In vista del Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre la premier ha parlato al Senato: “Sono sempre più numerose, e più complesse, le scelte che l’Europa è chiamata a compiere per difendere la propria capacità di restare competitiva, sicura e protagonista nel mondo”, ha sottolineato: “Il sostegno all’Ucraina non è alternativo alla pace, ma è ciò che la rende possibile”, “la resa non è pace, è conquista”, ha aggiunto. E poi: “Da Putin provocazioni, serve sangue freddo”
“La questione che oggi pesa più di tutto sulla nostra economia” e sulla competitività delle imprese è il costo dell’energia” e “nessuno può rispondere efficacemente da solo” per questo serve “una risposta coordinata e rapida”: a dirlo è stata la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, nelle comunicazioni al Senato in vista del Consiglio europeo, sottolineando che le regole “non possono aggravare la crisi”. Nel corso delle repliche in Aula, parlando del rischio di un attacco russo, Meloni ha detto: “Vedo il moltiplicarsi delle provocazioni di Mosca, ma restano provocazioni per avere una reazione. Putin deve distogliere l’attenzione sull’andamento del conflitto, cerca un nuovo nemico che potrebbe essere l’Europa. Io non sono per dare a Putin vantaggi, dobbiamo dimostrare sangue freddo”. Le comunicazioni alla Camera sono previste questo pomeriggio. L’intervento di Meloni è arrivato il giorno dopo l’approvazione da parte del Consiglio dei ministri del Documento programmatico di Bilancio (Dpb), che va inviato a Bruxelles entro il 15 ottobre.
“Interesse nazionale si difende orientando le scelte che ci riguardano”
“Quello che accade fuori dai nostri confini incide sulla nostra vita e mette alla prova la capacità della nostra nazione di difendere la propria prosperità e sicurezza. Per questo in questi anni il governo sulla scena internazionale ha avuto una linea chiara: l’interesse nazionale si difende contribuendo a orientare le scelte che ci riguardano e non subendo le conseguenze”, ha detto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
“Ogni costo che l’Ue impone a sé stessa è un vantaggio ai concorrenti”
“Accanto alla risposta internazionale serve anche il coraggio di guardare a ciò che possiamo fare noi, in Europa. A partire dalla cosa più scontata: evitare che regole pensate in un contesto completamente diverso da quello che viviamo finiscano oggi per aggravare gli effetti delle crisi che stiamo attraversando”, ha aggiunto la premier. “Perché le nostre imprese affrontano oggi una concorrenza globale sempre più aggressiva, e ogni costo in più che l’Europa impone a sé stessa è un vantaggio che regala ai suoi concorrenti. E il tempo per correggere la rotta non è infinito. È su questo che l’Italia ha concentrato il proprio lavoro”.
“Sfide sempre più numerose, Ue deve scegliere per restare competitiva”
“Sono sempre più numerose, e più complesse, le scelte che l’Europa è chiamata a compiere per difendere la propria capacità di restare competitiva, sicura e protagonista nel mondo”, ha detto Meloni. “La guerra in Ucraina continua, con un crescente coinvolgimento di obiettivi civili. L’instabilità in Medio Oriente produce conseguenze che vanno ben oltre i confini della regione. La competizione economica globale è sempre più serrata. Le tensioni geopolitiche incidono sulla sicurezza delle nostre catene di approvvigionamento, sul costo del carburante e su quello della vita, sulla capacità delle nostre imprese di competere. E poi le minacce ibride, le pressioni migratorie, una instabilità crescente e la conseguente necessità di rafforzare la sicurezza e la difesa europea”.
