Chiusi i negoziati tra Commissione europea e consorzio SpaceRISE: 348 satelliti per la costellazione Iris²
“Per rispondere alle crescenti sfide sul fronte della sicurezza, Iris² amplia inoltre il progetto originario con 66 satelliti aggiuntivi in orbita High-LEO, destinati specificamente agli utenti della Difesa”. È quanto dichiarato da Andrius Kubilius, Commissario europeo per la Difesa e lo Spazio, in occasione della conclusione dei negoziati e della firma dell’accordo tra la Commissione europea e il consorzio SpaceRISE per la realizzazione della prima costellazione satellitare europea Iris².
L’obiettivo primario è arrivare al 2029 pronti per i primi lanci, così da dispiegare i satelliti in fase operativa nel 2030. La corsa allo Spazio è questione di primaria importanza per Bruxelles, lassù ci vogliono ‘occhi’ europei a sorvegliare i territori dell’Unione.
Kubilius non a caso ne ha fatto una questione di sicurezza e di ‘connettività sovrana’, attraverso un’infrastruttura spaziale ‘affidabile’ per i governi europei, le forze di Difesa e di sicurezza e i servizi di emergenza in tutta Europa.
L’accordo, con il contributo tecnico dell’Agenzia spaziale europea (Esa), consentirà di passare più velocemente dalla pianificazione al dispiegamento su larga scala del progetto, con la conferma finale dei parametri chiave del programma e i necessari adeguamenti, tra cui la progettazione, la capacità del sistema, il calendario di attuazione, il prezzo obiettivo e gli investimenti degli operatori privati.
Con l’aggiunta di altri 66 satelliti in orbita terrestre bassa al programma, la costellazione principale sarà composta da 348 satelliti.
Kubilius (Ue): “Rafforzeremo di oltre il 60% la capacità di connettività sicura destinata alle istituzioni pubbliche all’interno dell’Unione”
“Accelerando la disponibilità dei primi servizi dedicati alla difesa e alla sicurezza e rafforzando l’architettura di Iris², l’Unione europea punta non solo a rendere operativa la rete prima del previsto, ma anche ad aumentare di oltre il 60% la capacità di connettività sicura destinata alle istituzioni pubbliche all’interno dell’UE. Una costellazione più robusta e pronta a entrare in servizio in tempi più rapidi permetterà agli Stati membri, ai servizi di emergenza e ai cittadini europei di disporre di una connettività resiliente e autonoma, in grado di rispondere alle esigenze di oggi e di garantire continuità delle comunicazioni anche nelle crisi future”, ha spiegato Kubilius in una nota.
“La costellazione comprenderà complessivamente 330 satelliti High-LEO e 18 satelliti MEO, che saranno messi in orbita progressivamente. Resta inoltre parte dell’architettura di riferimento l’opzione per ulteriori 24 satelliti High-LEO in orbita polare e 20 satelliti Low-LEO, destinati a missioni specifiche. Iris² sarà realizzato da una filiera di produttori europei di fiducia, tra cui Airbus Defence and Space, Thales Alenia Space, OHB e Aerospacelab, e integrerà tecnologie di ultima generazione”, ha precisato il commissario europeo.
“Un ruolo importante sarà affidato anche a startup, PMI e imprese a media capitalizzazione – ha aggiunto Kubilius – che contribuiranno allo sviluppo del programma sperimentando, nell’ambito del segmento Low-LEO, soluzioni per l’Internet of Things (IoT) e tecnologie di connettività Direct-to-Device, capaci di collegare direttamente i dispositivi alla rete satellitare”.
Più satelliti per Difesa e sicurezza, l’Europa punta sulla connettività sovrana
Il progetto entra quindi in una fase più concreta e, soprattutto, cambia dimensione rispetto all’impostazione originaria: aumentano i satelliti, cresce la capacità destinata agli utenti governativi e viene rafforzata in modo significativo la componente dedicata a Difesa, sicurezza e gestione delle emergenze.
La scelta riflette un contesto geopolitico nel quale le infrastrutture di telecomunicazione, comprese quelle satellitari, sono diventate un elemento sempre più importante per la sicurezza e l’autonomia strategica europea. Bruxelles vuole quindi accelerare lo sviluppo di una capacità propria, riducendo la dipendenza da infrastrutture e operatori esterni quando sono in gioco comunicazioni governative e servizi critici.

