L’obiettivo di Giuseppe Conte, nel giorno del giudizio, davanti a quello che lui definisce un “plotone d’esecuzione”, è da calcio dilettantistico: gettare la palla in tribuna per non confrontarsi sul terreno, nel tentativo di limitare i danni e non rovinare la sua corsa alla leadership del campo largo. Ecco perché, nel suo road show in Commissione Covid, l’ex premier grillino, incalzato da Fratelli d’Italia, fa un comizio sui risultati del suo governo, sul fantomatico modello Italia sul lockdown che l’Europa ci avrebbe copiato, sul Pnrr, sul patriottismo di medici e infermieri, manco li avesse assunti lui, divagando su cifre, appalti e perfino scaricando su Draghi alcune decisioni sui vaccini, a governo giallorosso finito. Nulla sulle mascherine cinesi difettose, ma una denuncia surreale: aver ricevuto un documento anonimo in cui si parla di appalti per mascherine difettose dato ad imprenditori vicini a FdI. Roba da talk televisivo sulla Sette, insomma, nulla di rilevante per chi cerca la verità sui piccoli e grandi scandali degli anni dell’emergenza Covid.
La fragile difesa di Conte sul Covid, un comizio senza spiegazioni
“Se non avessimo fatto i vaccini saremmo un Paese disastrato”, premette l’ex premier Giuseppe Conte, che parla dei suoi Dpcm come modello per l’Europa. Ma alla domanda di FdI sull’obbligo vaccinale, vacilla: “Ho detto che quando scegliemmo la campagna vaccinale, in un momento di emergenza, si poteva optare per l’obbligo, io e il ministro Speranza abbiamo ritenuto di non intervenire con l’obbligo, i cittadini si sono dimostrati responsabili, io rivendico questa scelta”. Francesco Filini lo incalza: “Lei ha detto che voi eravate contro l’obbligo vaccinale, anzi eravate per la libertà vaccinale e che l’obbligo era stato voluto da Draghi. Non prova un po’ di imbarazzo ogni volta ad essere smentito da se stesso?”. Domanda pesante, che arriva con il riferimento a tutti i provvedimenti del governo Draghi votati dal M5S, quando FdI era all’opposizione. “Certo che abbiamo sottoscritti gli obblighi vaccinali, qui ci sono FI e Lega, li abbiamo tutti sottoscritti in quanto forze che sostenevano il governo dell’ex numero uno della Bce, e voglio essere ancora più onesto: il Green pass mi è sembrata una scelta sostenibile, perché la logica dell’onere, ovvero ‘dovere libero’, caro cittadino sei contrario al vaccino, puoi avere la libertà di non fare il vaccino ma poi non puoi pretendere di andare nei luoghi di aggregazione…”.
L’alibi dell’ex premier e le domande di FdI
Tesi fragilissime e continuamente contraddete dalle stesse parole di Conte. Che non spiega, si limita a negare: “Potete scavare quanto volete: non troverete mai qualcosa di illecito per quel che mi riguarda, perché comportamenti illeciti non ci sono semplicemente mai stati che mi coinvolgono. Io ho svolto il mio compito, come la Costituzione impone, con disciplina, con onore e non permetto a nessuno di gettare ombre sulla gestione della pandemia, perché queste ombre che voi gettate finiscono per estendersi inevitabilmente anche sugli uomini e sulle donne dello Stato che si sono battuti per salvaguardare la comunità nazionale.
Sull’obbligo vaccinale per gli over 50, come detto, Conte passa la palla a Draghi: “Quando fu introdotto all’inizio del 2022 l’obbligo over 50, avevamo un tasso di vaccinati approssimativamente vicino al 90%. Chiamai il ministro Speranza e dissi: siamo ben oltre le previsioni delle soglie dell’immunità di gregge inizialmente preventivate, programmate. Ma che motivo c’è di andare oggi a introdurre addirittura l’obbligo vaccinale per gli over 50. C’è stato un colloquio con Draghi e lì per lì mi è sembrato che fosse convinto che andare, tra virgolette, a rincorrere, a torturare 400.000-500.000 lavoratori non aveva senso rispetto agli obiettivi di sicurezza che ormai avevamo raggiunto. E poi invece ho visto che hanno introdotto col decreto legge l’obbligo vaccinale over 50 e poi dopo un po’ si è perso”.
