatro Comunale, denominata informalmente il “Cubo Nero”.
Come evidenziato in aula dal capogruppo del Movimento 5 Stelle, Lorenzo Masi, la linea del tempo ricostruita dagli uffici comunali presenta falle sconcertanti:
- 4 novembre 2025: la società Muoviamo Parking deposita la SCIA per inaugurare l’attività di parcheggio commerciale al piano -1 dell’Edificio C. Il parcheggio entra in funzione senza che vengano sollevati rilievi.
- Aprile 2026 (5 mesi dopo): la medesima società presenta una seconda SCIA per poter installare un’insegna pubblicitaria esterna.
È solo in quel momento che gli uffici dell’edilizia privata si avvedono del problema, contestando una presunta difformità urbanistica legata al mancato rispetto degli standard di parcheggio privato previsti dal Piano di Recupero.
- Il Contenzioso Legal-Burocratico: il Comune emette un’ordinanza di blocco a cose fatte. Sia il gestore che la proprietà dell’immobile impugnano l’atto dinanzi al TAR della Toscana, ottenendo un rinvio dell’udienza di merito all’11 novembre 2026.
Nel frattempo, la struttura commerciale rimane regolarmente aperta ed operativa. Il caso sollecita un interrogativo fondamentale di politica amministrativa: ci si trova di fronte a una totale mancanza di comunicazione interna tra la Direzione Urbanistica e la Direzione Sviluppo Economico, oppure si è cercato di rimediare via ordinanza ad assetti urbanistici assentiti in precedenza ma sgraditi all’opinione pubblica? In entrambi i casi, la rincorsa legale sostituisce l’efficacia della pianificazione preventiva.
La crisi dell’abitare a Firenze non è il prodotto inevitabile della scarsità di risorse finanziarie, bensì l’effetto di un blocco amministrativo: da un lato la municipalità monetizza la pianificazione sociale incassando risorse private che giacciono inoperose nei conti vincolati; dall’altro manifesta una incapacità di spesa sui capitoli destinati al diritto allo studio e un cronico ritardo nelle manutenzioni di base del patrimonio popolare ERP. Sistemare le criticità urbane richiede una visione d’insieme: non servono delibere di facciata né ordinanze riparatorie emesse ex-post.
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