“Tensioni geopolitiche si scaricano su bollette e conti delle imprese”
“La decarbonizzazione non può essere deindustrializzazione. A maggior ragione nell’attuale quadro geopolitico. Le tensioni sulle principali rotte commerciali e sulle catene di approvvigionamento incidono sulla sicurezza e sul prezzo dell’energia e dei carburanti. Aumentano i costi di trasporto e assicurazione e, alla fine, si scaricano sulle bollette, sul carrello della spesa e sui conti delle imprese”, ha detto la presidente del Consiglio Giorgia. “Il Consiglio Europeo farà il punto sull’attuazione dell’agenda “One Europe, One Market” e sui progressi compiuti per approfondire il mercato unico, semplificare le regole, ridurre gli oneri amministrativi e velocizzare le procedure di pianificazione e autorizzazione. Sono obiettivi sui quali l’Italia insiste da tempo. Però, la questione che oggi pesa più di tutto sulla competitività della nostra economia è un’altra: il costo dell’energia. Lo abbiamo detto molte volte: non possiamo chiedere alle imprese europee di competere con i grandi attori globali e, allo stesso tempo, accettare che paghino strutturalmente l’energia molto più dei loro concorrenti. Né possiamo perseguire la transizione ambientale al prezzo della nostra base industriale”.
Commissione Ue: “Vicini ad accordo con l’Italia su decreto bollette”
Sul tema del costo dell’energia è intervenuto in giornata anche un portavoce della Commissione europea, che ha confermato quanto detto dalla premier in Aula: “Siamo vicini a una soluzione compatibile con le norme dell’Ue, che consentirebbe di attuare la misura proposta, che di fatto ridurrebbe l’impatto dei costi della produzione di energia elettrica da gas sul prezzo complessivo dell’elettricità. A seguito di intense e costruttive discussioni tra la Commissione e le autorità italiane, si sta delineando un accordo di massima sugli elementi chiave necessari per attuare questa misura in linea con le norme dell’Ue. Tutto ciò, ovviamente, è subordinato alle discussioni tecniche finali”.
“Sull’Ucraina la posizione del governo non cambia”
“Nessuno mi convincerà che la resa di chi difende la propria libertà possa definirsi pace: solo una pace giusta può durare e mette al sicuro l’Europa e i nostri interessi: dunque posizione del governo non cambia. Sostegno a Kiev, con particolare attenzione alla popolazione civile, pressione su Mosca e unità euro-atlantica rimangono i pilastri della nostra azione”, ha detto alla premier parlando della guerra in Ucraina. “Il sostegno all’Ucraina non è alternativo alla pace, ma è ciò che la rende possibile: se l’aggressore può puntare la resa dell’avversario, che bisogno ha di negoziare? La resa non è pace, è conquista: se l’Ucraina domani smette di difendersi come molti auspicano e propongono, discuteremmo di un ritorno dell’imperialismo di stampo sovietico che l’Europa ha conosciuto per mezzo secolo”.
“Intesa di Trump sul gasolio russo è rischiosa, legittima Mosca”
“L’intesa sul gasolio russo annunciata venerdì scorso dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump è una scelta che considero molto rischiosa”, ha detto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, spiegando che “l’impennata dei prezzi del carburante è dovuta soprattutto alla guerra in Iran, non al conflitto in Ucraina. Dunque, il risultato di questa scelta è dubbio, mentre i rischi sono chiari: una legittimazione per Mosca mentre le sue bombe continuano a cadere sulle città ucraine, nuove entrate con cui finanziare la guerra, un implicito indebolimento della leva sanzionatoria sono elementi che non possiamo ignorare, e che contraddicono quanto fin ora fatto dagli Stati occidentali, Stati Uniti compresi, per spingere Putin a sedersi al tavolo delle trattative”.
“Se l’E3 pensa di far meglio sull’Ucraina, abbia un mandato ufficiale”
Se “Francia, Germania e Gran Bretagna, nel famoso formato E3, ritengono di poter fare da sole meglio di quanto potremmo fare tutti insieme, e finora è questa la scelta che hanno fatto, allora almeno lo facciano a nome di tutti e con un mandato ufficiale dato da tutti”, ha detto la premier, ribadendo che sul processo di pace per l’Ucraina bisogna “fare in modo che l’Europa non resti a guardare” e chiedendo che “i Ventisette individuino una figura autorevole, con il mandato di tutti, capace di portare al tavolo la voce dell’Europa. E se su un nome non si trova convergenza, siamo pronti anche a valutare soluzioni diverse”.
