17 agosto 2026 – ore 7:30 – Nel pomeriggio di Ferragosto, una cinquantina di giovani scout sono rimasti intossicati dopo un pranzo al sacco consumato nella località di Cavazzo Carnico, in provincia di Udine. I sintomi – forte nausea e vomito – erano gli stessi per tutta la comitiva: avendo mangiato in compagnia la stessa pasta con tonno e formaggio, gli scout hanno verosimilmente contratto, secondo le ipotesi vagliate dai soccorritori, un’intossicazione alimentare. Un episodio dalla portata insolita per la cronaca regionale, che tuttavia riporta l’attenzione su un rischio potenzialmente quotidiano e spesso sottovalutato: quanto siamo attenti alla sicurezza degli alimenti che mangiamo fuori casa, soprattutto d’estate?
Come riconoscere un’intossicazione alimentare
Prima di scoprire quali siano le principali buone pratiche di prevenzione e sicurezza alimentare, può essere utile un piccolo excursus sui rischi che anche un’apparentemente innocua schiscetta può celare. L’intossicazione alimentare si verifica quando si consumano cibi o bevande contaminati da agenti patogeni (batteri come Salmonella o Escherichia coli, virus o parassiti) oppure dalle loro tossine. Secondo l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) e il Ministero della Salute, il meccanismo si attiva dopo l’ingestione: i microrganismi colonizzano la mucosa intestinale o rilasciano sostanze tossiche nell’organismo, scatenando un’infiammazione acuta del tratto gastroenterico.
I sintomi compaiono in genere da poche ore a un paio di giorni dopo il pasto e si riconoscono principalmente per nausea, vomito, diarrea, crampi addominali, febbre e spossatezza. In casi più gravi, legati a tossine specifiche come quella botulinica, possono manifestarsi anche disturbi neurologici (visione doppia o difficoltà a deglutire). Di norma, la durata dei sintomi è breve: la maggior parte degli episodi si risolve spontaneamente nell’arco di 24-72 ore. Tuttavia, la gravità può variare da forme lievi a quadri clinici più preoccupanti, specialmente nel caso di soggetti a rischio come neonati, anziani, donne in gravidanza e pazienti immunocompromessi.
La corretta conservazione degli alimenti
La sicurezza alimentare comincia già nel momento in cui si fa la spesa: è fondamentale innanzitutto verificare l’integrità delle confezioni e la data di scadenza dei prodotti aggiunti al carrello. Naturalmente, sarebbe ottimale ridurre al minimo i tempi di trasporto dal punto vendita a casa, soprattutto durante l’estate: gli alimenti deperibili come carne, pesce e latticini vanno subito riposti in frigorifero secondo le indicazioni riportate in etichetta. Per una corretta conservazione è essenziale evitare contatti tra pietanze diverse, tenendo separate quelle cotte da quelle crude, riponendole all’interno di appositi contenitori. Inoltre, è opportuno disporre i prodotti senza ostruire la circolazione dell’aria fredda e riporre i vegetali, privati delle foglie più esterne, negli appositi cassetti a una temperatura inferiore ai 5°C. Infine, occorre rispettare sempre le indicazioni relative alla temperatura consigliata per conservare al meglio i prodotti refrigerati e quelli surgelati, ricordando di non ricongelare mai i cibi già scongelati e di consumare ogni alimento entro i termini indicati sulla confezione.
Le regole per evitare contaminazioni in cucina
Prima di preparare gli alimenti è fondamentale lavarsi accuratamente le mani, soprattutto se si devono maneggiare cibi destinati a essere consumati crudi. Anche frutta e verdura vanno lavate con cura, prestando attenzione a non metterle a contatto con altri alimenti, utensili o superfici di lavoro sporche: una distrazione durante la preparazione può infatti favorire la contaminazione crociata, cioè il trasferimento di microrganismi da un alimento, una superficie o un utensile contaminato a un altro cibo. Per questo è importante mantenere puliti piani di lavoro, coltelli, taglieri e contenitori utilizzati per preparare e conservare il pranzo, soprattutto quando si cucinano contemporaneamente alimenti crudi e già pronti al consumo.
Il pranzo al sacco
Per un pranzo al sacco, elementi deperibili carne, pesce, latte e latticini, dolci con creme, uova, salumi, formaggi freschi e pietanze già cotte sono tra gli alimenti che richiedono maggiore attenzione: questi vanno trasportati in una borsa frigo ben isolata, assieme a sufficienti fonti di freddo e mantenuti a temperatura refrigerata, idealmente sotto i 5°C, come raccomanda l’EFSA. La borsa frigo, però, non va lasciata al sole, in auto o in altri ambienti molto caldi: con temperature superiori a 32°C, le indicazioni di sicurezza riducono a un’ora il tempo massimo per cui gli alimenti deperibili possono restare fuori dal freddo: in condizioni normali, il limite è di due ore. Meglio quindi conservare la borsa frigo all’ombra e aprirla il meno possibile.
Il momento del pasto: a cosa prestare attenzione
Una volta arrivato il momento del pranzo, i cibi cotti e quelli pronti al consumo vanno mangiati nel più breve tempo possibile: se non vengono consumati subito, il Ministero della Salute raccomanda di riporli rapidamente in frigorifero, rispettando le temperature indicate in etichetta. Attenzione anche ai principali indicatori di sicurezza: odore, colore, aspetto e consistenza possono aiutare a stabilire se un alimento è sicuro, ma non sempre sono sufficienti. Batteri patogeni possono essere presenti senza modificare le caratteristiche percepibili del cibo: per questo, un alimento che “sembra buono” non è necessariamente innocuo. In caso di dubbio, specialmente se il prodotto presenta segni di deterioramento o se è stato conservato impropriamente, la regola di sicurezza è gettare il prodotto senza assaggiarlo.
La stessa prudenza vale per l’acqua: per riempire la borraccia o la bottiglietta durante una gita o un picnic, è importante verificare che le eventuali fontanelle o fonti d’acqua siano effettivamente destinate al consumo umano. Va da sé che anche la borraccia debba essere mantenuta pulita: ciò che contiene acqua sicura può diventare un veicolo di contaminazione se non viene lavato correttamente e regolarmente. L’Istituto Superiore di Sanità consiglia di pulire la borraccia una volta al giorno, utilizzando uno scovolino di plastica e il normale detersivo per i piatti, sciacquando con acqua fresca corrente: anche tappo e guarnizioni vanno lavati regolarmente, almeno una volta alla settimana, con le stesse modalità.
Gli avanzi del pranzo: quando conservarli e quando buttarli
Se dopo un picnic o un pranzo al sacco avanzano cibi cotti o deperibili, è sconsigliabile lasciarli a temperatura ambiente “per finirli più tardi”: l’EFSA raccomanda di refrigerarli entro due ore, mantenendoli sotto i 5°C, preferibilmente in contenitori chiusi e poco profondi per favorire un rapido raffreddamento. In estate, tuttavia, bisogna essere ancora più prudenti: se il cibo è rimasto a lungo a temperatura ambiente, soprattutto se al caldo, è più sicuro non conservarlo e buttarlo direttamente, anche se odore e aspetto sembrano normali. Una volta in frigorifero, infine, gli avanzi non vanno dimenticati per giorni: vanno consumati rapidamente, seguendo le eventuali indicazioni riportate in etichetta.
Articolo di Benedetta Marchetti
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