Partenariato Pubblico-Privato dopo il PNRR



27/03/2026 – Tramontato il PNRR, il Partenariato Pubblico-Privato diventa strategico per sostenere opere pubbliche, infrastrutture e risposta alla crisi abitativa.

È la linea emersa dalle Giornate Nazionali dell’Ingegneria Economica promosse da CNI e ANCE, dove il confronto si è concentrato su regole certe, tempi controllabili, digitalizzazione delle procedure e capacità di trasformare il PPP in uno strumento stabile della fase post-PNRR.
 

Regole certe e nodo prelazione

Tra i punti più rilevanti emersi nel confronto c’è la richiesta di un quadro normativo più chiaro per il settore delle costruzioni.

Angelo Domenico Perrini, presidente del CNI, ha richiamato la necessità di regole certe, di una nuova legge urbanistica e del testo unico delle costruzioni, mentre Ippolita Chiarolini, consigliera del CNI, ha affiancato a questo tema quello dei tempi certi, del monitoraggio dei blocchi procedurali tramite Open CUP e l’emendamento al Codice Appalti sul diritto di prelazione, indicato come prioritario.

Su questo punto resta aperto anche il nodo europeo, dopo lo stop UE alla prelazione nella finanza di progetto. Alessandro Morelli, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio, ha ricordato che nel confronto con Bruxelles sulla prelazione sono emersi dubbi e che la Commissione europea ha assunto una posizione rigida, evidenziata dalla recente sentenza della Corte Europea.
 

Il PPP nella fase post-PNRR

Secondo Morelli, inoltre, con la chiusura del PNRR il Governo sta lavorando sul Partenariato Pubblico-Privato per innovarne il modello e superare la diffidenza che in passato ha condizionato il rapporto con il privato, precisando che norme sul PPP sono già state inserite nel Codice Appalti e che l’efficacia dello strumento richiede un approccio multidisciplinare nella scelta degli investimenti.

La direzione indicata da CNI e ANCE è quella di rendere il PPP una leva ordinaria nella fase post-PNRR, soprattutto per gli interventi che richiedono programmazione di lungo periodo, assetti economico-finanziari solidi e capacità gestionale.
 

 

I numeri del Partenariato Pubblico-Privato

Dalle Giornate è arrivato anche un quadro numerico preciso. Citando i dati Cresme confermati dal Centro Studi CNI, nel 2025 i bandi in PPP sono stati 2.147 su 24.707 bandi pubblicati, per un importo di 27,847 miliardi di euro su 74,18 miliardi complessivi. Il valore rappresenta il 37% del totale degli importi messi a gara, con una crescita del 25,6% nel biennio 2024-2025.

Nel confronto è stato richiamato anche la Lombardia che, con il project financing, ha realizzato tre autostrade per 4,8 miliardi di euro. Tra i vantaggi indicati figurano trasferimento del rischio, maggiore efficienza, tempi più rapidi, manutenzione garantita e innovazione.
 

Tempi delle opere e digitalizzazione delle procedure

Un altro asse centrale ha riguardato i tempi di realizzazione delle opere pubbliche. I dati richiamati nel corso delle Giornate mostrano che, nel periodo 2012-2021, la fase di pre-affidamento oscilla tra 13 e 42 mesi, mentre la realizzazione varia da 2 anni a 7 anni. È stato inoltre evidenziato il divario con Francia e Germania, dove i tempi risultano pari a circa un terzo di quelli italiani.

Su questo versante, la digitalizzazione è stata indicata come leva operativa per ridurre i rallentamenti amministrativi. In particolare, sono stati richiamati il tema dell’interoperabilità con la Banca Dati Nazionale dei Contratti Pubblici, il ruolo del Codice Unico di Progetto nel coordinamento e nella leggibilità della spesa pubblica e il peso dell’efficienza amministrativa nella gestione dei procedimenti, con particolare riferimento al RUP.
 

Emergenza abitativa e patrimonio esistente

Tra i temi più rilevanti per il settore edilizio c’è l’emergenza abitativa, letta dentro un quadro europeo segnato dal cambiamento della domanda e dalla difficoltà dell’offerta. Nelle Giornate, questo scenario è stato ricondotto a una linea di intervento precisa: riuso del patrimonio edilizio esistente inutilizzato, pubblico e privato, e realizzazione di abitazioni a prezzi inferiori a quelli di mercato attraverso il Partenariato Pubblico-Privato.

Il riferimento si collega anche alla cornice europea di sostegno agli investimenti. Tra gli strumenti richiamati figurano i fondi di coesione e maggiori garanzie pubbliche per attrarre investitori. Il tema casa è stato inoltre collegato ai cambiamenti demografici ed economici in atto e ai riflessi che questi producono sulla tenuta del sistema produttivo.
 

 

Dissesto idrogeologico e valore del patrimonio

Il dissesto idrogeologico è emerso come capitolo specifico del confronto. Nel corso delle Giornate è stato ricordato che negli ultimi 25 anni lo Stato ha sostenuto 25.858 interventi per 20,4 miliardi di euro per far fronte agli effetti del dissesto. Il tema è stato collegato alle politiche di prevenzione, alla copertura dei rischi catastrofali e al peso che la conoscenza del rischio assume nelle valutazioni immobiliari e nelle esposizioni creditizie.

È stato inoltre richiamato il dato dei 5,7 milioni di residenti esposti al rischio frane, insieme all’utilizzo di mappe, indicatori e piattaforma Idrogeo per la pianificazione degli interventi. Il tema entra così nel perimetro tecnico della progettazione, della valutazione del rischio e della finanziabilità degli investimenti.
 

Le competenze richieste dopo il PNRR

La chiusura dei lavori ha riportato il focus sulle competenze, indicando come decisiva la capacità di selezionare e utilizzare i dati utili all’interno di un approccio che integri ingegneria, economia, gestione dei dati e competenze manageriali.

Per il sistema delle costruzioni, il messaggio delle Giornate è chiaro: nella fase post-PNRR il Partenariato Pubblico-Privato richiede un salto di qualità nella programmazione, nella gestione delle procedure e nella costruzione di investimenti sostenibili, capaci di dare risposta a infrastrutture, housing e fragilità del territorio.




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 Nicola Damato

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