Iris², cosa vuole fare l’Europa
L’obiettivo della costellazione è mettere a disposizione degli Stati membri una rete satellitare europea capace di garantire comunicazioni sicure, resilienti e continue, in particolare nelle situazioni in cui le normali infrastrutture terrestri possono essere indisponibili, vulnerabili o insufficienti. La rete sarà destinata agli utenti governativi autorizzati degli Stati membri dell’UE e dei Paesi che partecipano al programma, attualmente Norvegia e Islanda. Gli ambiti di utilizzo vanno dalla gestione delle emergenze alla protezione delle infrastrutture critiche, fino al supporto alle operazioni di sicurezza.
Non si tratta quindi semplicemente di aumentare la copertura satellitare europea. Il punto centrale è disporre di un’infrastruttura sulla quale l’Europa possa esercitare un maggiore controllo, tanto sul piano tecnologico quanto su quello operativo.
Secondo i dati della Commissione, la nuova configurazione permetterà di aumentare del 60% la capacità di comunicazione governativa sicura all’interno dell’Unione europea e del 54% quella disponibile a livello globale. Rimane non secondario il problema della frammentazione di questa infrastruttura strategica in numerosi progetti nazionali (che messi assieme non fanno uno per tutti). Basta guardare alle strade solitarie prese da Germania e Francia (che poi hanno deciso di
Un progetto “made in Europe”, l’Unione vuole una sua industria spaziale
L’altra dimensione strategica di Iris² riguarda l’industria. La Commissione punta su un modello “Team Europe”, che mette insieme istituzioni comunitarie, governi nazionali, agenzie spaziali e aziende del continente. Il programma coinvolge la Commissione europea, gli Stati membri, l’Agenzia Spaziale Europea (ESA), l’Agenzia dell’Unione europea per il programma spaziale (EUSPA) e l’industria europea.
Al centro del partenariato pubblico-privato c’è il consorzio SpaceRISE, costituito da SES, Eutelsat e Hispasat, chiamato insieme ai produttori europei a realizzare le infrastrutture spaziali e terrestri necessarie al funzionamento della rete. Nel team industriale figurano alcuni dei maggiori protagonisti europei del settore: Airbus Defence and Space, Thales Alenia Space, OHB e Aerospacelab, Telespazio oltre a numerose altre imprese della supply chain continentale.
La dimensione industriale non è secondaria. Iris² rappresenta anche un tentativo di mantenere in Europa competenze, tecnologie e capacità produttive considerate strategiche, costruendo una filiera che non sia limitata ai grandi gruppi.
Il programma prevede infatti opportunità anche per start-up, piccole e medie imprese e mid-cap impegnate nelle tecnologie spaziali innovative. Nel segmento Low-LEO, come annunciato da Kubilius, è previsto, tra l’altro, lo sviluppo e la sperimentazione di tecnologie per Internet of Things (IoT) e Direct-to-Device, cioè soluzioni che consentono di collegare direttamente i dispositivi attraverso la rete satellitare.
Quanto costa il rafforzamento di Iris²
Più capacità, più satelliti e tempi di realizzazione più rapidi comportano inevitabilmente maggiori risorse. Il rafforzamento richiesto dalle nuove esigenze di Difesa e sicurezza prevede quindi investimenti aggiuntivi nel budget del programma. Le risorse dovranno finanziare sia tecnologie satellitari più avanzate sia il dispiegamento della costellazione ampliata.
I finanziamenti arriveranno da una combinazione di risorse del bilancio dell’Unione europea per il periodo 2028-2034, investimenti degli Stati membri e contributi di Paesi terzi. Alcuni governi hanno già messo sul tavolo cifre rilevanti. La Polonia ha impegnato 656 milioni di euro, mentre l’Ungheria ha previsto 500 milioni. La Spagna ha annunciato investimenti compresi tra 1,6 e 2 miliardi di euro.
Altri contributi nazionali sono ancora in discussione e i relativi accordi sono in fase di definizione. Sarà quindi importante capire quale sarà il costo complessivo della nuova configurazione e come verranno distribuiti gli investimenti tra bilancio europeo, Stati membri e partner.

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Flavio Fabbri
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