“Fondi per la difesa non sottratti agli ospedali, non siamo guerrafondai”
“Abbiamo scelto di non usare tutto il margine di risorse aggiuntive” per le spese per la difesa ma “non sono soldi tolti alla sanità o alla scuola, se non li spendessimo per la difesa non potremmo spenderli in altro, chi racconta che più sicurezza vuol dire meno ospedali e risorse sottratte” al welfare “da un governo di guerrafondai mente sapendo di farlo”, ha aggiunto Giorgia Meloni.
“Ci opponiamo ad annessione e spostamento forzato dei palestinesi”
“La sicurezza dello Stato di Israele non può essere messa in discussione. E continuo a ritenere che con Israele sia necessario mantenere aperto un canale di dialogo. Dopodiché, però, ci preoccupa il perdurare della presenza israeliana nel sud del Libano, in Siria, a Gaza. E in Cisgiordania assistiamo a una pressione sulla popolazione palestinese che è intollerabile. Come abbiamo scritto insieme a Francia, Germania, Regno Unito e altri partner, gli insediamenti israeliani in Cisgiordania sono illegali. E ci opponiamo con forza a chi sostiene l’annessione e lo spostamento forzato della popolazione palestinese”, ha detto ancora la presidente del Consiglio Giorgia Meloni nelle comunicazioni al Senato in vista del Consiglio europeo.
“Su flessibilità proposte di buon senso ma convergenza non sarà facile”
“Come sapete, ho scritto alla presidente von der Leyen per chiedere due cose. La prima: che lo choc energetico e inflazionistico venga adeguatamente considerato nel calcolo della spesa consentita dalle regole europee. La seconda: che gli Stati possano utilizzare almeno una parte dell’extra-gettito Iva generato dall’aumento dei prezzi per finanziare misure temporanee e mirate a sostegno di famiglie e imprese. Perché sarebbe oggettivamente difficile spiegare ai cittadini che per rispondere allo shock non possiamo neanche utilizzare le maggiori entrate che quello shock ha generato”, ha spiegato ancora Meloni. “Sono proposte di buon senso. Sappiamo che non sarà facile trovare una convergenza, ma non per questo rinunciamo a porre con forza la questione”.
“Firmeremo accordo su bilancio Ue solo quando sarà giusto per l’Italia”
“La Presidenza irlandese e le istituzioni europee hanno indicato l’obiettivo di arrivare a un accordo entro la fine dell’anno. Noi non siamo contrari per principio” ma “non firmeremo un accordo non vantaggioso per rispettare una data. Noi firmeremo un accordo solo quando sarà giusto per l’Italia”, ha annunciato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni nelle comunicazioni al Senato in vista del Consiglio europeo, ribadendo “in maniera molto chiara” che “l’Italia non accetterà un bilancio che ridimensioni la Politica agricola comune, la Pesca e la Coesione”, componente “essenziale dell’autonomia strategica europea”.
“Bilancio Ue senza nuove tasse, più tempo per i rimborsi Pnrr”
“Sulle nuove risorse proprie proposte dalla Commissione abbiamo diverse riserve, ma siamo disposti a lavorare con un criterio chiaro: alleggerire per quanto possibile il peso sui bilanci nazionali, senza nuove tasse”, ha detto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni nelle comunicazioni al Senato in vista del Consiglio europeo. “Riteniamo che si possa e si debba ragionare anche su un rimborso più graduale del debito” del “Next Generation EU, perché i rimborsi non comprimano le altre politiche” Ue proprio quando “serve investire di più. E in generale credo che” per le priorità strategiche “nessuno strumento” vada “escluso a priori”.
