di Giovanni Talente
l rapporto mensile dell’Abi diffuso il 19 settembre 2026 assegna ad agosto una crescita dei prestiti a famiglie e imprese del 3,4 per cento su base annua, in accelerazione dal 3,3 di luglio, e colloca il tasso medio sulle nuove operazioni di mutuo per l’acquisto di abitazioni al 3,56 per cento, sedici centesimi in più del mese precedente e massimo degli ultimi due anni. Nello stesso rilevamento il tasso medio sulle nuove operazioni di finanziamento alle imprese scende al 3,66 per cento, tredici centesimi in meno, mentre il tasso medio sul complesso dei prestiti sale al 4,19. Le due voci si muovono in direzioni opposte perché dipendono da segmenti diversi della curva dei rendimenti.
Il numero che cambia la lettura arriva da Banca d’Italia. Nella rilevazione “Banche e moneta” pubblicata il 9 settembre e riferita a luglio 2026, la quota di nuove erogazioni di mutui con periodo di determinazione iniziale del tasso fino a un anno, cioè il segmento variabile, risulta pari al 29 per cento, contro il 19,9 di giugno e il 20,4 di gennaio. Oltre nove punti percentuali in un solo mese. Il tasso medio ponderato sulle operazioni a breve determinazione si attesta al 2,99 per cento e quello sulle operazioni a determinazione lunga al 3,56, con un differenziale di 57 centesimi. Il TAEG medio sui nuovi mutui scende al 3,81 per cento dal 3,95 di giugno, su erogazioni per 7,95 miliardi.
La cifra dei tre quarti che circola in questi giorni riguarda un’altra grandezza. “Ormai i tre quarti dei mutui già sottoscritti sono nella forma del tasso fisso”, ha precisato il vice direttore generale dell’Abi Gianfranco Torriero commentando i dati di agosto: la percentuale descrive lo stock dei contratti in essere, accumulato in anni di erogazioni e di rinegoziazioni, non il flusso delle nuove operazioni.
Le rilevazioni disponibili sul flusso divergono parecchio e vanno lette separatamente. Banca d’Italia colloca il fisso al 71 per cento delle erogazioni di luglio. L’osservatorio Bussola Mutui di CRIF e MutuiSupermarket, riferito al secondo trimestre, indica l’88 per cento delle richieste. L’osservatorio di MutuiOnline.it, sui primi otto mesi del 2026 e limitatamente al canale online, registra il 92,2 per cento delle richieste orientate al fisso e il 93,5 degli erogati, segnalando che «il variabile rappresenta appena il 3,6%». Le differenze dipendono da tre cose: la definizione statistica, che classifica come variabile ogni contratto con determinazione iniziale entro dodici mesi e quindi include prodotti misti; l’universo osservato, che nel primo caso è l’intero sistema bancario e negli altri un canale di comparazione autoselezionato; e l’oggetto della misura, richieste in due casi ed erogazioni negli altri.
Il quadro monetario spiega perché il prezzo si stia muovendo. Il 10 settembre la Bce ha alzato i tre tassi ufficiali di venticinque centesimi, portando quello sui depositi al 2,50 per cento, quello sulle operazioni di rifinanziamento principali al 2,65 e quello sui prestiti marginali al 2,90. È il secondo rialzo del 2026 dopo quello di giugno. Le nuove stime collocano l’inflazione dell’area al 3 per cento quest’anno, al 2,5 nel 2027 e al 2,1 nel 2028. “Lo scenario rimane molto incerto con rischi al rialzo per l’inflazione”, ha detto la presidente Christine Lagarde in conferenza stampa.
Il credito alle famiglie stava intanto tornando a crescere. Secondo l’elaborazione della FABI diffusa lo stesso 10 settembre, nei primi sette mesi del 2026 i debiti delle famiglie italiane sono aumentati di 12,92 miliardi, l’1,9 per cento, arrivando a 696,81 miliardi, con i mutui in crescita di 9,16 miliardi e il credito al consumo di 4,61. «Il rialzo deciso dalla Bce arriva proprio mentre questa ripresa si sta consolidando», ha osservato il segretario generale del sindacato Lando Maria Sileoni.
Il premio per la certezza è una grandezza misurabile e si sta comprimendo. Le stime della FABI successive alla decisione collocano il variabile medio intorno al 3 per cento e il fisso al 3,46, con un divario di 46 centesimi; un ulteriore rialzo porterebbe il variabile al 3,30 per cento lasciando fermo il fisso, e il divario scenderebbe a sedici centesimi. Nell’osservatorio di MutuiOnline.it il fisso medio di agosto è al 3,46 per cento contro il 3,35 di luglio e il variabile al 2,80 contro il 2,55.
Dietro quei livelli ci sono due parametri che negli ultimi dodici mesi si sono mossi insieme e adesso si stanno separando. L’Euribor a un mese è passato dall’1,90 per cento del settembre 2025 al 2,22 dell’agosto 2026, l’Eurirs a vent’anni dal 2,69 al 3,24. Alla rilevazione del 21 settembre l’Euribor a tre mesi è al 2,624 per cento e in salita, mentre l’IRS a vent’anni è al 3,54 e in discesa. La parte breve della curva segue la banca centrale, quella lunga sconta già un’inflazione che rientra.
Una parte del prezzo che le famiglie hanno pagato negli ultimi trimestri è stata assorbita da chi vende il prodotto. «Gli Istituti hanno deliberatamente assorbito l’aumento dell’IRS comprimendo i propri margini», ha rilevato Stefano Rossini, amministratore e fondatore di MutuiSupermarket.it, presentando i dati del secondo trimestre. Il salto di sedici centesimi registrato dall’ABI ad agosto segnala che quella compressione ha un limite.
Il dato che complica la lettura comportamentale è proprio la composizione dello stock. Se tre quarti dei mutui in essere sono a tasso fisso, i due rialzi del 2026 hanno raggiunto una minoranza dei mutuatari italiani, e il premio pagato negli anni precedenti sta producendo adesso il suo rendimento. Chi ha scelto il variabile a luglio, quando il differenziale era di 57 centesimi, lo ha fatto su un’aspettativa di tassi in discesa che il 10 settembre è stata smentita. Nessuna statistica italiana misura la disponibilità a pagare per la certezza al di fuori del credito: sul credito al consumo, dove la rata fissa è la regola, il TAEG medio rilevato da Banca d’Italia a luglio è del 10,38 per cento.
Quattro cautele reggono il quadro. Le quote mensili di erogazione sono volatili e un salto di nove punti in trenta giorni richiede conferma nei rilasci successivi prima di essere letto come tendenza. Le quattro rilevazioni citate non sono confrontabili fra loro per definizione, universo e oggetto. Il TAEG di Banca d’Italia comprende le spese accessorie mentre il tasso ABI misura il solo costo del denaro, e i due valori non vanno accostati. E la scelta fra fisso e variabile dipende anche da vincoli di reddito, di importo e di durata che nessuna delle fonti citate isola dalle preferenze verso il rischio.
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