Secondo l’analista, le stime di crescita di Starlink sono esagerate e il successo dell’operatore è legato in primo luogo a quello del programma Starship.
Previsioni inferiori rispetto al consenso di mercato
L’analista Tim Farrar (TMF Associates) ha pubblicato un report di oltre 100 pagine dedicato all’evoluzione di Starlink, analizzandone nel dettaglio le prospettive nei segmenti consumer, governativo, enterprise e Direct-to-Device (D2D). Nel documento vengono inoltre esaminati i progressi tecnologici e regolamentari della costellazione satellitare di SpaceX.
La conclusione principale del report è che il mercato stia probabilmente sopravvalutando il potenziale di crescita di Starlink. Per il 2030, Farrar prevede infatti 48 miliardi di dollari di ricavi da connettività e circa 46 milioni di abbonati consumer, valori significativamente inferiori rispetto alle stime formulate da diverse banche d’affari.
Secondo l’analista, la previsione più vicina alla sua è quella di Moffett Nathanson, mentre Deutsche Bank, RBC e Morgan Stanley assumono scenari decisamente più ottimistici, soprattutto in termini di diffusione internazionale, domanda enterprise e servizi di mobilità.
Chi è Tim Farrar
Tim Farrar è uno dei più noti analisti indipendenti del settore delle telecomunicazioni satellitari. Fondatore della società di consulenza TMF Associates, segue da oltre vent’anni l’evoluzione del mercato dei satelliti e delle reti spaziali, con particolare attenzione ai modelli di business e alla sostenibilità economica delle costellazioni in orbita bassa. Pur riconoscendo il successo tecnologico di Starlink, Farrar è considerato una delle voci più caute sul progetto: sostiene che la crescita del servizio sia limitata dalla capacità disponibile per area geografica e che, nel lungo periodo, Starlink difficilmente potrà sostituire le reti terrestri nei mercati ad alta densità di popolazione. Le sue analisi sono spesso citate da media specializzati e investitori del settore.
I costi dei terminali restano un freno alla crescita
Uno degli aspetti che, secondo Farrar, viene spesso sottovalutato dagli analisti riguarda il business dell’hardware. I terminali Starlink hanno generato circa 1,5 miliardi di dollari di ricavi nell’ultimo anno, ma si tratta di vendite non ricorrenti e quindi non assimilabili ai ricavi da abbonamento.
Inoltre, il costo di produzione dei terminali rimane elevato, con una media superiore ai 300 dollari per unità. Questo limita la possibilità di ridurre aggressivamente i prezzi nei Paesi emergenti, dove sarebbe necessario sovvenzionare maggiormente l’hardware per accelerare la diffusione del servizio. Di conseguenza, Farrar ritiene che Starlink dovrà mantenere un ricavo medio per utente (ARPU) relativamente elevato, accettando una crescita più graduale della base clienti.
Il Direct-to-Device offre opportunità, ma con ricavi limitati
Una parte rilevante del report è dedicata al mercato Direct-to-Device (D2D), ovvero ai servizi satellitari che consentono agli smartphone di collegarsi direttamente alla rete Starlink.
Secondo Farrar, le aspettative del mercato su questo business sono eccessive. I ricavi all’ingrosso che Starlink potrà ottenere dagli operatori mobili saranno probabilmente pari a pochi centesimi di dollaro per cliente attivo, ben al di sotto dei diversi dollari ipotizzati da molti analisti.
La futura costellazione Starlink Mobile V2 potrebbe comunque generare alcuni miliardi di dollari di ricavi annui grazie alla vendita di capacità agli operatori telefonici, ma difficilmente questi flussi saranno sufficienti a giustificare investimenti particolarmente elevati, come quelli necessari per l’acquisizione di nuove frequenze radio.
Le possibili strategie di espansione
Per rafforzare la propria presenza nel mercato della connettività mobile, Farrar ipotizza che SpaceX possa esplorare diverse opzioni strategiche.
Tra queste figurano l’installazione di small cell collegate ai terminali Starlink, sul modello di precedenti progetti nel settore delle telecomunicazioni, eventuali accordi con operatori via cavo già attivi nell’utilizzo dello spettro CBRS e persino l’acquisizione di parte delle frequenze detenute da EchoStar.
Nel report viene inoltre riportata un’indiscrezione secondo cui Samsung starebbe sviluppando uno smartphone che potrebbe essere commercializzato con il marchio Starlink, anche se al momento non esistono conferme ufficiali.
Il satellite completerà, ma non sostituirà, le reti mobili
Nelle conclusioni del report, Farrar ribadisce che il servizio Direct-to-Device rappresenterà soprattutto un’integrazione delle reti terrestri, offrendo copertura nelle aree remote o in situazioni di emergenza, piuttosto che una vera alternativa alle infrastrutture cellulari tradizionali.
Secondo l’analista, senza l’accesso a una rete terrestre con copertura nazionale sarà difficile per Starlink conquistare una quota significativa del mercato mobile statunitense, anche nell’ipotesi di un’espansione delle infrastrutture tramite small cell.
Più in generale, Farrar ritiene che il futuro di SpaceX continuerà a dipendere principalmente dal successo del programma Starship e dalla capacità dell’azienda di abbattere i costi di accesso allo spazio, più che dall’ingresso nel settore della telefonia mobile.
Tabella riassuntiva
| Tema | Valutazione di Tim Farrar |
|---|---|
| Ricavi Starlink al 2030 | 48 miliardi di dollari da connettività |
| Abbonati consumer al 2030 | 46 milioni |
| Confronto con il consenso | Stime più prudenti rispetto a Deutsche Bank, RBC e Morgan Stanley |
| Principale limite alla crescita | Costi elevati dei terminali e minore capacità di ridurre i prezzi nei Paesi emergenti |
| Business Direct-to-Device | Opportunità concreta, ma con ricavi inferiori alle aspettative del mercato |
| Strategie future ipotizzate | Small cell, accordi con operatori, possibile acquisizione di frequenze CBRS |
| Rumor | Samsung potrebbe sviluppare uno smartphone a marchio Starlink |
| Messaggio finale | Il D2D sarà complementare alle reti mobili; il vero fattore chiave per il futuro di SpaceX resta il successo di Starship. |
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Paolo Anastasio
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