L’attacco di Meloni al M5s e a Conte
“Se le preferenze vi piacciono così tanto, perché non le avete messe quando eravate al governo? È chiara la ragione per cui siete arrabbiati per la legge elettorale: con questa legge i cittadini scelgono e voi dovete dichiarare prima di andare al voto le alleanze, il candidato premier e il programma. Mi rendo conto della vostra difficoltà”, ha detto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni in Aula al Senato, in sede di replica dopo la discussione sulle sue comunicazioni in vista del Consiglio europeo, rivolgendosi ai senatori del M5s. “Del resto il vostro partito è guidato da un signore che se queste regole ci fossero state prima, alla Presidenza dl Consiglio dei ministri non ci poteva arrivare”, ha aggiunto riferendosi all’ex premier Giuseppe Conte.
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Maggioranza presenta due risoluzioni
Sono due le risoluzioni presentate dalle forze di maggioranza al Senato sulle comunicazioni della premier Giorgia Meloni in vista del prossimo Consiglio Ue. Oltre a quella sui temi principali che saranno discussi al Consiglio Ue, c’è un altro documento specifico sull’Ucraina, sottoscritto da tutto il centrodestra e definitivo “un’integrazione” dal senatore di FI, Maurizio Gasparri, interpellato dall’Ansa. In quest’ultimo documento si chiede al governo un impegno “a continuare a sostenere ogni sforzo – in tutte le sedi europee e internazionali – affinché l’Unione europea promuova e sostenga attivamente ogni iniziativa diplomatica concreta finalizzata al raggiungimento di una tregua immediata sugli attacchi alle infrastrutture energetiche tra Russia e Ucraina, al fine di intervenire in soccorso della popolazione civile già duramente provata da quasi 5 anni di guerra”.
Doppio ok Senato a risoluzioni maggioranza, opposizioni non votano quella di Kiev
L’aula del Senato ha poi approvato le risoluzioni presentate dalla maggioranza sulle comunicazioni della premier Meloni in vista del prossimo Consiglio Ue. Il primo documento, che riguarda più temi al centro del Consiglio Ue, ha avuto 104 voti a favore, 61 contrari e 4 astensioni. La seconda risoluzione focalizzata sull’Ucraina ha avuto 108 sì, un voto contrario e 2 astensioni. Segno che le opposizioni non hanno partecipato al voto, in dissenso con il metodo della doppia mozione – come annunciato poco prima in aula – dopo aver chiesto espressamente che la seconda risoluzione venisse assorbita dalla prima essendo in parte sovrapponibile per gli impegni su Kiev. Sono di conseguenza preclusi gli altri 5 documenti proposti singolarmente dalle forze di opposizione.
“Consiglio chiederà alla Commissione misure sull’energia”
Il Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre si preannuncia uno snodo cruciale per i prossimi mesi: ieri un alto funzionario dell’Ue ha fatto sapere che “l’aumento dei prezzi dell’energia è parte dell’agenda. Il dibattito potrebbe essere focalizzato sul breve termine e sulle possibili misure per affrontare” la crisi dei prezzi dell’energia. “Ci aspettiamo che alla fine del dibattito il Consiglio europeo chieda alla Commissione di mettere in campo nuove misure”.
La lettera di Meloni, Merz e De Wever a Costa
L’altro ieri la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, insieme al cancelliere tedesco Friedrich Merz e al primo ministro belga Bart De Wever, ha inviato una lettera al presidente del Consiglio europeo António Costa, proprio in vista del Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre. L’iniziativa ha fatto seguito alla riunione del gruppo informale degli “Amici della competitività” della scorsa settimana e che “particolare rilievo assume nella lettera il collegamento tra semplificazione, caro energia e competitività industriale”. Il testo della lettera invita ad approfondire tre strade: una corsia preferenziale per accelerare gli investimenti in settori prioritari, a partire da energia e digitalizzazione; un freno contro nuovi oneri burocratici; una riduzione generalizzata degli obblighi di ‘reporting’ Ue, soprattutto per le piccole e medie imprese.
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