Durissima la replica di Filini: “Ecco perché Giuseppe Conte ha provato disperatamente a fuggire dalla commissione Covid per due anni: per evitare la figuraccia che sta facendo oggi. Sul tema dell’obbligo vaccinale, si è clamorosamente cont raddetto: ha rivendicato di essere contrario, tuttavia, incalzato dai commissari di Fratelli d’Italia, è andato in confusione. Ricordo che nel settembre 2021 Conte affermò: ‘Per consentire la più ampia realizzazione della campagna dobbiamo spingere per l’obbligatorietà in tutte quelle situazioni in cui ci sono assembramenti, in prospettiva anche nei luoghi di lavoro’. Anche stavolta Conte ha dimostrato di avere una particolare capacità di contraddire sé stesso”, dice in una nota il deputato di Fratelli
Fratelli d’Italia insiste: “Giuseppe Conte si dissocia fortemente dall’obbligo vaccinale introdotto dal Governo Draghi, e regolarmente votato dal M5S. Ha avuto ragione, all’inizio del suo lungo intervento, nel rivendicare il suo coraggio. Ci vuole un bel coraggio, infatti! Anche perché, persino recentemente, il M5S, ora guidato da lui, ha fortemente criticato l’emendamento che cancella le sanzioni per chi non ha ottemperato all’obbligo. Così hanno scritto senatori e deputati M5S: ‘Con questo provvedimento il Governo sfregia la memoria delle vittime e calpesta i sacrifici del personale sanitario’. Sta dunque sfregiando la memoria delle vittime?”, commenta su X il capogruppo di Fratelli d’Italia al Senato, Lucio Malan. E lo stesso Malan fa notare:” Conte lamentava che la commissione d’inchiesta fosse un plotone d’esecuzione, ma lui oggi la scambia per il palco di un comizio a tutto campo, in cui sta parlando di qualunque cosa tranne di ciò che la legge attribuisce alla Commissione…”.
Lo scaricabarile di Giuseppi sulle Regioni
“Il Professor Conte ci ha fatto una lezioncina su cose peraltro già note, inscenando un comizio davvero poco dignitoso”, attacca Antonella Zedda, vicepresidente di Fratelli d’Italia in Senato e componente della commissione Covid. “Conte ha riservato la prima parte della sua audizione per parlare delle mascherine Jc su cui non si potrà indagare perché totalmente al di là del perimetro temporale previsto dalla legge istitutiva della commissione. E invece di interrogarsi sulle sue responsabilità scarica tutto sulle Regioni. Inoltre, il documento che Conte ha affermato di aver portato alla magistratura era già sottoposto al controllo dei magistrati con esiti ben diversi da quelli enunciati da Conte. Tutto è già stato accertato. Quel documenta d’altronde contrasta non solo con la sentenza del tribunale di Roma ma anche con diversi procedimenti di carattere tributario. Come se non bastasse, prima dichiara di averlo portato in quanto cittadino in procura e poi che da politico ha dovuto chiedere pubblicamente al governo di non pagare l’ammontare. Di fatto il Presidente Conte fa il contrario di quello che fece il suo sottosegretario quando ricevette la soffiata dalle dogane che le mascherine erano nocive. Insomma, da Conte uno show mediatico con roboanti dichiarazioni che denotano, tuttavia, una mancanza totale di rispetto per le vittime del covid: alle loro famiglie noi di Fratelli d’Italia esprimiamo piena solidarietà contro la fuffa del per fortuna ex presidente del Consiglio”.
L’autogol di Conte sulla denuncia anonima
“Il documento di dieci pagine di cui parla il presidente Conte, pervenutogli in forma anonima, non è una novità: un documento di dieci pagine sulle mascherine Aoxing è già stato portato in giudizio dallo Stato, insieme al dossier dei militari della Struttura Commissariale, ed è uscito indenne dal vaglio della magistratura”. Così Jc Electronics Italia S.p.A. replica in una nota alle dichiarazioni del leader del M5s, Giuseppe Conte, in commissione Covid. “La società ricorda che il tribunale di Roma, con sentenza n. 10918/2025 del 21 luglio 2025, ha rigettato la querela di falso proposta dall’Avvocatura dello Stato per conto della presidenza del Consiglio e del ministero della Salute contro la certificazione delle mascherine Aoxing AX-KF95, condannando le amministrazioni alle spese: l’esito positivo delle analisi è stato “pacificamente attestato sia dall’Inail sia dalla perizia tecnica svolta dall’Agenzia delle Dogane su richiesta della stessa struttura commissariale”, con prova di tenuta “risultata conforme” alla norma UNI EN 149:2009, si legge nella nota. “Le stesse mascherine – prosegue – sono oggetto della sentenza n. 17025/2024 del Tribunale di Roma, che ha condannato le amministrazioni a un risarcimento di oltre 203 milioni di euro, divenuta definitiva dopo l’estinzione dell’appello, e di nove pronunce tributarie favorevoli, da ultimo la n. 480/2026 della Corte di Giustizia Tributaria di Venezia, che ha condannato l’Agenzia delle Dogane a restituire dazi e Iva trattenuti da sei anni. Quasi otto milioni di pezzi Aoxing, censiti dagli stessi militari nel 2021, giacciono ancora nei magazzini della Struttura Commissariale”. “Ben diversa – conclude JC – è la vicenda delle mascherine acquistate dal consorzio cinese Luokai-Wenzhou, pagate 1.250 milioni di euro e in gran parte risultate insalubri agli esami di più laboratori. La società si riserva di difendersi in tutte le sedi e invita il presidente Conte, laddove avesse certezze, a rinunciare all’immunità e a confrontarsi apertamente nelle sedi opportune”.
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Lucio Meo
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