Dopo quasi quarant’anni la polizia locale ha una nuova cornice normativa. Il Senato ha dato il via libera definitivo al disegno di legge delega per il riordino delle funzioni e dell’ordinamento degli agenti dei Comuni italiani, già approvato dalla Camera il 14 maggio 2026. Si tratta del primo intervento organico dalla legge quadro n. 65 del 1986, un testo rimasto sostanzialmente fermo mentre i compiti dei corpi comunali si moltiplicavano.
Il provvedimento, di iniziativa governativa e firmato dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, affida all’esecutivo una delega per riscrivere attraverso decreti legislativi l’intera architettura che regola il personale di comuni, province e città metropolitane. Il Governo avrà dodici mesi per adottare i decreti attuativi.
Le novità sono concrete: bodycam, nuove coperture assicurative, tutela legale a carico dell’ente per chi finisce sotto processo dopo aver usato l’arma o la forza, accesso al Ced interforze del Viminale e alle banche dati di Pra e Motorizzazione. Ma la riforma arriva al traguardo con una zavorra: i 20 milioni di euro destinati al riordino per il 2026 non ci sono più, dirottati dal decreto Sicurezza su altre misure. E nessuna norma affronta il nodo più pesante, quello degli organici che continuano a assottigliarsi mentre l’età media degli agenti sale.
Bodycam, assicurazioni e difesa legale: cosa cambia per gli agenti
Il riordino interviene su alcuni punti centrali dell’attività quotidiana. Le bodycam entrano ufficialmente tra le dotazioni degli operatori, con dotazioni operative standardizzate, e vengono rafforzate le garanzie assicurative, con nuove coperture in caso di infortunio.
La modifica più rilevante riguarda però la tutela legale. Quando un agente viene processato per fatti commessi in servizio e connessi all’uso delle armi o della forza, le spese di difesa saranno sostenute dal Comune. La copertura vale sia per l’avvocato di fiducia sia per l’assistenza dell’avvocatura interna dell’amministrazione, dove esiste.
Per gli operatori è una garanzia attesa da anni: chi interviene in strada e finisce davanti a un magistrato non dovrà più anticipare di tasca propria i costi della propria difesa. Per gli enti locali, invece, è un nuovo onere economico che si aggiunge a bilanci già compressi.
Accesso al Ced del Viminale, Pra e Motorizzazione
La seconda apertura riguarda le informazioni. La riforma consente alla polizia locale di accedere al Ced del ministero dell’Interno, il Centro elaborazione dati interforze che raccoglie le informazioni utilizzate dalle forze di polizia dello Stato per le attività investigative e di controllo.
Gli agenti potranno collegarsi anche ai sistemi informativi del Pubblico registro automobilistico e della Motorizzazione civile. L’obiettivo è dare ai corpi comunali strumenti operativi finora non direttamente disponibili attraverso questi canali, riducendo i passaggi intermedi nei controlli su strada. Il testo prevede inoltre il riconoscimento dei rischi specifici legati alle aggressioni, più formazione e un rafforzamento del coordinamento con le forze di polizia e con il NUE 112.
Concorsi e organici: nessuna deroga ai vincoli di spesa
Il riordino tocca anche reclutamento e dotazioni organiche. Saranno i regolamenti comunali a fissare i requisiti minimi per partecipare ai concorsi e a determinare l’organico complessivo di ciascun corpo.
Il numero degli agenti dovrà tenere conto di popolazione residente, flussi stagionali, estensione e morfologia del territorio, caratteristiche socio-economiche. Ma il perimetro è rigido: le scelte dei Comuni dovranno rispettare i parametri stabiliti dalle Regioni e, soprattutto, le risorse e le facoltà assunzionali già previste dalla legislazione vigente.
In altre parole, chi vorrà assumere dovrà trovare i soldi da sé. La riforma non introduce alcun finanziamento aggiuntivo per rafforzare gli organici. In commissione al Senato la Lega ha ottenuto l’approvazione di tre ordini del giorno, tra cui uno che chiede di consentire ai Comuni assunzioni anche in deroga ai vincoli assunzionali, ma si tratta di impegni politici, non di norme.
I 20 milioni del 2026 azzerati dal decreto Sicurezza
È qui che emerge la contraddizione più evidente. La legge di Bilancio 2021 aveva istituito presso il Viminale un Fondo per la riforma della polizia locale, con una dotazione di 20 milioni di euro all’anno a partire dal 2022. Risorse pensate proprio per accompagnare il riordino che oggi diventa legge.
Al momento del voto finale, però, il fondo risulta privo della dotazione per il 2026. A certificarlo è il Servizio Bilancio della Camera nel dossier sul provvedimento: i 20 milioni sono stati cancellati dal decreto-legge n. 23 del 2026, il decreto Sicurezza approvato dal governo ad aprile tra numerose polemiche.
L’articolo 6, comma 7, lettera a), ha destinato quelle somme alla copertura di altre misure legate al «potenziamento delle iniziative in materia di sicurezza urbana». Il Parlamento approva così nuove disposizioni che comportano obblighi e costi per i Comuni, senza una lira in più per sostenerli.
Attività +65%, agenti -20%: il buco che la riforma non colma
Fuori dal perimetro del riordino resta un piano strutturale per invertire la curva del personale. Il decreto Sicurezza ha previsto nuove assunzioni, ma si tratta di una misura limitata e per di più a tempo determinato.
I numeri raccontano la distanza tra esigenze operative e forze disponibili. Tra il 2021 e il 2024 le attività gestite dalle polizie locali sono cresciute del 65%. Nello stesso periodo gli agenti effettivamente in servizio risultano diminuiti di quasi il 20% rispetto al 2009. Una forbice che si allarga: aumentano interventi e responsabilità sulla sicurezza urbana, cala chi deve garantire i servizi.
Età media a 49,1 anni: Palermo e Catania a 57, Venezia a 38
Alla carenza di personale si somma l’invecchiamento. Nei Comuni capoluogo di regione l’età media degli agenti ha raggiunto i 49,1 anni, ma il dato nazionale nasconde divari enormi.
Venezia è l’eccezione, con un’età media di appena 38 anni. All’estremo opposto Palermo e Catania, dove gli agenti hanno mediamente 57 anni. Il quadro resta critico a Potenza (55), Cagliari (53), Aosta e Torino (52), Roma (51). Bari, Bologna, L’Aquila e Perugia si attestano tutte a 50 anni.
Sono questi i corpi che dovranno indossare le bodycam, consultare il Ced e gestire i nuovi compiti previsti dai decreti attuativi. Senza ricambio generazionale e senza il fondo che avrebbe dovuto finanziare la transizione, la riforma più attesa degli ultimi quarant’anni rischia di restare un’impalcatura normativa poggiata su organici sempre più fragili.
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